Palazzi e musei a Prato della Valle


Passeggiando attorno alla grande piazza si possono ammirare le variopinte case che creano una vivace scenografia


– Vedi le Statue in Prato della Valle

Passeggiando attorno alla grande piazza si possono ammirare le  variopinte case che creano una vivace scenografia; di queste si ammirino in particolare il Palazzo Angeli (XV sec.), sede del museo del precinema, i moderni edifici dell’Ex Foro Boario (inizio XX sec), il Palazzo Verson (XVI sec), il Palazzo Zacco (XVI sec), la Loggia Amulea (XIX sec).

MUSEO DEL PRECINEMA – COLLEZIONE MINICI ZOTTI
Palazzo Angeli, Prato della Valle, 1/a
Tel. 049.8763838; Fax 049.8780280; mail: info@minicizotti.it; sito: www.minicizotti.it
Tempo di visita: 1 ora
L’orario di apertura del museo è il seguente: ore 10-16, da mercoledì a lunedì, martedì chiuso. Il museo resta chiuso durante il mese di agosto.
Costo Biglietti: biglietto intero costa €5 mentre il ridotto €3. Per visite guidate è richiesta la prenotazione chiamando il 0498763838 oppure scrivendo a info@minicizotti.it

LA SEDE: il museo è ospitato presso palazzo Angeli, situato tra via Umberto I e Prato della Valle. Fu dimora di illustri personaggi, fra i quali il cardinale Giovanni Bessarione, celebre umanista, che vi abitò fino al 1472, anno della sua morte; poi anche Andrea Memmo, (procuratore di Venezia e ideatore del progetto di ripristino di Prato della Valle, tra il 1775 e il 1776) che ospitò probabilmente Giacomo Casanova. Nella parte inferiore, è dotato di un porticato sul quale si aprono le finestre del mezzanino e dove si trova la lapide che ricorda la prima corsa del trotto ospitata in Prato della Valle il 22 agosto 1908. Qui vi è anche un’ Annunciazione cinquecentesca affrescata da un pittore veneto.

IL MUSEO: istituito nel 1998, rappresenta sicuramente un unicum nel panorama dei musei italiani. La finalità di questa collezione è ricostruire i meccanismi che hanno portato alla nascita del cinema.
Il museo propone un percorso attraverso la visione di una serie di strumentazioni e giochi ottici, (alcuni dei quali ricostruiti per permettere una fruizione diretta del visitatore); una sezione dedicata alla fotografia; una serie di Lanterne Magiche, alcune delle quali particolarmente pregiate; migliaia di vetri databili tra la metà del XVIII e gli inizi del XX secolo, per la maggior parte dipinti a mano, di incisioni riportate su vetro o di vere e proprie fotografie colorate a mano.
Da ricordare, infine, i vari strumenti musicali, un teatro di ombre Javanesi di fine Ottocento e la ricostruzione della camera oscura del Canaletto (l’originale si trova al Museo Correr di Venezia).
Il percorso si conclude con la visione di un video che ricostruisce in modo affascinante la storia del precinema.

