The Elephant Man: la compagnia Moliere convince

4 Aprile 2013 By Elena Bottin

L’abilissima regia di Giancarlo Marinelli ci conduce per mano nella contrastante e disumana Londra vittoriana di fine Ottocento, nel mondo dei fenomeni da baraccone, i cosiddetti freaks. Uno di essi, John Merrick, volgarmente etichettato come ‘l’Uomo Elefante’, verrà scoperto casualmente in una fiera da un rispettabile medico del London Hospital, Frederick Treves, narratore in prima persona del racconto al quale si ispira la storia, drammatizzato al cinema dal superbo David Lynch.
Qui non troviamo le atmosfere oniriche del film di Lynch, ma la dimensione psicologica e umana appare in presa diretta, con il confronto/scontro tra la mentalità chiusa di un mondo borghese ipocrita che rifiuta la diversità o l’accetta solo spettacolarizzandola e l’umanità che sa circondarsi di poesia e bellezza interiore, incurante dell’estetica. Al ‘mostro’, dal volto deformato a causa della Sindrome di Proteo, ci si avvicina con paura, imbarazzo, tenerezza, compassione, malsana curiosità, addiruttura con malvagità: il perfido Bytes, che si ritiene proprietario dell’Uomo Elefante, lo rapirà dalla casa in cui era in cura, riportandolo a un destino infelice, di derisione. La maschera, realizzata da Sergio Stivaletti, nasconde le belle fattezze di Daniele Liotti, colui che è stato definito l’uomo più bello d’Italia: un mostro che cela una bellezza interiore, un significato profondo che Marinelli ha voluto approfondire al giorno d’oggi, con l’estetismo imperante, il botox, il culto dell’apparenza.
La chiave del dramma è l’empatia, quella che si sviluppa in Madre Shead, infermiera capo, nel giovane chirurgo Treves e nella dolce Ann, consorte del dottore: Ivana Monti, Rosario Coppolino e Debora Caprioglio, un trio di attori che sanno trasmettere emozioni, distinguendosi dal conformismo, spiccando per sensibilità. Ecco che in scena a recitare c’erano i veri volti delle persone: “io non sono un animale, sono un uomo”, un urlo disperato, che viene dalle viscere, una lezione morale fatta carne. Lo spettacolo della Compagnia Moliere, patrocinato dalla Regione Veneto, continua la sua tournée in Veneto nei prossimi giorni, con una tappa a Treviso e a Cittadella: la scena finale allude alla liberazione dell’io da un mondo soffocante, con la luce a ricoprire il volto dell’Uomo Elefante, finalmente bello. Un commovente e meraviglioso inno alla vita e alla dignità e ricchezza nella totalità della diversità umana, consigliato.

Camilla Bottin