Basilica del Santo


Sorge sull'area in cui un tempo si ergeva l'antica chiesa di S. Maria Mater Domini (XII secolo), ora incorporata nel lato settentrionale.


Tempo di visita consigliato:
Orario di visita: 6, 20 – 19 (solare) / 6, 20 –  
19, 45 (legale)
Orario messe feriali: 6,30 / 7 / 7,30 / 8, 15 /   9 / 10 / 11 / 16 (inverno) / 17 / 18 (estate)
Orario messe festive: 6,30 / 7, 15 / 8 / 9 / 10 / 11 (cantata) / 12 / 16 / 17 / 18 / 19
Ufficio informazioni: tutti i giorni 9 – 13 / 14 – 18 (solare) 9,30 – 13 / 14 – 18,30 (legale)
Tel 049 8789722 – Fax 049 8789735

 

Sorge sull’area in cui un tempo si ergeva l’antica chiesa di S. Maria Mater Domini (XII secolo), ora incorporata nel lato settentrionale. La Basilica fu realizzata a partire dal 1282, poco dopo la morte del Santo. Numerose le Cappelle che ornano l’interno, così come i monumenti funerari e le opere d’arte di importanti artisti. Sull’altare maggiore sono visibili i bronzi, il crocefisso, i pannelli e la Pietà di Donatello; i pannelli di A. Briosco e il candelabro. Nella Cappella del Beato Luca Belludi affreschi di Giusto de’Menabuoi. Nella Sala del Capitolo resti di affreschi di Giotto.

Secondo alcuni storici padovani del cinquecento e seicento nel luogo in cui ora sorge la Basilica esisteva anticamente un Tempio dedicato a Giunone, ove, secondo Tito Livio ed altri storici romani, i padovani vincitori della battaglia navale contro Cleonimo (principe spartano del IV secolo a. C. che si avventurò infruttuosamente nell’Adriatico) avrebbero appeso i rostri delle navi conquistate e le spoglie degli spartani vinti. Pare tuttavia che il tempio di Giunone fosse in un luogo più vicino al centro della città, forse dove sorge ora il Palazzo della Prefettura.
Le origini della Basilica risalgono invece al tempo della morte di Sant’Antonio e sono legate all’esistenza della piccola Chiesa di Santa Maria Mater Domini (realizzata nel 1100 su iniziativa di un membro della famiglia Belludi). La chiesetta fu restaurata nel XIII secolo dai frati dell’Arcella a cui era stata affidata dal Vescovo Jacopo Corrado. Sul lato orientale della chiesa fu realizzato un chiostro per le abitazioni dei frati che poi divenne un cimitero e fu detto “Paradiso”.
Nel 1229 Sant’Antonio venne a Padova per ricevere la donazione della piccola Chiesa e in questa città egli morì nell’anno 1231, all’Arcella. La sua salma fu trasportata nella Chiesa di Santa Maria ed è ora conservata nell’arca posta nella cappella del Beato Luca Belludi. Dato il forte afflusso di fedeli che giungevano per venerare le spoglie del Santo, i frati decisero di realizzare un edificio di più grandi dimensioni. I lavori ebbero inizio subito dopo la canonizzazione di Antonio avvenuta nel 1232 e si protrassero per quasi ottant’anni. La chiesa di Santa Maria fu incorporata nel lato settentrionale della nuova Basilica.
Nulla si sa dell’architetto o degli architetti che idearono l’edificio, mentre alla sovrintendenza dei lavori si succedettero i frati Luca Belludi, Chiarello di Padova e Giacomo di Pola. Terminati i lavori esterni si procedette alla realizzazione delle Cappelle: nel 1376 fu realizzata quella di San Felice mentre nel 1381 quella del beato Luca Belludi. Tra il 1447 e il 1450 Donatello metteva mano all’Altare Maggiore; nel 1500 s’iniziò la nuova Cappella dell’Arca del Santo e il suo corpo fu trasportato nel 1651 dal presbiterio al posto che ora occupa. Nel 1690 fu iniziata la Cappella del Tesoro, dietro l’abside. Nel 1895 fu ricomposto l’Altare Maggiore e furono eseguite le tre porte in bronzo della facciata.

