And the winner is   
Vincitori EtnoFilmFest

Vincitori EtnoFilmFest


La giuria dell'Etnofilmfest, il festival del cinema documentaristico, si è espressa designando come vincitore il documentario Moo Ya (2016) di Filippo Ticozzi.


La giuria dell’Etnofilmfest, il festival del cinema documentaristico diretto dal regista e antropologo Fabio Gemo, e composta da Antonio Andreetta, regista; Giancarlo Beltrame, critico cinematografico; Simone Cangelosi, regista; Zeida Franceschi, antropologa; Alessandra Mercanzin, giornalista, si è espressa designando come vincitore il documentario:
Moo Ya (2016) di Filippo Ticozzi.

MOO YA di Filippo Ticozzi – 64′, 2016 Opio è un uomo cieco che vive in uno sperduto villaggio africano. Passa la maggior parte del suo tempo seduto, ascoltando la propria terra colma di mistero e dal passato sanguinoso. Un giorno, senza un motivo apparente, decide di partire.

Questa la motivazione:
“Accompagnando il viaggio apparentemente senza meta di un vecchio cantastorie cieco, il regista conduce lo spettatore attraverso i paesaggi ugandesi e in comunità devastate dal passaggio brutale della guerra, dove l’esistenza continua al ritmo lento di gesti di vita quotidiana che sopravvivono anche ai drammi della storia. Il racconto delle atrocità è affidato solo alla parola narrante delle vittime e l’obiettivo della macchina da presa si mantiene a una distanza di rispetto, senza inutili e morbose curiosità. Come i grandi ciechi della tradizione mitologica, il protagonista Opio vede senza guardare. E il suo sguardo diviene metaforicamente un monito per noi che troppo spesso guardiamo senza vedere”.

Le SEGNALAZIONI della Giuria vanno a: Giardini di piombo (2017) di Alessandro Pugno e a Mingong (2016)
di Davide Crudetti.

GIARDINI DI PIOMBO di Alessandro Pugno – 73′, 2017. Perù, 4000 metri, dove una volta pascolavano i lama sgorga acqua torbida dalle rocce. Nell’acqua ci sono dei vermicelli particolari, ma dove ci sono vermicelli, c’è forse vita? No, c’è piombo. Le prove sono scientifiche,però chi ci crederà? La comunità di Huayhuay, come tante altre, vive della miniera. E mentre un minatore vede come tutto ciò mette in pericolo il suo lavoro, sua figlia si rende conto che, forse, un giorno le cose cambieranno.

MINGONG di Davide Crudetti – 52′, 2016. Cosa vuol dire andarsene? Lasciare gli amici, i figli appena nati, le montagne in cui sei cresciuto? Salire su un autobus, verso la grande città. Vivere in cinque in una stanza, uguale a migliaia di
altre stanze. Cosa vuol dire tornare? Vedere un villaggio di anziani che invecchia correre dietro a un futuro che non lascia spazi. Sostituire la tua casa di legno con una uguale ma di cemento. Ritrovare tutto e non riconoscere niente.

La giuria ritiene inoltre di segnalare i lavori di due giovani documentaristi che hanno saputo calarsi in realtà geograficamente lontane, le Ande peruviane e i villaggi rurali del Sud della Cina, per raccontare le conseguenze sulle persone e sulle comunità delle trasformazioni imposte dalla modernizzazione.






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