Civica Orchestra di Fiati al Pollini
30 Dicembre 2013Dal lontano 1998 Marco Bazzoli dirige con mano sicura la Civica Orchestra di Fiati e non l’abbandona nemmeno per il tradizionale doppio appuntamento di fine anno all’Auditorium Pollini: l’affollamento di gente che veniva su dalle piazze e dal centro storico non si arrestava, alcuni sono rimasti in piedi, in trepidante ansia, in attesa dell’inizio del concerto. L’operazione musicale aveva un duplice fine, quello di raccogliere soldi per la Casa di fuga per le donne vittime di violenza gestita dal Comune di Padova e quello di educare il pubblico all’ascolto di un repertorio suggestivo, con il Wagner iniziale, passando per Verdi e concludendosi con La Marcia di Radetsky di Johann Strauss. A presentare Stefania Soave, flauto, con un cipiglio puro, dando alla prima di ogni prima un tocco di didatticismo, un’introduzione alla musica che sapeva rendere, con poche pennellate, l’immagine del periodo e del compositore. S’apre con una scena di festa il preludio al Terzo Atto del Lohengrin, immaginiamo la soavità del coro nuziale accompagnare i passi trepidi degli sposi, poco prima di incappare, lance alla mano, nella vittoriosa battaglia di Legnano descritta da Verdi: è un cambio repentino di scenario, si spandono le note dell’allegro marziale iniziale, è la prima vittoria della Patria sullo straniero Tedesco. Non facciamo in tempo ad esaltarci di ardore patriottico che un russo viene a decantarci le bellezze italiane: è Ciajkovskij che con il suo poema sinfonico percorre in lungo e in largo la penisola, dall’andante rollio delle acque di Venezia fino alla tarantella napoletana, incantato dalla solarità e dalle feste continue che incontrava palazzo per palazzo. L’orchestra si è cimentata poi in una Composizione, l’Ottava precisamente, di difficile esecuzione: l’autore, Leon Vliex, sapeva comporre ispirandosi ai suoi predecessori, una perfetta fusione di sonorità desunte dal magma del presente e del passato. Il più recente Alfred Reed scrive per i venti in “The Hounds of Springs” cercando di cogliere con emozione le dolci movenze di un tenero cuore, assaporando con nostalgia la bella giovinezza. Il pubblico era in estasi, numerosi i più piccoli che, nonostante due ore di concerto non si sono mai mossi, immobili, rapiti dall’immaginario africano di Jungla di Ferrer Ferrer: la selva, resa grazie anche all’ausilio di “cori”, strideva di belve e sonorità rullate, esotica come non mai. Si chiude poi con due fuori programma, uno interpretato dal “flauto canarino” Fabio Bacelle, applauditissimo: Strauss e la Marcia di Radetzky in seguito allontanano l’Orchestra fino all’anno nuovo, per un ritorno agli auguri ancora più grandioso. Un gran bel concerto, con il Maestro Bazzoli che ha diretto con sagacia anche il pubblico, per un battimani finale sulle note di Strauss.
Camilla Bottin











