Lost in translation

14 Novembre 2011 By

Promossa dalla Facoltà di Scienze Politiche e curata in collaborazione col circolo The Last Tycoon, l’appuntamento di questo lunedì è con il secondo film di Sofia Coppola, quattro anni dopo l’esordio con Il giardino delle vergini suicide e sette anni prima del Leone d’oro a Venezia con Somewhere.
Lost in translation è un film che si avventura in luoghi e situazioni difficili da descrivere, che affronta la malinconia con dolcezza, che coglie il bisogno d’amore, la convergenza delle coincidenze, l’inesorabilità del distacco. È Tokio, la megalopoli della globalizzazione, la location esistenziale scelta dalla regista per un incontro sentimentale strampalato, di tenera vulnerabilità tra Bob (Bill Murray), un cinquantenne attore affermato che arriva in Giappone per girare lo spot di un whisky e Charlotte (Scarlett Johansson), una ventenne da poco sposata con un fotografo di moda, sempre in giro per il mondo. Timidezza e sensibilità affiorano come urgenze di una relazione d’affetti che si ferma sulla soglia dell’amore, umorismo e amarezza creano un background d’ambiente a cui Sofia Coppola sa concedere un linguaggio cinematografico nitido e immediato, ritmi pacati, una tensione emotiva trattenuta ma di una grazia “invadente”.
Una rassegna che vuole riportare al cinema proprio la lingua originale, perchè quello che ’si perde’ nella traduzione delle lingue è anche quello che si perde nel dialogo dei sentimenti.