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Al parco di Monselice   
Mafia a Nord – Est

Mafia a Nord – Est


Giovedì 17 aprile alle ore 21 nell’area coperta del Parco Buzzaccarini di Monselice si è tenuta la presentazione del libro-inchiesta “Mafia a Nord-Est” scritto da Luana De Francisco, Ugo Dinello e Giampiero Rossi, tre giornalisti che tramite documenti, intercettazioni, atti giudiziari e testimonianze sono riusciti a provare come la mafia si sia profondamente radicata nel Nord-Est.


Queste due parole, quasi un “binomio strano”, vengono accostate a partire ancora dagli anni Settanta per indicare quelle organizzazioni mafiose che sono occupate in due versanti, appalti e operazioni finanziarie da un lato e la gestione dei rifiuti dall’altro. Si dice che la mafia segua i soldi, ma esistono altre zone d’Italia che producono ricchezza dove non si è radicata allo stesso modo. A cosa è dovuta la fertilità del territorio veneto nel proliferare di “erbacce” mafiose? Secondo Ugo Dinello, giornalista del Gruppo Espresso e uno degli autori del libro, la causa principale è da imputare al tessuto economico “non onesto”. I veneti pagano malvolentieri le tasse e mostrano connivenza con i mafiosi nello sfruttamento del mercato del lavoro illegale: quando ci sono capitali enormi di nero che hanno bisogno di essere riciclati chi può occuparsene meglio delle organizzazioni mafiose? Il Veneto è la seconda regione italiana che produce rifiuti industriali e la prima nel mercato dello smaltimento illegale di tali rifiuti. L’autore racconta come gli scarichi industriali del porto di Marghera raggiungano ormai quantità tali da poter tappezzare tranquillamente l’intera Venezia. In presenza di queste “ecomafie” in Veneto manca una pianificazione regionale che analizzi quanti rifiuti vengono prodotti, dato che almeno l’80% di essi scompare nel nulla.
Il loro punto di arrivo può essere costituito dalle cosiddette discariche illegali, dal terreno stesso o dal mercato grazie al famoso metodo del giro bolla in cui viene semplicemente cambiato il codice sulle carte di accompagnamento. La loro formale trasformazione da pericoloso a non pericoloso porta quindi a un loro utilizzo nei sottofondi stradali e un esempio potrebbe essere quello della statale del Santo con conseguenze gravissime sulla salute della collettività. Monselice stessa rischiava di diventare uno dei quadrilateri della terra dei fuochi. Gli interventi di Gianni Boetto di ADL-Cobas e di Salvatore Livorno di “Democrazia e Lavoro” CGIL hanno contribuito poi, durante la serata, a delineare questo quadro piuttosto drammatico. Il prototipo del mafioso è differente rispetto a decenni prima, ora sono uomini d’affari comunissimi che hanno agganci politici: un esempio potrebbe essere fornito dalla figura di Mario Crisci, il commercialista dei Casalesi, responsabile dell’azienda Aspide srl. Cosa si può fare contro queste infiltrazioni onnipresenti e difficili da sradicare? Secondo Dinetto e colleghi la cosa migliore è informare, cambiare la mentalità dominante. “Mafia a Nord-Est” è un libro che andrebbe spiegato nelle scuole, in maniera tale che le nuove generazioni siano in grado di riconoscere i comportamenti mafiosi e sappiano astenersi al momento giusto.

Camilla Bottin

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