Piazzale Mazzini

4 Aprile 2013 By Valentina

PIAZZALE MAZZINI

Provenendo dalla Stazione Ferroviaria si incontra Piazzale Mazzini in cui si può ammirare il monumento del Mazzini, eretto nel 1903 per munificenza di Domenico Cappellato Pedrocchi.

Quasi difronte a Piazzale Mazzini si trova il Vicolo della Bovetta, in cui un tempo scorreva il canale omonimo, interrato nel 1895. In questo punto, nel 1390 Francesco Novello da Carrara guadò il corso dell’acqua per riconquistare Padova, occupata da Gian Galeazzo Visconti. Sul luogo vi è un’iscrizione che ricorda l’impresa: “NOVELLO DA CARRARA / ELETTI 40 PRODI SCESO NELL’ONDA / QUESTO PONTE ASSALÌ / RUPPE I VISCONTEI / PER LIETE ARMI DI POPOLO / PRINCIPATO RIEBBE / 19 GIUGNO 1390”.

Attraversando il viale, all’angolo con Via Suor Vendramin, ha sede il Pensionato Piaggi, annesso alla Casa di Ricovero.

VIA DELLE PALME E VIALE DELLA ROTONDA
Da Piazzale Mazzini si giunge nel Viale della Rotonda che prende il nome da un teatro-caffè concerto, detto “la Rotonda”, per la sua forma, che qui ebbe varia fortuna nei primi anni del XX secolo, fino al 1915.
Via delle Palme, subito a sinistra, fu invece aperta nel 1925 e così chiamata perché il Comune la abbellì con piante di palme ai lati, lungo i marciapiedi.

VIA CITOLO DA PERUGIA
Da Piazzale Mazzini si prosegua a sinistra, verso Via Citolo da Perugia, lunga strada che sbocca in Via Beato Pellegrino. La strada porta il nome di un prode soldato che nel 1509 riuscì a sbaragliare le truppe tedesche e spagnole che avevano invaso Padova, facendo saltare il vicino bastione della Gatta di cui i nemici stavano per impadronirsi. Prima del 1900 la strada recava il nome di via Bersaglio, per l’esistenza di un bersaglio usato dalle milizie per addestrarsi.

Proprio all’inizio della via si trova, sulla destra, sul bastione della cinta muraria, il monumentale Serbatoio dell’Acquedotto Civico che accoglie nel basamento un sacello. La struttura fu dedicata alla memoria dei cittadini uccisi da un’incursione aerea austriaca nel 1916, nel rifugio della sottostante casamatta. Il serbatoio è cinto in alto, da un’iscrizione latina: “L’ACQUA CHE DEFLUISCE PIAMENTE LAVI IL SANGUE UN TEMPO SPARSO ATROCEMENTE, LA MOLE LO PORTI IN CIELO IN PERPETUO”.

 


VIA BELDOMANDI E VIA ZAMBON DE’ DAULI
Le due strade sono delle laterali di Via Citolo da Perugia e sono entrambi recenti. Circa la prima via non vi sono notizie. Riguardo a Via Zambon de’Dauli fu aperta nel 1965 e le fu dato il nome di un nobile giurista padovano (detto il Dotto), creato cavaliere da Francesco da Carrara e dall’Imperatore Carlo V nel 1354. Nello stesso anno il Dotto fu incarcerato e poi strangolato da due suoi consanguinei, per avere partecipato alla congiura contro Francesco da Carrara. Una statua fu eretta in suo ricordo in Prato della Valle.