Esternamente la Basilica appare come una struttura in cui si fondono insieme elementi gotici ed orientali ed in cui risulta difficile distinguere gli stili e l’epoca.
La facciata si presenta bassa e dominata dalla prima cupola che la sovrasta e dal campaniletto che si trova sulla sommità della fronte. Al di sotto quattro arcate acute con finestre bislunghe inserite entro di esse e sopra il rosone fiancheggiato da due bifore. Tre le porte di bronzo, tramite cui si accede alla Basilica, disegnate da Camillo Boito nel 1895. Nella lunetta del portone maggiore vi è una copia fedele dell’affresco del Mantegna con Sant’Antonio e San Bernardino da da Siena che sorreggono il monogramma di Cristo (opera del 1542).
Otto le cupole che sovrastano la sommità della Chiesa e due i Campanili a pianta ottagonale.

L’interno è a tre navate e sopra di esse, a sinistra e a destra, corre il ballatoio. In fondo alla navata centrale si trovano l’area per la liturgia eucaristica e l’altare maggiore con i bronzi di Donatello (Firenze 1386-1466). Quest’ultimo si presenta oggi nel rifacimento infedele di Camillo Boito (1895). Non si sa con esattezza come fosse l’originale ma quella qui proposta è probabilmente la più lontana ricostruzione dell’altare a cui il Boito aggiunse il crocefisso che Donatello eseguì nel 1443-44, prima dell’altare (1447-50), per una diversa collocazione. Sull’altare al centro, altre opere di Donatello: la Madonna col Bambino in trono e ai lati da sinistra San Lodovico, Santa Giustina, San Francesco, Sant’Antonio, San Daniele e San Prosdocimo. Quattro i pannelli di Donatello che ornano l’altare con la raffigurazione dei miracoli del Santo. Sotto le figure dei Santi, alle estremità dell’altare i pannelli con i simboli degli Evangelisti. Sul paliotto (rivestimento liturgico dell’altare che nasconde la parte anteriore della mensa) altri sei pannelli con Putti musicanti e la Pietà. Dietro l’altare, in pietra di Nanto verniciata di color bruno, la Deposizione nel sepolcro, anche quest’ultima come i pannelli e la Pietà, opera dell’artista fiorentino. Sulle pareti destra e sinistra del presbiterio Dodici pannelli in bronzo con fatti dell’Antico Testamento, di cui dieci opera di Bartolomeo Bellano, due di Andrea Briosco. A sinistra del presbiterio un affresco con la figura di Sant’Antonio tra due devoti, du dubbia attribuzione. A sinistra dell’altare maggiore il grande Candelabro in bronzo realizzato da Andrea Briosco.
Il coro attuale fu eseguito nel 1753 su disegno di Girogio Massari.
L’abside con i pennacchi, il catino della cupola e le pareti laterali della chiesa sono decorati con una serie di affreschi rappresentanti l’Apoteosi del Santo, opera del pittore bolognese Achille Casanova (inizio XX secolo).
La navata sinistra presenta quattro pilastri di cui il primo è ammirabile per la presenza di un affresco di Stefano da Ferrara, datato a poco dopo la metà del XIV secolo. L’affresco rappresenta una Madonna con Bambino affiancata da due apostoli. Posteriori sono invece i diademi che ornano il capo della Madonna e del Bambino e i due angeli sopra le figure.