Proseguendo, si osservino alcuni interessanti edifici:
Palazzo Sartori (civico 9): qui il I agosto del 1866 Vittorio Emanuele II liberatore veniva ospitato dalla contessa Adele Sartori- Piovene: a ricordo di quell’episodio è stata affissa una targa;
Palazzo Fiocco (civ. 21-22): fu fatto erigere dall’umanista fiorentino Palla Strozzi nel 1441ed ebbe in seguito rimaneggiamenti operati da Bartolomeo Ammannati, al quale si può forse attribuire la statua di Nettuno, collocata entro la nicchia posta al fianco della gradinata di accesso. Nell’area del giardino sorgeva la chiesa di Betlemme con l’annesso convento delle monache agostiniane. Sul muro che limita il giardino a oriente è infissa una lapide che ricorda il valente paleografo Brunacci. L’unico resto reale del casinetto di Palla pare sia lo stipite della porta.
Dove sorge oggi la pizzeria Zairo, sorgeva un tempo il Teatro Vacca, che ebbe vita fino al 1791. Detto teatro dello Stallone, perché un tempo era adibito a ricovero del bestiame.
Caserma Salomone (civ. 64), sistemata in una parte del vecchio convento adattato allo scopo.Nel lato meridionale del porticato d’accesso è il sacrario della 58° Fanteria che contiene un mosaico con San Martino che dona il mantello al povero eseguito su Bozzetto e cartone da Lucio Grossato nel 1950.
Foro Boario: costruito nel 1914 dall’ing. Alessandro Peretti, fu decorato nel timpano dallo scultore padovano Antonio Pennello. Esso sorge sull’area dov’era il convento e la chiesa della Misericordia delle Monache Benedettine distrutti all’inizio del 1800.

 


PALAZZO VERSON (GIA’ GRIMANI)
Prato della Valle n. 80-81
(oggi abitazione privata)

L’edificio insiste su un’area occupata sin dal tardo trecento da vari caseggiati. Tra il 1520 e il 1561 l’intero blocco edilizio fu acquistato dalla famiglia Grimani; che fece apportare parecchi rimaneggiamenti, soprattutto fra il 1561 e il 1630.
L’aspetto attuale della facciata è settecentesco, ma internamente è occupato da un solenne scalone ad un’unica rampa coperta da volta a botte, con riquadrature a motivi geometrici in origine decorate da affreschi.

PALAZZO ZACCO
Prato della Valle n. 82
(oggi sede del “circolo ufficiali”)

Opera del Bergamasco Andrea Moroni, fra il 1555 e il 1557. La facciata con ampio portico a sette arcate su pilastri bugnati, presenta il corpo centrale comprendente tre grandi finestre ad arco, un lungo poggiolo e due ali simmetriche con due finestre a poggiolo. Una cornice distingue il piano nobile dall’ultimo piano, caratterizzato da una serie di finestre quadrangolari. Sul cornicione si imposta un coronamento a lunette e guglie alternate, (probabilmente aggiunto successivamente) e nel mezzo un abbaino con iscritta una serliana cieca. completano la facciata due stemmi in pietra d’Istria.

LOGGIA AMULEA
Prato della Valle, n.97-101
(Oggi ospita uffici del Comune)

Così chiamata dal nome del cardinale Marco Antonio da Mula o Amuleo, che in un palazzetto qui preesistente aveva istituito un collegio per giovani nobili veneti. Il palazzo andò distrutto nel 1822 a causa di un incendio.
Il comune di Padova deliberò di far costruire sull’area del collegio un nuovo palazzo con la fronte di Loggia. Inizialmente, su suggerimento del Selvatico, doveva essere articolato in botteghe caffè, sale da ballo, da gioco, teatri; ma in seguito si preferì adibirlo ad uso militare. Dopo una serie di progetti presentati dallo Jappelli e mai approvati, probabilmente a causa di motivi politici, il progetto finale fu quello di Eugenio Maestri, tra il 1859 e il 1861.
E’ caratterizzata da una struttura a due piani con doppia loggia. E’ evidente il recupero di alcuni elementi medievali, soprattutto nell’uso delle decorazioni architettoniche in terracotta (architravi, formelle, lesene). Tra le arcate vi sono le statue di Dante e di Giotto, opera del Vela (1820-1891). Sulla parete del portico: Felice Cavallotti, bassorilievo in Bronzo di G. Rizzo; medaglione in bronzo di Taglioni: Alfonso Lamarmora, a ricordo del generale che dal quartiere di Padova trasmetteva a Garibaldi l’ordine di ritirarsi dal Trentino; una lapide con iscrizione di Cavalletto a ricordo degli studenti Padovani caduti durante le guerre di indipendenza; tabella marmorea con inciso un sonetto dannunziano dedicato a Padova.

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