7 minuti – Il commento

28 Novembre 2014 By Elena Bottin

Dieci voti favorevoli, uno solo contrario: è Bianca, la portavoce del Consiglio delle operaie di una fabbrica francese, a non fidarsi della nuova proposta dei padroni: “sette minuti” del loro intervallo non sono niente, vista l’importanza del “sopravvivere nonostante tutto”, nonostante la crisi lavorativa che affligge l’Europa.
In questo confronto dialettico che vede la “luce” – anche in scena – su singole individualità, capaci di ignorare le conseguenze di un gesto che, se accettato, avrà ripercussioni su una fabbrica di duecento persone, spicca la personalità dirompente di Ottavia Piccolo, ovvero Bianca, la voce di chi, avendo dato un proprio contributo lavorativo per anni, sa che è uno scambio alla pari, niente deve essere concesso come un “regalo”. Stefano Massini, promotore di un teatro che, per convenzione, possiamo definire “civile”, si ispira a un episodio realmente avvenuto per parlare di diritti: a che punto bisogna cominciare a dire di no? Bianca è circondata da altre dieci donne che si differenziano anche per il loro stesso modo di stare in scena: Eleonora Bolla, Paola Di Meglio, Silvia Piovan, Balkissa Maiga, Cecilia De Giuli, Olga Rossi, Stefania Ugomari Di Blas, Arianna Ancarani, Stella Piccioni, Vittoria Corallo, ognuna affetta dai suoi problemi, dai suoi tic, come la compulsività della sigaretta, si dispongono attorno al tavolo delle “decisioni” nello spogliatoio della fabbrica. E’ il tramonto e si arriva all’alba dopo una concitata discussione: l’illuminazione, regolata dal finestrone che mostra uno scorcio di macchine tessili, con grande effetto di realtà, si avvale inoltre del contributo delle videografie di Marco Schiavoni che fanno scattare il conteggio delle ore in più donate da quei famosi sette minuti. La sensibilità del regista Alessandro Gassman e la perfezione delle scenografie di Gianluca Amodio, con praticabili quali la macchinetta delle bevande e gli armadi che cadono con un tonfo, in preda alla rabbia di una delle operaie più anziane, sono inscindibili dalla nostra concezione di verità, mostrano i diritti farsi corpo. Si parla spesso di essi come di vuota retorica, ma “Sette minuti” aiuta a capire come, nel nostro piccolo quotidiano, non ci rendiamo più conto di abusi perpetuati ai danni di persone che, complice una situazione di crisi, si accontentano di “sopravvivere”, di lavorare. Eccezionale.

Camilla Bottin