Monumenti, musei e vie nei dintorni della Basilica del Santo

5 Aprile 2013 By Valentina

VIA DEL SANTO

Tempo di percorrenza consigliato: 20 minuti

Al termine di Via Roma si svolti a destra in via San Canziano in direzione Piazza Antenore. Si proceda poi verso Via San Francesco e la si percorra per un breve tratto per poi svoltare a destra in Via del Santo, intitolata a Sant’Antonio.
Caratterizzano questa strada, così come quelle circostanti, una serie di edifici seicenteschi, settecenteschi e ottocenteschi che purtroppo nel tempo hanno subito numerose ristrutturazioni e di cui è ora difficile individuarne l’assetto e le eventuali decorazioni originarie.
Sorge al n°131 il Presbyterium, palazzo del cinquecento porticato con una bella esafora fra due bifore al piano nobile. Le aperture hanno due poggioli metallici alle estremità dell’esafora, mentre colonnine strigliate incorniciano le finestre ed un ricco cornicione in cotto corona la facciata sotto il tetto.
Allo sbocco della via in Piazza del Santo si fronteggiano due edifici interessanti: al n°185 un’abitazione probabilmente del quattordicesimo-quindicesimo secolo. All’angolo con la piazza, all’altezza del piano nobile, ha una bella statua tardo-gotica di Sant’Antonio posta sotto un baldacchino tribolato.
A sinistra al n°181 un palazzo tardo-gotico con bifora e tre aperture con poggiolo al piano nobile. Su un capitello di una colonna del portico uno stemma con doppia merlatura guelfa al centro.

VIA GASPARE STAMPA
Prima laterale a destra di Via del Santo, dedicata dal 1900 alla letterata e poetessa padovana vissuta nel XVI secolo. Un busto fu eretto in suo onore in Prato della Valle, ai piedi della statua di Andrea Briosco.
La via era prima detta Via Noci (metà del XIX secolo) e prima ancora Borgo delle Nogare per la probabile esistenza di alcuni alberi di noci esistenti nell’antico orto delle monache del convento di Santo Stefano. Secondo la tradizione in tempi antichi ere detto Borgo di Venere poiché sembra che qui si svolgessero le feste in onore delle dea e molte donne “vi concorrevano ignude con un fanciullo per mano con benda à gli occhi e dardi et arco come Cupido”.


VIA RUDENA
Seconda laterale a destra di Via del Santo. Al n°22 vi è il palazzo Zigno opera neoclassica dell’architetto veneziano Antonio Selva.
Al n°10 presso l’imbocco con Riviera Ruzzante vi è il palazzo Scapin, opera del tardo cinquecento.

VIA SANTA CHIARA
Laterale destra di Via Rudena in cui, prima del 1500 esisteva un convento di monache francescane, ridotto quasi all’abbandono in seguito alla pestilenza del 1555. Rifiorì dal 1562, fu fabbricata una nuova chiesa dedicata a Santa Chiara e il convento fu tramutato in collegio di vergini nobili, poi soppresso all’inizio del XIX secolo. La piccola parte di strada che sbuca in Riviera Tito Livio, non esistendo più il convento, fu chiamata Via del Padovanino dal nome dell’artista padovano del XVI-XVII secolo.
La strada portava in origine il nome di Via dei Fusari, per la presenza di alcune botteghe artigiane per la fabbricazione di fusi, e prima ancora di Borgo dei veri Rotti.

VIA GALILEO GALILEI
Via intitolata al grande scienziato e letterato italiano (Pisa 1564 – Arceteri, Firenze 1642) che insegnò anche presso l’Università di Padova.
La strada collega Via del Santo a Via San Francesco.


VIA BELLANO
Laterale sinistra di Via Rudena dedicata allo scultore padovano allievo di Donatello e maestro di A. Briosco, attivo nel XV secolo. La strada era detta un tempo Vicolo Novo.

VIA CAPPELLI
Proseguendo lungo Via Bellano si sbocca in via Cappelli, così detta probabilmente perché qui vi erano delle proprietà della famiglia Cappelli del XII secolo.

VIA SACCARDO
Laterale di Via Cappelli intitolata al botanico Pier Andrea Saccardo, professore di botanica a Padova dal 1878 al 1915. La via in origine era detta Vicolo Cappelli.


VIA LOCATELLI
Dedicata al benefattore padovano Antonio Locatelli vissuto nella seconda metà dell’800.
La strada nacque dall’unificazione delle Vie Pinzocchere (così detta dalla congregazione delle Pinzocchere) e Moraro (dalla presenza di un grande gelso detto “moraro”).

