Kurt Elling al Teatro Verdi

13 Novembre 2015 By Elena Bottin

Giovedì 12 novembre al Teatro Verdi si è tenuto un concerto indimenticabile: il cantante statunitense Kurt Elling, considerato a ragione uno dei migliori vocalist maschili del mondo jazz, ha fatto ascoltare alla platea appassionata del Padova Jazz Festival il suo nuovo album “Passion World“. Entrato in scena con il suo solito aplomb, con quel look che tanto ricorda l’amatissimo Frank Sinatra, Kurt Elling ha dimostrato fin dall’inizio di avere un fortissimo impatto scenico, con quella voce capace di suscitare intense emozioni. Ad accompagnarlo un quartetto di tutto rispetto, formato da Stu Mindeman al pianoforte, John McLean alla chitarra, Clark Sommers al contrabbasso e Ulysses Owens Jr alla batteria. “Passion World”, uscito a tre anni di distanza dall’ultimo disco, non ha fatto altro che aumentare le aspettative qualitative sull’ultimo lavoro di Elling. Aspettative a mio parere pienamente soddisfatte, Elling con questo concerto ha dimostrato di saper uscire dalla sua comoda posizione di nicchia, fatta di fedelissimi jazz, per uscire a esplorare il mondo ed aprirsi a una platea più vasta. Senza quella improvvisazione scat che gli è congeniale, stavolta il cantante di Chicago ha scelto brani che esulano da un contesto jazz: “Passion World” infatti raccoglie canzoni d’amore sparse per il globo, cantate in lingue straniere con eccellente bravura (francese, portoghese e spagnolo). Non c’è un luogo geografico preciso in cui identificarsi, ma solo l’Amore che assume varie forme cantate. La ripresa di cover può far pensare a un concerto poco originale, ma Elling riesce a interpretarle in una veste assolutamente nuova tanto che la canzone degli U2 “Where the street has no name” assume sfumature completamente inedite. “Cuba bonita” da sola vale il biglietto del concerto, si respira la varietà internazionale del viaggio musicale di Elling. I suoi “compari”, con cui sembra divertirsi tantissimo in scena, lo accompagnano e lo assecondano in maniera magistrale, con veri e propri assoli virtuosistici. Non mancano piccole ironie, con il ritmo dettato dallo sfregamento del microfono sulla giacca, fino a creare una sorta di duetto botta e risposta con la batteria. La bellezza di aver provato qualcosa di diverso, che può piacere tanto anche ai fan di Dianah Krall e Norah Jones, ha consacrato Elling sulla vetta del gradimento del pubblico che, entusiasta, continuava a battere le mani e a chiedere bis. Nel finale, da solo, Elling ha concesso un’ulteriore prova della sua bravura, con la voce che riusciva a far venire i brividi tante erano le emozioni che riusciva a trasmettere.

Camilla Bottin