VIA SAN GIOVANNI DI VERDARA
Proseguendo per Via Citolo da Perugina si imbocchi subito a sinistra Via San Giovanni di Verdara.
In questa via sorge l’Ospedale Militare, sul lato destro, oltrepassata via delle Palme a sinistra.
L’Ospedale utilizza ora gli edifici superstiti dell’ex Convento di San Giovanni di Verdara (che dava il nome alla via e che in origine si chiamava in Viridario o in Verdario perché ricca di orti e prati).
Nel 1219-21 i benedettini bianchi fondarono qui un monastero ed una chiesa dedicata a San Giovanni. Nel 1436 vi subentrarono i Canonici regolari Lateranensi che abbellirono ed ampliarono la chiesa ed i chiostri. Il monastero, con una ricca biblioteca affrescata dal Mantegna, fu un notevole centro di cultura fino al 1783 quando la Repubblica Veneta lo soppresse per destinarlo nel 1784 ad ospizio degli Esposti (per trovatelli) fino al 1847 anno in cui subentrarono i padri Scolopi. Nel 1848 l’edificio fu adibito a Caserma e nel 1852 l’ex convento fu venduto ai padri gesuiti che vi aprirono un collegio. Dal 1866 il monastero divenne sede dell’ospedale Militare di Padova.
Sull’ingresso principale la statua di San Giovanni (Bonazza?). Il chiostro interno è ad un solo ordine di colonne in marmo rosso di Verona con capitelli finemente intagliati, forse opera del modenese Pietro Antonio degli Abati. Ad ovest del chiostro si accedeva un tempo all’orto passando per un portale tardogotico. A nord del chiostro si accede invece nel Chiostro Grande a due ordini, realizzato da diversi artisti e in stili differenti. Al centro un pozzo in stile lombardesco del XVI secolo, abbattuto nel 1944 da un’incursione aerea. Sul lato ovest un portale e due finestre con intradossi intagliati a motivi floreali. Ad est i resti di un terzo chiostro del XV secolo.
La chiesa fu realizzata nella prima metà del XV secolo. Nella facciata si mescolano elementi gotici e rinascimentali. L’interno conserva ancora la disposizione a tre navate con colonne cilindriche e capitelli ottagoni. La chiesa era un tempo ricca di monumenti funerari di personaggi illustri dell’arte e della cultura, quali per esempio quelli del pittore Andrea Briosco, di Pietro da Montagnana umanista e del medico Giovanni Marcanova. Ora molti di questi monumenti sono stati trasferiti nella Basilica Antoniana. La biblioteca decorata ad affreschi, ora oratorio, era compresa tra i due chiostri.
Il convento possedeva inoltre una pinacoteca, un museo di storia naturale, una collezione di antichità e numismatica ed una raccolta di strumenti matematici ed astronomici.

Superata Via Beato Pellegrino ci si immette nella seconda parte di Via San Giovanni di Verdara. Qui sulla sinistra vi è l’Istituto Professionale Leonardo da Vinci affianco del quale sorgeva un tempo il piccolo oratorio di Santa Barbara trasformato poi in chiesa di Santa Maria Maddalena ed ora adibito a teatro (civico n°40). Fa ora parte del complesso scolastico l’edificio attiguo che fu convento e poi scuola di veterinaria e ospedale. Originariamente, nel 1300, era un piccolo romitorio e all’inizio del XV secolo fu sede della Congregazione degli Eremiti di San Girolamo, soppressa nella seconda metà del XVIII secolo. Nel 1773 fu fondata la scuola di Veterinaria, che fu la prima d’Italia. Nel 1821, in una parte del convento i frati Ospitalieri di San Giovanni di Dio, detti Fatebenefratelli, fondarono un ospedale che nel 1831 si estese a tutto il convento. Dell’ex convento restano due chiostri.

 


VIA GIOVANNI MARCANOVA
Piccola strada chiusa, all’inizio di Via San Giovanni di Verdara, dedicata al medico e filosofo padovano vissuto nel XV secolo, ricordato per aver lasciato in eredità numerosi libri alla biblioteca del Monastero dei canonici Lateranensi di San Giovanni Di Verdara.

VIA SUOR VENDRAMIN
Proseguendo da Via San Giovanni di Verdara si svolti a sinistra in Via Suor Vendramin, dedicata alla fondatrice delle Suore Terziarie elisabettiane, vissuta tra il XVIII e il XIX secolo e che qui assolse il suoi apostolato.
Sulla destra la Chiesa di San Giuseppe, annessa alla Casa Generalizia delle Terziarie Francescane Elisabettiane. Fu fondata nel 1866 dal conte Silvestro Camerini come attesta l’iscrizione sulla facciata.

VIA GIUSEPPE DALLA VEDOVA
In direzione Piazzale Mazzini provenendo da Via Suor Vendramin si incontra Via Giuseppe dalla Vedova, dedicata al professore di Geografia dell’Università di Padova, vissuto nel XIX secolo.

 


VIA BEATO PELLEGRINO
Superato Piazzale Mazzini si imbocchi a destra Via Beato Pellegrino.
La strada prese questo nome nel 1900 per unificazione delle Vie San Giacomo, Scalzi e Beato Pellegrino. L’ultima ha origine dal nome del beato Antonio Manzoni, morto nel 1266, dopo un viaggio in Terrasanta. Nel 1275, in suo onore e per custodirvi il corpo, fu eretta una chiesetta, con annesso monastero di monache benedettine, in quella contrada porzione della contrada dell’Arzere (l’odierna Via Raggio di Sole).
La contrada di Via San Giacomo era invece legata all’esistenza di una chiesetta intitolata a San Giacomo di Ponte dei Molini, eretta tra il canale della Bovetta (interrato nel 1875) e il Bacchiglione. L’antico canale, realizzato nel 1246, attraversava proprio Via Beato Pellegrino e rientrava nel Piovego a nord della Chiesa dei Carmini.
Il nome di Via Scalzi derivava invece dall’esistenza nella contrada dell’Arzere, dal 1400, di un monastero di Carmelitani Scalzi con una chiesa dedicata a San Girolamo.