PIAZZA DEL SANTO
Al termine di Via del Santo si sbocca nella piazza omonima e qui sulla sinistra, sorge il Collegio Pratense (oggi Distretto Militare). Fondato nel 1394 dal Cardinale Pileo da Prata, vescovo di Padova, in una casa di Via San Francesco fu poi trasferito in questa sede quattrocentesca in cui ebbe vita dal 1420 al 1890. Il Collegio ospitava gli studenti universitari poveri e soprattutto friulani, al punto che poi fu denominato Collegio dei Furlani. Fu in seguito restaurato dopo la prima guerra mondiale per divenire caserma e poi distretto militare.
La facciata è costituita da un grande loggiato ad otto arcate mentre internamente un porticato quadrangolare sorregge un loggiato continuo della stessa forma.

Sempre in Piazza del Santo al limite del sagrato della Basilica, sorge la statua equestre del Gattamelata, ossia Erasmo da Narni il condottiero che operò al servizio della Serenissima e morì a Padova nel 1443. Il monumento fu realizzato da Donatello, tra il 1447 ed il 1453, su in carico della vedova Giacoma della Leonessa e del figlio Gian Antonio. La statua bronzea sorge su di un alto piedistallo in trachite su cui figurano a rilievo le porte di accesso all’immaginario sepolcro di cui quella di sinistra lievemente socchiusa. Più in alto figurano dei putti reggenti armi e parti di corazza (i pannelli sono copie degli originali conservati al Museo Antoniano).

VIA MELCHIORRE CESAROTTI
Via intitolata al letterato padovano Melchiorre Cesarotti (1730 – 1808), sacerdote appartenente ad una nobile famiglia padovana e insegnante di greco ed ebraico a Padova. Fu moderato fautore degli ideali illuministici e scrittore fecondissimo, conosciuto soprattutto per la versione delle Poesie di Ossian antico poeta celtico.


LOGGIA E ODEO CORNARO

Tempo di visita consigliato: 30 minuti
Orari di visita: tutte le mattine 10 – 13 / sabato e domenica anche 15 -18 (inverno)
16 – 19 (estate)
Chiuso tutti i lunedì non festivi, Natale, S. Stefano, Capodanno, 1 Maggio.
Ingresso ogni 30 minuti alle 0 e 0,30 di ogni ora per gruppi di 25 persone massimo
Costo biglietto: 3 euro intero – 2 euro ridotto – gratuito fino a sei anni, oltre 65 per residenti a Padova e provincia e possessori di Padova Card
Per visite guidate: Associazione Elena Cornaro Piscopia tel. 340 3473772
e-mail guidepadovaelenacornaropiscopia.it@virgilio.it
Per altre informazioni: tel. 049 820.45.50 fax 049 820. 45. 66

Edifici cinquecenteschi realizzati per volontà di Alvise Cornaro dall’architetto Giovanni Maria Falconetto. Decorati internamente da stucchi e affreschi.

In questa via al n°37 si trovano la Loggia e l’Odeo Cornaro nel cortile sul cui fianco sorgeva il palazzo dell’umanista Alvise Cornaro (Venezia 1480/84 – Padova 1566). Recentemente riaperti, dopo vent’anni di chiusura per restauro, furono realizzati dall’architetto veronese Giovanni Maria Falconetto su ordinazione dello stesso Cornaro per farvi rappresentare le commedie del Ruzzante.
La Loggia e l’Odeo rappresentano quanto rimane di un complesso molto vasto di edifici e giardini realizzati per volontà del Cornaro. L’abitazione in cui risiedeva, oggi perduta, sorgeva un tempo davanti alla Loggia e sembra fosse collegata ad essa e all’Odeo tramite dei corridoi.
La Loggia, eseguita nel 1524, è la prima concreta realizzazione in ambito veneto della frons scenae d’epoca romana che consiste nella presenza di una scena a portico su base rialzata scandita da arcate a pilastri composti, ornata da fregi e chiusa da un fondale rappresentativo. Il porticato è decorato con stucchi e affreschi nel soffitto e nelle nicchie statue di Giovanni Maria Mosca detto Zuan Padovano.
A partire dal luglio 2004 riprenderanno le rappresentazioni serali delle commedie ruzzantine, così che la Loggia tornerà a svolgere la sua funzione di scena teatrale per le commedie del Ruzzante di cui il Cornaro era grandemente appassionato.

