Ponte Molino e dintorni


Provenendo da Piazzetta Petrarca, in direzione Via Dante, si incontrano Via Ponte Molino e il Ponte omonimo.


VIA, VICOLO E PONTE MOLINO
Provenendo da Piazzetta Petrarca, in direzione Via Dante, si incontrano Via Ponte Molino e il Ponte omonimo.
La Via e il Vicolo alla sua sinistra, prendono il nome dall’antico ponte romano a cinque arcate ricordato fin nei primi documenti del Comune di Padova come “pons molendinorum” per la presenza di numerosi mulini galleggianti. Il Ponte fu ricostruito, sulle basi dell’antica struttura, nel 1830 dall’Ing. Giuseppe Sacchetti e i mulini furono demoliti nel 1883-84. La Chiesa del Carmine custodisce la più antica rappresentazione pittorica dei mulini (1688) sul paliotto dell’altare dei Mugnai. Sul ponte è visibile un’edicola con una statua del XVIII secolo di una Madonna con Bambino collocata per devozione dai “molinari”.
Dal ponte prende il nome anche la porta d’età medievale.

Casa porticata medievale (colonne) trasformata nei secoli XVI (portale con stemma nella chiave a cornicione) e nel secolo XVIII (bifora centrale e le altre finestre)
Casa di tipo lombardesco (XV) con trifora ad archi tondi e colonnine e monofore con palmette e rosette.

VIA DANTE
Superato Ponte Molino s’imbocchi Via Dante.
La Via reca il nome, dal 1900, del grande poeta Dante Alighieri che secondo la tradizione si sarebbe recato a Padova tra il 1304 e il 1306.
In origine la strada era detta Strà Maggiore in quanto rappresentava l’arteria principale della città, il Cardo Maximus. (Nel 1500 si distingueva anche una Strà Minore che iniziava all’angolo di Piazza dei Signori per terminare al Monte di Pietà).
Quasi a metà del primo tratto di strada s’incontra, sulla destra la Chiesa di Sant’Agnese con la Via omonima. Dal 1900 al 1938 fu chiamato Vicolo di Sant’Agnese anche la breve strada che incrocia la Via a destra e che sbocca in Via San Pietro.
La Chiesa fu eretta in età anteriore al 1202 ed in origine aveva sul fianco un portichetto con funzione cimiteriale oltre ad essere molto più bassa rispetto all’attuale. Nel XVIII secolo la chiesetta ospitò la Pia Unione dei Servitori di Padova che sopperiva ai bisogni dei domestici inabili ed ammalati.
La facciata è ornata da un portale in pietra di Nanto dei primi del XVI secolo, ma di gusto ancora quattrocentesco, ornato da motivi floreali con sfingi nei capitelli e con busti dei due Santi Ambrogio e Agostino, panegiristi di S. Agnese. Il portale fu realizzato da Zuan Maria Mosca detto Zuan Padovan. Sopra il portale, in una piccola nicchia, si trova una statua del ‘700 di S. Agnese che sostituisce quella originaria del Mosca.
Dell’antica chiesa a una sola navata rimane il campanile romanico a canna quadrata con cella munita di monofore e terminante con una cornice a mensole in cotto. Le campane sono del XV secolo.
Nel 1927 la chiesa fu sconsacrata e spogliata di tutte le sue opere d’arte trasferite in parte nella chiesa di San Nicolò. All’interno, ai lati della porta d’ingresso, vi sono due lapidi gotiche con uno stemma con tre teste d’aquila e un’iscrizione.
Di fronte alla chiesetta sta il Palazzo da Rio già Dotto de’ Dauli, costruzione del XVIII secolo, trasformata nel XIX secolo, munita di una torre medievale.

Proseguendo in direzione Piazza dei Signori e superando Corso Milano si percorra il secondo tratto di Via Dante.

