Corrado Augias e Giuseppe Fausto Modugno

14 Ottobre 2013 By Elena Bottin

Un Auditorium stracolmo di gente per un personaggio che lo scrittore francese Rolland descrive come «piccolo e tozzo, dal collo grosso e dal viso rosso acceso»: Augias racconta la magia che sta dietro a un monumento della musica, rendendocelo più umano, più vivo. «Doveva essere necessariamente un uomo forte – spiega Corrado – per superare le avversità che si è trovato davanti». A spiegare l’incredibile novità della sua personalità musicale davanti a un pianoforte a coda c’era il Maestro Modugno: «con Beethoven – afferma orgoglioso – inizia la sonata, i canoni di quello che era uno strumento musicale ancora acerbo vengono sconvolti con risultati straordinari». Accennando con un movimento veloce di dita il tema della marcia funebre sulla morte di un eroe della Terza Sinfonia, Modugno spiega al pubblico incuriosito cos’è il «ritmo puntato» e lo paragona alla marcia funebre di Chopin. «Quella di Chopin – commenta Augias – è una marcia veramente triste, rivolta ai familiari, mentre quella di Beethoven è epica: con la Terza Sinfonia abbiamo il primo esempio di una composizione musicale che ha direttamente a che fare con la politica, è stata eseguita tre mesi prima che il Senato francese proclamasse Napoleone imperatore». In Napoleone Beethoven aveva visto l’eroe della libertà, ma dopo la proclamazione strappò la dedica: la collera nei confronti di «quell’uomo che aveva visto cavalcare il mondo e che poi si era trasformato in un arrogante politico» era aumentata a dismisura. «Uomo collerico», romantico per eccellenza, Beethoven con il supporto delle note e delle parole, si è fatto Protagonista: ripetere i dati biografici può apparire superfluo, ma quello che è certo è la sua grandezza. Ancora oggi dopo duecento anni siamo qui a parlarne e due relatori d’eccezione come Augias e Modugno non possono che renderci ancora più visibile la sua ‘aura’.

Camilla Bottin