Cartongesso

27 Agosto 2015 By Elena Bottin

Francesco Maino ha scritto un libro d’inesorabile potenza, con cui ha vinto il Premio Calvino 2013. Un’invettiva viscerale e drammatica contro il nostro tempo, contro il Veneto attuale e contro un intero Paese, l’Italia tutta. Il romanzo narra di Michele Tessari, un avvocato che avvocato non vuole essere, ex necroforo, affetto da un disturbo bipolare, intrappolato nella vita come una cavia isterica ma consenziente, persino complice. Un «complice debole» del mondo in cui è immerso. Il disfacimento della sua terra si rispecchia in quello della sua esistenza, inquinata da un odio «che cammina come l’infezione, dalle caviglie alla bocca», dove si trasforma in grido. È un grido modulato da una scrittura apocalittica, con una portentosa violenza evocativa. Non c’è consolazione in queste pagine, nessuna catarsi: solo letteratura. E, in letteratura, «coraggio» è soprattutto raccontare la verità. Mirko Artuso, Giuliana Musso, Piccola Bottega e Patrizia Laquidara si immergono nelle pagine di questo intenso romanzo e ne escono con forza, ironia, comicità e altrettanta rabbia; con il desiderio di riscatto e riconciliazione verso il mondo descritto da Francesco Maino e così ferocemente ferito.