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Chiesa del Torresino


La chiesa è detta del "Torresino" per la torretta che corona la cupola e che deriva, pare da una torre simile che sorgeva sulle antiche mura della città nel luogo stesso in cui fu fondata la chiesa.


La chiesa è detta del “Torresino” per la torretta che corona la cupola e che deriva, pare da una torre simile che sorgeva sulle antiche mura della città nel luogo stesso in cui fu fondata la chiesa. In essa si conserva un’immagine miracolosa della Vergine Addolorata, attribuita ad un certo Antonio dal Santo, che cominciò a divenire operatrice di miracoli nel 1450.
La chiesa fu progettata dal conte Girolamo Frigimelica, architetto padovano nel 1718 e compiuta nel 1726, come testimonia l’iscrizione posta sulla facciata.

Facciata. Era dotata di un corpo centrale a due ali; quella di sinistra fu demolita all’inizio del ‘900. Presenta nel gioco di piani, nella rottura degli angoli (nei quali si inseriscono le colonne), nell’uso di un ordine minore nei corpi laterali una graduazione prospettica che prepara al dinamismo delle superfici curve del corpo della chiesa. Tale intenzione si realizza anche nelle porte degli intercolumni con il motivo borrominiano della sovrapposizione delle finestre alle porte laterali senza soluzione di continuità. Il frontone triangolare e spezzato inferiormente è pittoricamente mosso per mezzo di un bassorilievo, mentre il coronamento dello stesso accentua per mezzo di statue slanciate il verticalismo della facciata e persegue il movimento prospettico con gli altri piedistalli arretrati, concludendo il mosso pittoricismo dell’insieme. Gli slanciati campanili cilindrici e merlati, stanno simmetricamente disposti all’innesto dell’atrio con il corpo centrale, accentuando l’effetto scenografico dell’insieme e facilitando il raccordo fra l’atrio e il corpo centrale.
Forse di Francesco Bonazza, scultore padovano del sec. XVIII sono le statue di santi e i due angeli reggenti una croce sul timpano, ed il bassorilievo nel timpano stesso raffigurante la Madonna con il Cristo morto in grembo tra gli angeli.
Interno. La chiesa è a pianta centrale con un ampio atrio rettangolare e tre cappelle absidate; al centro, sotto la cupola sorretta da otto colonne corinzie, sta l’altare maggiore.
L’architettura di questa chiesa manifesta, nel gioco di linee spezzate e curve, il tradizionale gusto barocco di origine borrominiana.


Opere:
– Nell’atrio, entro due nicchie ai lati dell’accesso al vano circolare della chiesa stanno due statue in pietra tenera raffiguranti la Fede e la Religione opere di Tommaso Bonazza, scultore padovano del XVIII.
– Nelle nicchie del vano della chiesa sono collocate otto statue di Antonio Bonazza rappresentanti da sinistra la Pazienza, la Prudenza, la Verginità, la Purità, la Umiltà, la Carità, la Castità, l’Innocenza. Sono opere di altissima qualità caratterizzate da un morbido senso pittorico, databili forse verso il 1741, anno in cui furono modificati gli altari.
– L’altare di sinistra e quello di destra sono in pietra e marmo, in quest’ultimo è una statua in pietra tenera di una Madonna Immacolata opera settecentesca.
– L’altare maggiore è fiancheggiato da due statue raffiguranti San Giovanni Evangelista e la Maddalena di mano di Giovanni Bonazza. Sopra l’altare è una pala in noce con bassorilievo dipinto raffigurante il Cristo Morto sorretto dalla Vergine fra due Angeli, opera dello scultore padovano Amleto Sartori. (1940). Il volto della Madonna è asportabile e viene tolto il giorno dell’addolorata per scoprire l’antico miracoloso affresco retrostante. A sinistra dell’accesso a quest’altare un crocefisso ligneo di notevole interesse, opera dello scultore veneto del secolo XVIII.
– Le quattordici piccole tele (sec. XVIII) della via crucis furono dipinte a Parigi e donate alla chiesa da un sacerdote francese. Nella chiesa si trova una grande Carretta per il trasporto in processione della statua della vergine, opera di intaglio dorato con elementi figurativi del sec. XVIII.
– Nella sacrestia sulla parete meridionale una lunetta in tela con il Compianto sul corpo del Cristo di autore veneto del sec. XVII.

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91 q 0,306 sec