Subito a sinistra vi è un edificio, ora sede della Banca Popolare di Padova e Treviso, in cui risiedeva un tempo il Monte di Pietà e per ciò poi denominato dei “Monti Vecchi”. La costruzione risale al 1590 e fino al 1715 vi rimase il Monte di Pietà. Il pian terreno fu rimaneggiato all’inizio del XX secolo per ricavarne il portico. Al primo piano, alle finestre si alternano delle nicchie con le quattro statue dei Santi protettori di Padova (S. Antonio, S. Prosdocimo, S. Daniele, S. Giustina).

Poco più avanti, sulla destra all’angolo con Via San Nicolò, la casa realizzata nel 1383 da Montuoso de’Montuorsi, familiare di Francesco da Carrara. La facciata porta un’iscrizione con la data della realizzazione dell’edificio ed il nome di colui che la realizzò.

Al n°5 vi è Palazzo Nani Mocenigo (già Zigno), nella cui area sorgeva un tempo lo Stallone, edificio che serviva al pubblico cavallaio. Nel 1642 gli Accademici Disuniti vi eressero un teatro avente lo stesso nome. Nel 1691 fu rappresentato il “Maurizio” di Domenico Gabrieli, primo melodramma eseguito in Padova. Nel 1778 un incendio distrusse lo Stallone e fu poi costruito il palazzo per gli Zigno dall’architetto Bernardino Maccarucci. L’interno dell’edificio è ornato da affreschi settecenteschi in cui prevale il tema mitologico. Oggi è sede di uffici e abitazioni private.


VIA TOLOMEI
Superato Ponte Molino la prima laterale a destra è Via Tolomei intitolata allo scrittore, archeologo ed epigrafista Antonio Tolomei vissuto a Padova, di cui fu anche Sindaco, nel XIX secolo. Anticamente la strada portava il nome di Contrada delle Mura Vecchie e successivamente (nel XIX secolo) fu detta, per breve tempo, Via Casin Rosso, forse per una nuova costruzione dipinta in rosso che qui esisteva.

VIA SAN PIETRO
Seconda laterale a destra di Via Dante, provenendo da Ponte Molino, che prosegue fino alla Riviera Albertino Mussato. Fino al 1900 solo il primo tratto di strada portava questo nome mentre poi esse venne ad assorbire Via Mezzocono e Via Pensio.
La Via prende probabilmente il nome da una chiesa dedicata al santo eretta dalle monache benedettine alla fine del XVI secolo. Prima del 1300 era però detta Contrada dei Pescatori poiché qui risiedevano “tutti quelli che portavano pesce nella città…e avevano le loro capannucce per custodirvi il pesce e sé stessi…e andavano li Cittadini a comprare; che poi per ordine del Comune fu proibito”.
Per quanto concerne il tratto di strada detto in antico Via Mezzocono alcuni sostengono che esistesse in quella contrada una zecca in cui si battevano monete ad uso delle milizie coniate da una sola parte con la scritta “monete da mezzo conio”. Più plausibile sembra invece che la parola derivi da un certo “Messer Cono” dell’omonima famiglia padovano esistente nel 1080.
Riguardo al tratto chiamato Via Pensio si tratta di una corruzione di nomi precedenti quali Borgo Pentiti o Pentido di cui tuttavia non si conosce l’origine.

VIA SAN POLO
Laterale a sinistra di Via San Pietro è Via San Polo. Qui esistevano in antico una piccola chiesa ed un monastero, poi ospedale, dedicati a San Paolo (corretto poi in S. Polo). Nel 1464, poiché gli edifici erano in rovina, furono passati alla confraternita di San Giuseppe purchè la Chiesa fosse officiata; non rispettato l’impegno, nel 1472 tutto passò ai frati Osservanti di S. Maria dei Servi che restaurarono la chiesa e ridussero di nuovo l’ospedale a monastero. Il convento passò poi alle monache Carmelitane dette Terse. Al principio del XIX secolo la chiesa ed il convento furono soppressi.

