Scritto sul corpo
9 Febbraio 2012
In un’alternanza di situazioni ironiche, poetiche, grottesche e surreali le tre protagoniste dello spettacolo si confrontano con l’iperadattamento; tre giovani donne, figlie dell’imperante cultura light, sedotte dal mito di una purezza incorporea che non esiste vivono e generano rapporti di potere e sudditanza mossi da una competizione sfrenata, e come sante moderne sacrificano la propria carnalità trasformandosi in bambole filiformi e fatate, asettiche e impeccabili, ridicole e inquietanti. Dietro le immagini patinate di una rivista di moda o di uno spot televisivo cosa rimane? Sguardi vuoti, sensi ammutoliti, esperienze soffocate, corpi disabitati che narrano le piccole violenze che la vita di ogni giorno riserva, la frustrazione e il senso di inadeguatezza che attanaglia, la fragilità che non trova spazio in questa società di vincenti perché è difficile trovare un posto al mondo dove essere se stessi. Un corpo frustrato, sottomesso a regimi inumani e umiliato da un giudizio feroce vive l’impossibilità di essere carne, di sentire l’emozione della materia. E aspira all’assenza.