Superati i quattro pilastri inizia poi la serie di cappelle che si snoda lungo tutta la navata e prosegue anche in quella di sinistra.
1. Cappella di Sant’Antonio: collaborarono alla sua realizzazione architettonica vari artisti, così pure per quanto concerne le sculture in marmo e bronzo. La cappella è posta in quello che era l’atrio d’ingresso della Chiesa di Santa Maria. In origine molto semplice, decorata con affreschi di Stefano da Ferrara, fu risistemata in età rinascimentale su progetto di Andrea Briosco. Fu chiamato a dirigerne l’esecuzione Giovanni Minello (1500-1521) mentre Giovanni Maria Falconetto fornì il disegno per la volta (1533) eseguita da Silvio Cosini, Tiziano Minio, Danese Cattaneo, Ottaviano e Provolo Falconetto (figli di Giovanni). La facciata, a doppio attico, presenta cinque arcate. Il primo attico è decorato a svecchiature marmoree policrome con al centro la dedica a Sant’Antonio, l’attico superiore presenta invece cinque sculture di santi entro delle nicchie. Nell’attico interno al centro vi è la data. Nove rilievi in marmo con episodi della vita del Santo, decorano gli intercolumni della cappella. L’altare sopraelevato, fu eseguito da Tiziano Aspetti. La mensa poggia su un’arca di marmo verde che conserva in una cassa d’argento le spoglie del Santo. Le tre statue in bronzo sull’altare, di Sant’Antonio, San Bonaventura e San Ludovico sono anch’esse opera di Tiziano Aspetti. Il cancello di bronzo dietro l’altare e quello davanti all’altare con i quattro protettori della città, sono invece opera di Girolamo Paliari di Venezia.
2. Cappella della Madonna Mora: detta così probabilmente dal colore che aveva la statua sopra l’altare prima del restauro avvenuto nel 1852. È quanto resta oggi della chiesa di Santa Maria Mater Domini.
3. Cappella del Beato Belludi: contiene i resti del Beato Luca Belludi e fu eretta nel 1382. La decorazione pittorica a fresco, con episodi della vita del Beato, fu eseguita nel 1382 da Giusto de’ Menabuoi.
4. Cappella di San Giuseppe: prima della serie di cappelle disposte a raggiera, contiene sulle pareti affreschi di Ermolao Paoletti (1896) e sull’altare una statua marmorea di Leonardo Liso (1895).
5. Cappella di san Francesco: presenta affreschi di Adolfo de Carolis (1928) e di Ubaldo Oppi (1939). Fu dedicata a San Francesco in occasione del settimo centenario della morte. Anticamente dedicata a Santa Chiara.
6. Cappella di San Leopoldo: affrescata da Gherardo Fugel, era un tempo dedicata a San Giovanni Battista.
7. Cappella di San Stanislao: dedicata ora al Patrono della Polonia era prima dedicata a San Bartolomeo. Contiene affreschi di Taddeo Popiel (1899).
8. Cappella delle Reliquie: vi si accede tramite un grande cancello in ferro battuto opera di G. B. Pellegrini (1710). Progettata alla fine del XVII secolo da Filippo Parodi, fu terminata nel 1739. Vi si conservano importanti reliquari, incensieri, etc..
9. Cappella di Santo Stefano: reca affreschi di Ludovico Seitz (1907) compiuti da Biagio Biagetti (1908).
10. Cappella di San Bonifacio: affrescata da Martino Feuerstein. Nella parete sinistra in basso un’urna sepolcrale della famiglia Capodilista (XV secolo) che ebbe la cappella in giurispatronato a partire dal 1470. L’altare è di Giuseppe Longo.
11. Cappella di Santa Rosa da Lima: affreschi di Biagio Biagetti. Sulla parete sinistra infisso il sarcofago di Angelo Buzzacarini. La cappella fu giuspatronato dei Buzzacarini e, dedicata a Sant’Agata, conteneva la pala con il Martirio della Santa, opera di G. B. Tiepolo.
12. Cappella delle Benedizioni
13. Cappella di San Giacomo: internamente affrescata da Altichiero da Zevio e collaboratori nella seconda metà del XIV secolo.
14. Cappella del SS. Crocifisso
15. Cappella del SS. Sacramento: detta anche del Gattamelata. Fatta erigere da Giacoma Leonessa nel 1456 per porvi le ceneri del consorte Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, e del figlio Giannantonio e dedicata ai Santi Francesco e Bernardo. Contiene affreschi di Francesco Squarciane, Pietro Calzetta, Jacopo Parsati e Nicolò Pizzolo. La pala d’altare è di Jacopo Bellini e dei figli Gentile e Giovanni.