L’Odeo fu realizzato come luogo per la musica e le conversazioni erudite. Sembra inoltre che fosse anche un luogo in cui gli studiosi e gli artisti si riunivano per conversare su argomenti all’epoca “proibiti”, quali l’esoterismo e l’alchimia. Non si conosce con esattezza la data dell’avvio dei lavori ma sembra che già nel 1539 fosse avviata la costruzione della fabbrica. Orna infatti una delle stanze dell’Odeo il cappello cardinalizio dell’umanista Pietro Bembo (Venezia 1470 – Roma 1547) che fu insignito di questa carica nell’anno 1539; egli fu uno dei grandi personaggi dell’epoca che partecipava agli incontri organizzati dal Cornaro.
La facciata è munita di una grande nicchia centrale e di due edicolette con figure allegoriche del Sole-Giorno e della Luna-Notte al pian terreno e di un loggiato al secondo piano. Alla sua semplicità si contrappone l’interno costituito da uno spazio centrale ottagonale e da una serie di piccole stanze disposte simmetricamente. La pianta dell’edificio vuole riprendere, in dimensioni minori, la struttura della villa di Marco Terenzio Varrone.
Osservando insieme i due edifici si può inoltre notare una stretta corrispondenza tra i due piani: al piano inferiore a nicchie dell’Odeo si contrappone il porticato al pian terreno della Loggia, mentre al piano superiore a nicchie di quest’ultima corrisponde quello a loggiato dell’Odeo.
Le decorazioni di stucchi e affreschi che ornano l’interno rispecchiano l’eclettismo del Cornaro e il suo gusto per il classico e i paesaggi. Gli affreschi a grottesche sono ispirati soprattutto alle incisioni di Domenico Veneziano e alle decorazioni grottesche di Polidoro da Caravaggio nelle stanze Vaticane. Queste particolari decorazioni, animate da putti, satiri, vasi e figure incappucciate di indovini, rappresentano il primo esempio a Padova di questo motivo diffusosi a Roma e a Mantova nella prima metà del cinquecento. A queste decorazioni si affiancano poi paesaggi ariosi attribuiti al pittore olandese Lambert Sustris, attivo in Italia nel terzo decennio del XVI secolo. Notevoli poi sono gli stucchi in bianco e oro di Tiziano Minio e a cui si devono inoltre le figure allegoriche della facciata.
Accanto al mondo pagano e a quello della natura e dell’agricoltura, a cui tanto era affezionato il Cornaro, compare anche il mondo cristiano in particolar modo negli affreschi di Madonne che ornano la parete soprastante le porte delle stanze.
L’Odeo fu adibito ad abitazione fino al 1968, anno in cui la contessa Giulia Giusti del Giardino lasciò entrambe le strutture in legato testamentario al Comune di Padova. Gli edifici fanno ora parte del sistema museale civico.

MUSEO ANTONIANO DI ARTE SACRA
Orario estivi: tutti i giorni 9 – 13 / 14 – 18,30
Orario invernale: 9 -13 / 14 – 18 (chiuso il lunedì)
Ingresso intero 2, 50 euro
Ingresso ridotto: 1, 50 euro
Informazioni: 049 8225. 656
Segue alla Biblioteca, dietro il Chiostro del Beato Luca Belludi, il Museo Antoniano.
Riaperto nel 1995 conserva numerosi dipinti, arazzi, oreficerie e paramenti sacri di notevole importanza storica e artistica.
Tra questi ricordiamo la Lunetta affrescata dal Mantegna per il portale della Basilica e la pala d’altare del Tiepolo.

 

MUSEO DELLA DEVOZIONE ANTONIANA
Orari di visita invernali: 9 – 13 / 14 – 17 (sabato e domenica)
Orari di visita estivi: 9 – 13 / 14,30 – 18,30 (tutti i giorni)
Informazioni: 049 822. 56. 56Collocato nella stessa area del Museo Antoniano è anche il Museo della Devozione il quale conserva vari oggetti simboli di devozione, portati dai pellegrini di tutto il mondo.

