Vinicio Capossela e Andrea Segre
14 Ottobre 2013In seguito alla proiezione di alcuni estratti del film ‘Indebito’, in uscita nelle sale del Multisala Pio X a dicembre, Andrea Segre ha preso la parola di fronte a una platea colma di gente e in risposta alle domande di Sergio Staino ha illustrato l’esperienza del film, realizzato «con una buona inquadratura, ottime riprese e montaggio particolare»: l’ambientazione, un ex fabbrica nella zona del Pireo, è in grado di immergerci in brevissimi secondi «in un’area simile a quella dei film di fantascienza, quasi post bomba». Le baracche sullo sfondo in realtà sono state costruite dallo scenografo, con «scene dell’ultimo film mai costruito» ambientato in una baraccopoli di afghani e pachistani nel tentativo di raggiungere per nave l’Italia: «ho trovato questo set – spiega Andrea – per puro caso e ho cominciato a girare ricercando una sequenza di fatti e di volti che solo alla fine del film hanno un nome». L’unico elemento vivo che compare all’inizio del film è il «rumore del mare» e ci accompagna fino alla fine: questo contribuisce a straniare il telespettatore, non si sa mai se si è in un paese fantascientifico perché Andrea sta «collaudando qualcosa in cui ben presto ci troveremo anche noi», la crisi irreversibile. «Dentro la cultura greca – afferma Vinicio, presentando ‘Tefteri’, libro su cui si basa la sceneggiatura del film – ho trovato delle parole applicabili alla cultura della crisi che anche l’Italia sta vivendo: il viaggio, interpretato in una certa misura anche sullo schermo da me, rivive le situazioni che mi hanno più colpito, come la percezione netta dell’esistenza di un gruppo sociale molto colto ma allo stesso tempo povero dal punto di vista dei beni materiali». Questi musicisti si possono incontrare in taverne invisibili sulla strada e suonano rebetiko, è una cultura viva da più di cento anni, «non come una canzone attuale che dura solo un’estate». «Come in Italia – continua Vinicio – troviamo giovani geniali che lavorano in situazioni di completa miseria: è per questo che sosteniamo una raccolta fondi in favore dell’istruzione». Con il passaggio del ‘pulmino giallo’, una cassa raccogli – soldi tra il pubblico, si spera sempre in «un punto di svolta».
Camilla Bottin















