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Sant’Andrea


Casa Padovana del XIII: (ang. Via S. Andrea e Via Cavour): fabbrica in cotto a faccia vista con tracce di arcate finestre e barbacani. Compaiono ampie monofore su quattro piani


Casa Padovana del XIII: (ang. Via S. Andrea e Via Cavour): fabbrica in cotto a faccia vista con tracce di arcate finestre e barbacani. Compaiono ampie monofore su quattro piani; qui vi sono tracce di un vasto porticato lapideo al piano terra e la fila di archetti pensili sotto l’attico.
Rozza colonna con leone: l’animale, acefalo e informe è volgarmente chiamato gatta di Sant’Andrea. La tradizione richiama ad un primitivo leone acquistato dai padovani nella vittoria riportata contro i marchesi d’Este nel 1200, nella quale si sarebbero distinti gli abitanti di questa contrada. Restituito agli estensi il primo leone, ne fu fatto eseguire un altro da un maestro di nome Daniele, quale simbolo di Venezia distrutta nel 1797. L’attuale è un avanzo dell’opera dello scultore Felice Chiereghin (XVII sec.) restaurata da A Pennello (1914) dopo che ignoti vandali lo avevano rovesciato dalla colonna e deturpato.
Civ. 21: retro di Palazzetto fedele, il cui fronte si affaccia nella parallela via Gorizia. Si tratta di un notevole esempio di architettura cinquecentesca fatto costruire dall’umanista Giulio Fedele ad opera del palladiano Rigetti nel 1553-56. La facciata interna si differenzia alquanto per la sua minore lunghezza da quella principale di via Gorizia: due trifore ed una bifora al piano nobile in luogo delle tre bifore e diversa pure la distribuzione dei fori nel mezzanino superiore. Sobrio l’apparato decorativo rilievo in cotto con maschera e cornucopie della facciata interna, nonché i mascheroni a serraglio degli archi.


CHIESA DI SANT’ANDREA
Via S. Andrea 6
Tel. 049.8751938; fax 049.664276
Apertura: 9-12; 15-19

Della chiesa è stato stampato un piccolo opuscolo con le opere in dettaglio. Se interessati chiedere al sacrestano.
L’originaria costruzione risale al XII secolo. L’attuale chiesa con falsa facciata lombardesca, è il risultato di continui rifacimenti dal 1641 fino all’assetto definitivo del 1922. Il campanile risale invece alla metà del 1800. L’interno è caratterizzato da tre corte navate e abside in corrispondenza del presbiterio.
Tra le opere di maggior interesse:
– il fonte battesimale (XX sec);
– due piccoli dipinti con la Natività e L’adorazione dei Pastori della scuola dei Da Bassano (XVII sec) presso la cappella dell’Immacolata (fondo navata destra);
– l’Apoteosi di San Martino (Padovanino XVII sec) presso il presbiterio;
– paliotto dell’altare centrale: proveniente dalla demolita chiesa di san Marco (via Cavour) reca tre bassorilievi col Sacrificio di Isacco, La cena di Emmaus, e l’Agnello Pasquale, opere di Francesco Bonazza (XVIII sec).


Opere in dettaglio

* Navata sinistra:
– soffitto: nei tre lacunari sono raffigurate le Croci: della Redenzione, del Deserto (serpente in rame), di Costantino. Nelle lunette alcuni simboli dell’eucaristia: il Calice, il monogramma Greco di Cristo, l’Ostensorio, la Comunione. Opere di G. Grinzato (m. 1925);
– fonte battesimale con due battenti di rovere. La prima parte, opera di A. Scanferla (1871-1933) rappresenta il Battesimo di Gesù; l’altra è del pittore A. Casanova, che lavorò a Padova i primi decenni dl Novecento, e raffigura la Croce con gli emblemi degli apostoli, donde scaturiscono sette ruscelli, simbolo dei sacramenti. I marmi del fonte sono di Francesco Marotto, scultore Padovano del XX sec.;
– altare: concesso dalla fraglia dei pescatori nel 1590 è dedicato a S. Andrea. La pala rappresenta il transito di San Giuseppe eseguita nel 1922 dall’artista Padovano G. Vianello;
– crocifisso ligneo seicentesco entro una bacheca di vetro;
– cappella dell’Immacolata: la statua della Madonna, in marmo di Costozza, è dello Strozzabosco (nato nel 1895) e sostituì quella del Bonazza, posta nel 1954 sopra la colonna in Piazza Garibaldi. Sulle pareti della cappella, notevoli due piccoli dipinti con la Natività e L’adorazione dei Pastori della scuola dei Da Bassano (Jacopo, Francesco, Leonardo da Ponte XVII sec).

* Presbiterio:
– fondo della tribuna: tre santi (Matteo, Andrea, Martino, il primo e l’ultimo a ricordo dei santi a cui erano dedicate le scomparse chiese di San Matteo in via san Fermo e San Martino in Via VIII febbraio) del Cherubini (1867-1960);
– paliotto dell’altare: proveniente dalla demolita chiesa di san Marco (via Cavour) reca tre bassorilievi col Sacrificio di Isacco, La cena di Emmaus, e l’Agnello Pasquale, opere di Francesco Bonazza. (XVIII sec). Ai lati due angeli in preghiera;
– ai lati dell’altare: due tele. Quella a destra, copia della tela di M. Desubleo (originale del XVII sec, agli eremitani), raffigura San Giovanni Battista; quella di sinistra, della Scuola del Padovanino (=A. Varotari, 1588-1648) rappresenta l’Apoteosi di San Martino e proveniva dalla omonima chiesa.

* Navata destra:
– altare: pala in cui è rappresentata una donna indiana che presenta a San Francesco Saverio un bambino morto perché lo resusciti. Opera del pittore di origine francese Natale Plache (a Padova dal 1646 al 1654);
– altare con Sant’Antonio in una nicchia opera di Giovanni Grinzato (m. 1925);
– altare con la pala del Sacro Cuore (Grinzato);
– soffitto: opere di G. Grinzato (m. 1925); tra L’invenzione e l’Esaltazione della Croce di Gesù: la Croce di Sant’Andrea. Nelle lunette altri simboli dell’Eucarestia: agnello pasquale, il monogramma latino di Cristo, i pani della proposizione, l’angelo che offre il pane al profeta Elia;
– soffitto centrale: rappresentazione della Glorificazione della Croce.

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