 


VIA ROLANDO DA PIAZZOLA
La strada collega Corso Milano a Via Savonarola incrociando Via San Pietro e Via Tolomei. Il toponimo si riferisce ad uno dei più eminenti patrioti della Padova medievale, vissuto nel XIII-XIV secolo. Anticamente il primo tratto era chiamato Via Forzatè dalla nobile famiglia il cui nome ha origine nell’VIII secolo. In quell’epoca infatti Giovanni Transalgardo, militante in Italia sotto Carlo Magno, venuto a duello con un certo Simone Tado, lo “sforzò” e vinse. Per questo motivo i posteri di quella famiglia assunsero il nome di Forzatadi poi corrotto in Forzatè.
Il secondo tratto di strada verso Via Savonarola portava invece il nome di Via Ponte San Leonardo, dal ponte omonimo. Nel 1900 i due tratti di strada furono unificati con l’attuale nome di Via Rolando da Piazzola.

PONTE SAN LEONARDO
La più antica citazione di questo ponte risale al 1170, esso è infatti nominato in una bolla di Papa Alessandro III, insieme all’ospedale annesso e alla chiesa di San Leonardo che diede il nome a questa contrada. Nel 1281-83 il ponte fu ricostruito e assunse il nome che ancor oggi porta, in sostituzione di Ponte del Carroccio. Davanti alla chiesa, lungo il fiume, si snodava la Riviera San Leonardo che nel 1900 divenne Via dei Savonarola.
Il ponte medievale, in cotto, ad un’arcata, reca sui parapetti un’iscrizione con stemmi.

 


VIA CARLO LEONI
La prima laterale a sinistra di Via Rolando da Piazzola, provenendo da Corso Milano, porta il nome dell’epigrafista e scrittore padovano vissuto nel XIX secolo e che morì in un’abitazione di questa stessa via.
Anticamente la strada recava il nome di Contrada del Pozzo Mendoso poiché probabilmente qui risiedeva l’antica famiglia padovana dei Mendusii, di cui un certo Gerardo, che qui abitava, era stato console della Repubblica Padovana nel 1135. Inoltre sulla via, vi era un pozzo d’uso pubblico. Dal 1500 cominciò invece chiamarsi Borgo Poschiavin, probabilmente dalla corruzione dei nomi Pozzo e Schiavin (famiglia padovana), mentre dal 1700 al 1900 fu chiamata semplicemente Via Schiavin.

VIA SAVONAROLA
La strada si snoda da Via Ponte Molino, di cui è una laterale, a Piazzale Porta Savonarola.
In questa strada risiedeva probabilmente l’antica e nobile famiglia dei Savonarola, del cui ramo padovano fu capostipite un certo Antonio che giunse in aiuto dei padovani contro Ezzelino e difese un forte lungo la via di Vicenza, da cui il suo nome fu dato alla vicina porta della città.
All’altezza di Ponte San Leonardo sorgeva un tempo la Chiesa omonima.

Subito all’imbocco di Via Savonarola, sulla destra venendo da Piazza Petrarca , vi è la Torre detta di Ezzelino. Secondo la tradizione Ezzelino avrebbe edificato la torre nel 1250, utilizzando le pietre di edifici da lui stesso distrutti, per realizzare un carcere, poi abbattuto a furor di popolo nel 1256. Sulla torre è visibile una lapide murata, dettata da Carlo Leoni: “MESTO AVANZO DI NEFANDA TIRANNIDE / EZZELINO ERESSE / 1250”. In realtà questa “leggenda” sembra non trovare alcun riscontro storico.

Superato il primo tratto di Via Savonarola, all’angolo con Via Collegio San Marco, si trova il Collegio Universitario Don Nicola Mazza, le cui origini sono conventuali. Nel XIII secolo i frati Ospedalieri di S. Antonio da Vienna vi fondarono una chiesa ed un convento. A partire dal 1353, nella festa del Santo, i cittadini con a capo il Podestà, convenivano fin qui in processione. Successivamente ai frati ospedalieri si sostituirono i Canonici Lateranensi di San Salvatore che nel 1570 restaurarono l’edificio. Nel 1771, fu istituito il Collegio di San Marco per aiutare gli studenti disagiati; i proventi erano tratti dalle rendite di 11 collegi soppressi. Nel 1797 tuttavia i Francesi ne incamerarono i beni trasformando l’edificio in Caserma. Dopo aver subito notevoli danni nel corso della seconda guerra mondiale fu restaurato e adibito a collegio universitario.
La chiesa ad una sola navata con portico settecentesco, rappresenta ciò che resta della parte più antica mentre il collegio risale al periodo del restauro dei Canonici Lateranensi.

