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  23/01/2018            10:00
L’anatra, la morte e il tulipano

L’anatra, la morte e il tulipano


Per la rassegna di Teatro ragazzi spettacolo di teatrodanza, musica e parole dai 7 anni liberamente tratto da Ente, Tod und Tulpe, libro illustrato di Wolf Erlbruch.


Idea, traduzione, drammaturgia e regia Bruno Franceschini
coreografia e interpretazione Aldo Rendina e Federica Tardito
musicisti Friedrich Edelmann (fagotto) e Rebecca Rust (violoncello)

scenografia e costumi Cristiana Daneo
musiche di W. A.Mozart, L. van Beethoven, G. Bizet,
H. Gal, P. Hindemith, K. M. Komma
durata ca. 50 minuti

una produzione di Franceschini // Droste & Co. (Berlino),
compagnia tardito/rendina (Torino) e Associazione Sosta Palmizi (Cortona)
L’anatra, la morte e il tulipano
Eolo Awards 2015 – Miglior spettacolo di teatro ragazzi e giovani
Nello spettacolo la danza di Aldo Rendina e Federica Tardito, nutrita di pochissime e significanti parole, si incontra con la musica espressa dal fagotto di Friedrich Edelmann e dal violoncello di Rebecca Rust per narrare ai bambini in modo poetico e coinvolgente l’incontro molto speciale di un’anatra con la morte. Due strumenti, due suoni assolutamente diversi che dialogano dolcemente e intensamente tra loro e con i corpi dei due danzatori, creano una coreografia curata e leggera, venata di ironia che incanta letteralmente i bambini e non solo, proponendo in modo adeguato un tema troppe volte negato alla loro emozione e considerato come un tabù da evitare.

Giocateatro Torino 2014 – Menzione della Giuria
Menzione speciale ex aequo assegnata dall’Osservatorio Critico del Festival Terre Comuni/Terres Communes-Giocateatro Torino per la capacità di affrontare un tema profondo e difficile in modo delicato e poetico. Lo spettacolo fedele al testo originale, intreccia danza, teatro e musica dal vivo, creando un’atmosfera coinvolgente, lieve e capace di attraversare registri diversi. Gli attori-danzatori interpretano i personaggi con singolare naturalezza e notevole bravura.

Era da un po’ che l’anatra aveva una strana sensazione.
“Chi sei? E perché mi segui tutto il tempo?”
“Finalmente mi hai notato” disse la Morte. “Sono la Morte”.

L’anatra si spaventò. Non si poteva certo darle torto.
“E ora sei venuta a prendermi?”
“Ti sono accanto già da quando sei nata – nel caso…”
“ Nel caso?”
“Beh, … nel caso ti capiti qualcosa. Non si sa mai! Un brutto raffreddore, un incidente…”
“E all’incidente ci pensi tu? ”
“A quello ci pensa la vita, come anche al raffreddore, e a tutte le altre cose che possono capitare a voi anatre. Dico solo: volpe!”

L’anatra non voleva nemmeno pensarci. Le venne la pelle d’oca.
La Morte le sorrise in modo amichevole. In fondo era simpatica, se si esclude che era quello che era. Anzi, molto simpatica.

“Andiamo allo stagno?” domandò l’anatra.
Era ciò che la Morte temeva.

Quella dell’incontro fra l’anatra e la morte è una storia dal finale inevitabile, ma inaspettatamente divertente e leggera. In fondo racconta una cosa semplice, e cioè che la morte ci accompagna fin da quando siamo in vita, e che comprenderlo ci aiuta a non averne paura e a sentirci meno soli.

La strana ed inaspettata amicizia fra l’anatra e la morte viene narrata in primo luogo attraverso un linguaggio coreografico, grazie ai corpi e le movenze, ma anche alle voci di Aldo Rendina e Federica Tardito. Un duetto teatrale stralunato, buffo e poetico che sul palco trova la sua ideale corrispondenza musicale nell’inusuale abbinamento fra fagotto e violoncello.

Note di regia

“E ora sei venuta a prendermi?” chiede l’anatra alla morte. La sua risposta è al contempo semplice e illuminante: “Ti sono accanto già da quando sei nata”.

Da questa laconica constatazione parte l’idea dello spettacolo, che prova a immaginare un mondo prima dell’inizio del libro, quando l’anatra vive ancora “senza” la Morte, cioè senza coscienza della sua ineluttabile presenza. Infondo, si tratta di un’esperienza che noi adulti conosciamo bene. Fino ad una certa età il tempo sembra essere una categoria astratta, merce abbondante, superflua, priva di importanza, dilatabile fino all’inverosimile. Poi, d’un tratto, scatta qualcosa, e la percezione che ne abbiamo cambia radicalmente. Il tempo inizia a scorrere, sempre più velocemente, inesorabile, mentre noi dietro arranchiamo, curvi sulla nostra quotidianità, fino a quando non rialziamo la testa e ci accorgiamo che il viaggio sta già per finire. Ecco, vivere accettando la morte può voler dire anche questo: Cercare un tempo, un ritmo più giusto, senza farsi prendere dalla frenesia – a volte ingannevole – della vita.

Lo spettacolo cerca di mettere insieme due visioni drammaturgiche spesso inutilmente contrapposte: Una narrativa e una più squisitamente concertistica. Da un lato quindi la necessità di raccontare una storia, quella dell’Anatra e della Morte, appunto, dall’altro però anche la precisa volontà di non mettere la musica al mero servizio della narrazione, ma di usare lo spazio e il movimento scenico per rendere “visibile”, per capire meglio la musica.

Brevi momenti di prosa fanno da contrappunto a un impianto musicale prettamente concertistico. Le partiture, scritte appositamente per fagotto e violoncello da W.A. Mozart, H. Gal, L. Beethoven, G. Bizet, P. Hindemith e K.M. Komma, vengono eseguite dal vivo dai virtuosi Friedrich Edelmann e Rebecca Rust. Il compito di fare da collante fra questi due mondi è affidato alla danza e al movimento scenico.

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Teatro Verdi,     vicolo dei Livello 32, Padova
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Biglietto 6 euro. Info tel. 049 654669 fax 049 609475 cell. 320 2449985.



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