Uriah Heep: un mito rock senza tempo
13 Maggio 2013Più di quarant’anni di attività e non sentirli, il gruppo hard & heavy inglese degli Uriah Heep è tornato alla carica con un live che continua a trasmettere energia positiva, nonostante le numerose vicissitudini che hanno segnato l’avvicendarsi di formazioni diverse. Storico è Mick Box, chitarrista che intreccia la sua figura con quella della band, uno degli ‘incompresi’ talentuosi della chitarra degli anni Settanta che nel 23° e ultimo album ‘Into the Wild’, composto in collaborazione con il tastierista Phil Lanzon, emerge con tracce sonore degne di attenzione, rimanendo fedele ai Deep Purple del periodo Gillan. Non ci siamo mossi da un’epoca segnata dalla musica rock, dopo la morte del cantante David Byron, rimpiazzato dal frontman John Lawton, la serata al Gran Teatro Geox ha ripreso gli album degli esordi, da ‘Very’eavy… very’umble’ a ‘Demons&Wizard’ e a ‘Magician’s Birthday’, in una celebrazione senza tempo di un Talento Musicale che sa esprimersi con rinnovata freschezza. Non sono più giovani Mick Box e compagni, ma sul palco viaggiano a mille, con un entusiasmo irrefrenabile: donne a iosa fatte salire sul palco, una di loro abbraccia Mick. Le guardie del corpo osservano con sospetto la folla che si avvicina sempre di più al palco dopo che, a metà concerto, John fa cenno a tutti di avvicinarsi, per ‘live the music’: non c’è distanza tra il pubblico e il gruppo inglese, si canta insieme, in un caleidoscopio di età, dai ragazzi ai rockettari meno giovani, fino a signore dall’aspetto casalingo. E’ stato un concerto vissuto, ma senza gli eccessi che caratterizzano altri momenti della storia rock, gli Uriah Heep sono ‘very’umble’, umili e potenti allo stesso tempo, entrano nell’anima con la pretesa di ‘vivere la musica’. Imparare dai maestri si può ancora.
Camilla Bottin