Subito al civico n°1 si trova Palazzo Maldura, sede delle Facoltà di Lingue e Lettere dell’Università di Padova. L’edificio era detto Palazzo Maldura a San Jacopo per la chiesa che gli stava di fronte. Fu realizzato nel 1769 per il conte Andrea Maldura come attestato dall’iscrizione sulla sommità dell’attico. Conteneva una delle più ricche raccolte di Storia d’Italia e una notevole collezione di quadri, entrambe andate disperse. Negli anni ’60 del secolo scorso era sede del Comando della Legione Territoriale dei Carabinieri.
La facciata del palazzo presenta notevoli analogie con Palazzo Trento-Papafava che risale agli stessi anni (1763).
All’interno vi è un ampio atrio a colonne doriche tuscaniche, coperto da soffitto piano, dal quale parte uno scalone con lesene ioniche alle pareti. Numerosi gli affreschi che ornano le sale interne, tutti sul tema mitologico, molti dei quali opera di Giacomo Guarana.

Segue, al civico n° 3 B e 5, Palazzo Treves, edificio di pieno XVI secolo, recante sulla facciata una lapide che ricorda che qui vi abitò Giovanni Poleni, professore all’Ateneo di Padova: “QUI / CON METODO GALILEIANO / IL MARCHESE GIOVANNI POLENI / FISICO E MATEMATICO INSIGNE / SCRUTÒ LE METEORE / E DAL 1725 PER OLTRE SETTE LUSTRI / PUR TRA IL SOGGHIGNO DEGLI ARISTOTELICI / NE FISSÒ IL FLUTTUARE COI NUMERI / DONDE PROVIENE / LA SERIE PADOVANA DELLE OSSERVAZIONI /CHE ORA VANTA DUE SECOLI / (PER INIZIATIVA DELL’OSSERVATORII / CITTADINI 1925)”.

Sorge ai n° 28-32 la Casa di Ricovero (1838 circa) con l‘Oratorio di Beato Pellegrino e annesso un chiostro. Oratorio e chiostro, realizzati nel XVI-XVII secolo dal nobile padovano Vincenzo Dotto, appartenevano entrambi ad un convento di monache benedettine che si erano trasferite qui trasportando il corpo del Beato, dopo che nel 1509 venne distrutto il convento di Santa Maria in Porciglia.
Il Chiostro ha colonne tuscaniche in pietra d’Istria. L’Oratorio è ad una sola navata, ma fu trasformato nel 1943. Dietro l’altare maggiore vi è una grande tela del ‘700 con l’Assunzione di Maria; anche la sacrestia è ornata da tele, tutte di autori sconosciuti, mentre il frammento di affresco con tondo in cui vi è la testa di Beato Pellegrino è attribuibile a Giusto de’Menabuoi.

Seguono in Via Beato Pellegrino numerose abitazioni del XVI e XVIII secolo, molte delle quali restaurate e ricostruite.
Sorgeva al civico n° 63 l’oratorio di San Valentino già annesso al convento di Santa Maria degli Angeli. Nel 1810 esso era proprietà della famiglia Leoni dell’Arzere. Nella seconda guerra mondiale fu colpito dalle bombe ed ora rimangono solamente il portale e le finestre a decorazione barocca in pietra tenera.
Al n° 115 l’Istituto Camerini Rossi, già convento ospitale fondato nel XIII secolo e soppresso nel 1651; poi monastero delle Carmelitane nel 1655, Collegio Brontura nel 1782, ora sede di un Centro di Formazione Professionale


VIA RAGGIO DI SOLE
Al termine di Via Beato Pellegrino, in direzione Porta Trento, si imbocchi a sinistra Via Raggio di Sole. La strada (già Contrada dell’Arzere) prese questo nome nel 1921 dal ricreatorio all’aperto dell’Associazione Padovana contro la tubercolosi, inaugurato nel 1905 e collocato sui bastioni dell’Impossibile, presso la Barriera Trento. Tutta la via è fiancheggiata da mura.

Le laterali di questa via sono tutte di origine relativamente recente. Via Ludovico Antonio Muratori fu aperta nel 1951 con il nome di uno dei maggiori eruditi italiani vissuto nel XVII-VIII secolo.
Via Alessandro Poerio è del 1921 e porta il nome di un poeta e patriota vissuto nel XIX secolo.
Via Teobaldo Ciconi fu aperta nel 1925 con il nome di un giornalista e poeta, laureatosi in legge a Padova e vissuto nel XIX secolo.

In Via Fusinato Arnaldo sboccano poi le vie sopra citate. Anche quest’ultima strada è piuttosto recente (1911) e porta il nome di un poeta e patriota veneto del XIX secolo.

Laterale di Via Fusinato è Via Pietro Canal recante il nome di un Abate Veneziano, professore di Letteratura Latina all’Università di Padova dal 1853 al 1877. Qui al n°27 vi è un Cimitero Ebraico che fu in funzione dal 1830 al 1862.