 

ORATORIO DI SAN GIORGIO
Un tempo Cappella sepolcrale dei Marchesi Lupi di Soragna, eretta nel XIII secolo. Interno ad una sola navata, con affreschi di Jacopo D’Avanzo e Altichiero da Zevio.L’Oratorio di San Giorgio era la Cappella sepolcrale dei marchesi Lupi di Soragna, eretta nel 1377 da Raimondino (com’è testimoniato dalla lapide posta sul prospetto) e fu compiuta nel 1384 da Bonifacio.
Sulla facciata vi è un rilievo in pietra di Nanto raffigurante San Giorgio che uccide il drago; ai lati due stemmi con un lupo rampante simbolo della famiglia Lupi.
L’interno è ad una sola navata con volta a botte. Vi era un tempo il monumento funebre dei Lupi rappresentato da un sarcofago posto al centro dell’oratorio sotto una volta di marmo sorretta da sei colonnine sormontata da una piramide e adornata di dieci statue di guerrieri, ritratti di dieci membri della famiglia Lupi. Ciò che ora resta è il sarcofago addossato alla parete sinistra con due frammenti di ritratto. Nel 1797 infatti le truppe napoleoniche si servirono del locale come carcere militare così da arrecare danni al sarcofago e in parte anche agli affreschi che ornavano la pareti dell’oratorio. Per quanto concerne il nome dell’esecutore degli affreschi, le fonti non concordano, sebbene i nomi che ricorrono più spesso siano quelli di Jacopo D’Avanzo e di Altichiero da Zevio.
Gli affreschi illustrano alcune scene del Vangelo, episodi della vita di San Giorgio e della Sante Caterina d’Alessandria e Lucia siracusana.
Sulla parete della facciata in alto vi è l’Annunciazione, sotto la lunetta a sinistra l’Adorazione dei Pastori, a destra l’Adorazione dei Magi. Sotto la Fuga in Egitto e la Presentazione di Gesù al Tempio.
Sulla parete di fondo, nella lunetta in alto vi è l’Incoronazione della Vergine, sotto la Crocefissione.
Sulla parete orientale sono rappresentate in due ordini che partono da sinistra, le storie di San Giorgio.
Sulla parete occidentale, sempre in due ordini, la storia di Santa Caterina (ordine superiore) e le storie di Santa Lucia (ordine inferiore).
Anche gli sguanci delle finestre sono affrescati così come i comparti della volta in cui compaiono le figure di evangelisti, dottori della Chiesa e profeti.


SCOLETTA DEL SANTO
Sorta nel 1427, come sede della Confraternita di Sant’Antonio, conserva al suo interno affreschi di Tiziano, Girolamo del Santo e Domenico Campagnola; una terracotta di A. Briosco e una pala del Campagnola.

Subito dopo l’Oratorio di San Giorgio si trova la Scoletta o Scuola del Santo, dal 1427 sede della Confraternita di Sant’Antonio, costituitasi poco dopo la morte del Santo (1231). La chiesetta in origine doveva essere circa come raffigurata sul muro del pianerottolo superiore della scala della scuola stessa. L’oratorio rettangolare ad un solo piano, visibile nella pittura sopara citata, venne sopraelevato all’inizio del XVI secolo così che ne risultarono due chiesette, una sopra l’altra.
La facciata mostra una cornice che ricorda come originariamente l’oratorio arrivasse a quell’altezza. Si accede alla scuola tramite uno scalone eretto nel 1736 e due lapidi sotto il poggiolo ricordano che da esso Pio VI nel 1782 e Pio VII nel 1800 benedissero il popolo nel sagrato. Dal pianerottolo si accede alla grande sala con soffitto a cassettoni destinata alle conferenze. Le pareti sono decorate da affreschi e tele di diversi artisti. Tra questi è degno di nota l’affresco di Tiziano del 1511, raffigurante il Miracolo del Neonato che proclama l’innocenza della Madre. Notevole anche il riquadro con il Miracolo della mula (1511-13) molto probabilmente di Girolamo del Santo.
Sull’altare una Madonna con Bambino in terracotta policromata opera di Andrea Briosco.
Ai lati, sul muro un affresco di Domenico Campagnola (1533) rappresentante Sant’Antonio e San Francesco sormontati da un angelo con corona fra angioletti.
Infine ricordiamo gli altri due affreschi di Tiziano del 1511, il Marito geloso e il Miracolo del Piede.
Uscendo dalla scuola, subito a sinistra si trova poi l’Oratorio dell’arciconfraternita di Sant’Antonio. All’interno, sull’altare maggiore vi è una pala di Alessandro Varotari detto il Padovanino raffigurante la Madonna e i Santi Benedetto e Girolamo.

 

MUSEO CIVICO AL SANTO
Informazioni: 049 875. 11. 05

Vi si accede uscendo dall’Oratorio e svoltando poi a sinistra.
La sua fondazione risale al 1871 e la sistemazione affidata inizialmente all’architetto Eugenio Maestri passò poi a Camillo Boito. L’inaugurazione avvenne 1880.
Oggi è sede di mostre temporanee.

– Vedi la Basilica del Santo