 

PIAZZA PETRARCA
Monumento
a Francesco Petrarca opera dello scultore padovano Luigi Ceccon, inaugurata nel 1874 alla presenza del poeta Aleardo Aleardi. Il bozzetto in gesso si conserva nella casa del Petrarca ad Arquà.
Casa a fianco della chiesa: elegante palazzetto del sec. XVIII.

VIA MONTONA
Prima laterale a destra di Via Savonarola, provenendo da Via Ponte Molino.
Nel XVI secolo una famiglia padovana con questo nome aveva qui la “casa di stazio” e nel 1543 un G. B. Montona aprì una clinica medica ad uso degli studenti dell’ospedale di San Francesco; nel 1688 la famiglia si estinse e alcune tombe sei suoi membri sono ora conservate nella Chiesa dei Carmini.

VIA CALFURA
Seconda laterale a destra di Via Savonarola, partendo da Via Ponte Molino.
L’origine del toponimo è molto discussa ma sembra plausibile che il nome derivi dal latino “callis furva”, cioè piccola via oscura.

VIA BARTOLOMEO CRISTOFORI
Laterale di Via dei Savonarola che sbocca in Via Beato Pellegrino.
La strada porta il nome del costruttore di clavicembali padovano, nato nel 1665, proprio in questa via. Egli è considerato inoltre il vero inventore del pianoforte moderno (1771).
In origine la via era detta Contrada dei Borghese, come attestano documenti del 1200-1300. Qui avevano una loro dimora i conti Camposampiero. Secondo una tradizione, in questo borgo, nel palazzo dei Camposampiero, avrebbe dormito Sant’Antonio, diretto al convento dell’Arcella.

 

VIA CAMPAGNOLA
Laterale di Via Cristofori.
Il nome fu dato all’unione della Vie Zodio e Orti in ricordo del pittore padovano Domenico Campagnola, vissuto tra il XV e il XVI secolo.
Riguardo alla più antica Via Zodio è probabile che il nome sia una corruzione di Giudeo, usato per indicare la zona attorno a Beato Pellegrino, in cui esistevano ed esistono tuttora, cimiteri israelitici.
Per quanto concerne Via Orti essa era così chiamata per la presenza di Orti.
Ancor oggi vi è un cimitero ebraico in questa via, purtroppo notevolmente devastato, ma contenente ancora delle lapidi datate dalla fine del XVII secolo al 1820 circa.

VIA WIEL
Strada laterale di Via dei Savonarola.
Nome dato nel 1929 in ricordo di Isidoro Wiel, padovano, capitano di corvetta comandante del sommergibile affondato a Pola il 6 agosto 1928.
Il nome più antico della via era Contrada del Giuoco poiché, secondo una cronaca del XVII secolo, “quivi erano aperte molte case per ricevere chi voleva giocare…conservò gran tempo questo nome” e poi, andato tutto in rovina a causa di un terremoto, fu fondato il Monastero delle Convertite, così che fu detta Contrada delle Convertite. Nel monastero si rifugiavano le donne pentitesi della “vita disonesta” che si convertivano appunto alla penitenza ed erano vestite di bianco, a significare il passaggio dalla “bruttezza del peccato alla bellezza della divina gratia”. Nel 1387 le monache ottennero di poter mutare l’abito monacale in nero e il monastero fu intitolato a Santa Maria Mater Domini; dal 1600 subentrò quindi il nome di Contrada di Santa Maria Mater Domini. Nella cappella del monastero erano conservate, fino alla fine del XVIII secolo, alcune pitture del Campagnola.
Anche in questa via vi è un cimitero ebraico con lapidi che vanno dal 1530 alla fine del XVII secolo.





77 q 0,303 sec