All’altezza dell’altare maggiore, all’uscita del presbiterio, è possibile accedere nell’antisacrestia, ornata di due affreschi cinquecenteschi e di uno in stile romanico-bizantino, forse del XIII secolo.
Da qui si accede quindi alla Sacrestia sulla cui volta vi è l’affresco di Pietro Liberi rappresentante la Gloria del Santo (1665). Opere di Bartolomeo Bellano (1469-1472) sono invece i pilastrini intagliati, la cornice con le statue e il Miracolo della mula, la statua di San Ludovico, i due angeli laterali ai piedi dei pilastrini e i quattro putti sui dadi.
Dalla Sacrestia si accede poi alla Sala del Capitolo le cui pareti erano un tempo tutte ornate di affreschi realizzati da Giotto ma che vennero successivamente ricoperti di calce (XVII secolo). Nel 1851 le pareti furono ripulite e fu messo in luce quel po’ che rimaneva dell’intero ciclo. Ora i dipinti visibili sono quelli di Isaia, Daniele, Sant’Antonio, La Morte sulla parete meridionale; sulla parete settentrionale Santa Chiara, San Francesco, San Giovanni Battista, David. Nelle lunette della prete orientale San Francesco riceve le stimmate, Supplizio dei Protomartiri del Marocco. Nella parte inferiore della stessa parete resta poi un frammento della Crocefissione.
Tramite la porta della navata destra si passa nell’andito che conduce ai chiostri. Nell’andito, addossati alle pareti vi sono il sarcofago di Federico da Lavellongo (guerriero bresciano del XIV secolo al servizio dei Carraresi), il sarcofago con le spoglie di Bartolomeo, Ludovico e Nicolò Parisi (1377) e quello con le spoglie di Bolzanello e Nicolò da Vigenza (1380), quest’ultimo decorato dall’affresco con la Incoronazione della Vergine forse opera di Giusto de’ Menabuoi. Segue infine la figura tombale di Caterina de’ Franceschi (1405), fiorentina moglie di Bonifacio Lupi marchese di Soragna.
Da qui si accede poi al Chiostro del Capitolo detto anche “della magnolia” o ” dei morti” poiché un tempo fu un cimitero. Fu costruito contemporaneamente alla Basilica e poi rinnovato nel XV secolo. Nel XVII secolo Matteo de’Pitocchi lo decorò nuovamente data l’usura delle più antiche decorazioni pittoriche. Purtroppo anche la decorazione del Pitocchi andò perduta e nel 1902 il chiostro fu restaurato, come attesta la lapide posta sulla parete settentrionale presso l’uscita.
Il chiostro è ad archi gotici sostenuti da colonnine in marmo rosso e ornato di vari monumenti ed iscrizioni.
Ricordiamo, sulla parete settentrionale, il Sepolcro della famiglia Capodivacca del XIV secolo. A questo segue il Sepolcro dei Marchesi Lupi di Soragna anch’esso del XIV secolo. Sulla stessa parete, poco oltre, una lapide con lo stemma dei Papafava e un’iscrizione ricordante che Alberto Papafava concessa al Comune di Padova di demolire nel 1873, l’edificio sepolcrale esistente nella vicina piazza e di trasportare qui le ceneri di “quella illustre progenie”. Più oltre vi è un bellissimo sarcofago di età paleocristiana racchiudente i resti di Guido da Lozzo (XIII secolo) e della moglie Costanza d’Este. Proseguendo è possibile inoltre incontrare un Sepolcro in marmo rosso dell’inizio del XIV secolo contenete le spoglie di alcuni membri della famiglia da Peraga. Seguono quindi i due sarcofagi e varie lapidi, mentre alla fine della parete vi è il Sarcofago della famiglia Bebi, del XIV secolo. Continuando a destra verso l’uscita del chiostro è visibile una nicchia entro cui posa una Statua di Sant’Antonio in marmo, opera dello scultore padovano Francesco Rizzi attivo nel XVIII secolo (la statua doveva inizialmente essere collocata sopra una colonna in Piazza del Santo).
Sulla parete occidentale segue invece una serie di monumenti funebri di minore importanza storico-artistica.
Inizia la serie della parete meridionale il Monumento ad Antonio Bona (1558) a cui seguono vari monumenti e sarcofagi, fra cui ultimo e degno di nota è il Monumento al giureconsulto Rainerio degli Arsenidi, professore delle Università di Bologna, Pisa e Padova.
Sulla parete orientale si affacciano invece la finestre tardogotiche della Sala del Capitolo.
Di qui è quindi possibile accedere tramite l’andito al Chiostro del Noviziato, eretto nella seconda metà del XV secolo, forse dal Papa francescano Sisto IV e affrescato da Jacopo Parsati da Montagnana. Sulle pareti sono conservati vari monumenti funebri trasportati dalla Chiesa di San Giovanni da Verdara. Orna il centro del chiostro un pozzo decorato con formelle con lo stemma francescano e tritoni e geni a cavallo di mostri marini, opera di Giovanni Minello (1492).
Ritornando nel Chiostro del Capitolo, dalla parete meridionale, si può accedere al Chiostro del Generale, un tempo detto “del refettorio”.
Da quest’ultimo si accede poi alla Biblioteca Antoniana che custodisce numerosissimi codici (quasi un migliaio), incunaboli e le prime edizioni a stampa (cinquecentine).
Segue infine il Chiostro del Beato Luca Belludi.

– Vedi monumenti, musei e vie collegati alla Basilica del Santo





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