Transpadovano – Hold close/miles

14 Novembre 2011 By

Lo spazio articolato che compone le Scuderie di Palazzo Moroni è stato sapientemente utilizzato da Elena Cecchinato per mettere in luce una trasformazione dell’identità locale e universale, dove lo spazio e il tempo collassano e collidono l’uno con l’altro. Le nicchie, gli angoli e gli anfratti di questo salone piuttosto buio, prendono forma in un tutt’uno nuovo e originale insieme alle opere qui esposte per quasi un mese.

Seppur ancora molto giovane, questa artista ha alle spalle diversi momenti creativi che si sono negli anni concretizzati e stratificati con emergenze differenti. Diverse le tecniche utilizzate, i materiali adottati e anche i temi indagati che prendono forma per la prima volta a Padova in un percorso nello spazio e nel tempo, in una summa di diversi momenti creativi.

Elena Cecchinato, che dopo aver maturato esperienze diverse, da anni vive tra Venezia e Londra, ha voluto prevedere per la sua città una mostra che, pur non essendo esaustiva di tutti i momenti della sua carriera, ne facesse rivivere le tappe salienti e indicasse la strada da lei intrapresa. A Palazzo Moroni sono infatti esposte installazioni sonore all’interno di sculture metalliche, strutture di ceramica, ma anche fotografie, dipinti, una sorta di ’’Duomo’’ della sua Opera. Momento di svolta, occasione per fare il punto su quanto realizzato e guardare al futuro, l’esposizione di Padova consente di rileggere l’artista nel pieno della sua attività che si mette a nudo di fronte ai propri concittadini mostrandosi attraverso le proprie creazioni.

A Palazzo Moroni possiamo ammirare opere legate al concetto di maternità. Come suggerisce ironicamente il poster della mostra, uova ritagliate e incollate, disegnate e scolpite in 3 dimensioni con il ferro. Ma anche donne incinte con pance quasi deformi che scendono le scale a echeggiare momenti elevati dell’arte di tutti i tempi. Rivivono qui Duchamp, ma anche Montale e la sua eterna poesia dopo la scomparsa della ’’mosca’’, in questa stretta di mano che accompagna una discesa altrimenti incerta e insicura. Maternità, coppia, sentimenti, amore e introspezione sono la base e il fil rouge di tutta la mostra che sembra voler dare sfogo a un’interiorità prorompente. Quasi che le tecniche, gli strumenti e i mezzi adottati fossero solo un pretesto per esprimere un’urgenza tutta interiore.

Trovano a Padova il giusto spazio anche le pavimentazioni di ceramica, grande intuizione di Elena Cecchinato. Come dei pesantissimi tappeti-mattonella di raffinati merletti, sono opere fitte di particolari minuti, tutte giocate sul grafismo e sull’insistenza del dettaglio a cui l’artista ha scelto di abbinare la pesantezza e la staticità della ceramica per ancorarle a una realtà tutta materica. Disegni molto particolareggiati che si trasformano in pavimenti e colonne. ’’Mi interessa il confine tra parola e disegno – afferma Cecchinato. – Il segno delle parole e del disegno, è un mezzo o uno strumento per non sottomettersi al mondo che ci circonda. Le parole e il disegno sono un ponte fra il sapere e il fare, tra l’interiore e l’esterno – l’io e il mondo che ci permette di interagire ed evolvere. Il linguaggio ci permette di astrarre e vedere l’invisibile. Sui tappeti mattonella l’esperienza interiore e l’avvenimento esteriore si conciliano in configurazioni d’ordine dettate dal momento’’.

Si rivela qui l’instancabilità di uno sguardo che non è mai sazio del risultato e desidera andare oltre la propria produzione e le proprie capacità, facendo leva sulla collaborazione con altri artisti e maestri, attraverso tecniche e strumenti diversi per dare corpo alle proprie idee.