L’Elisir d’amore – Prova generale

26 Luglio 2013 By Elena Bottin

Frizzante come il vino, anzi come un elisir d’amore: gli amanti, Tristano ed Isotta, pendenti dalle labbra della bella e ritrosa Adina, come miraggio d’avventure meravigliose si fanno corpo e voce nei panni di Lavinia Bini e Fabrizio Paesano, in un vortice di incomprensioni, per risaltare su una scenografia semplice ma d’effetto. Giulio Ciabatti, già noto ai padovani per il ‘Don Pasquale’ dello Zuckermann, sempre sotto le stelle, ci ha lasciato un’impressione pop: un restyling per Donizetti, con un abbigliamento sfavillante alla Grease, con leggere sfumature malinconiche alla Pratolini. Siamo a metà secolo, qualcuno ricorderà con un sorriso i soldatini di piombo dell’infanzia: i militari, nei loro gesti scanzonati, ricordano statuine vivaci e il dolce dottor Dulcamara, interpretato da un superbo Filippo Morace, giunge da una dimensione di favola e siamo incerti se crederlo reale o prodotto dell’immaginazione, nei suoi modi misurati, tardi e lenti. Farfalline, giocose e lievi, le figure del coro, deliziose nei loro colori pastello, si stagliano maliziose per creare visioni d’insieme d’effetto: Giannetta, interpretata da una magnifica Silvia Celadin, sparge la voce di una presunta eredità e donne, donne dappertutto circondano il fortunato. Ma quella «furtiva lagrima» tarda ad arrivare e il sergente Belcore, rivale in amore di Nemorino, ottiene l’allontanamento del contadino, arruolatosi per ottenere il denaro: ancora pozione, ancora vino. Un cast giovanissimo, sulla media dei trent’anni, con grande presenza scenica: la protagonista Lavinia Bini, oltre che bella, ha una voce meravigliosa che s’armonizza a meraviglia con la foga del direttore d’orchestra, il passionale Giampaolo Bisanti, che ha condotto con mano sicura l’Orchestra di Padova e del Veneto, con l’aiuto del maestro del coro Dino Zambello. E’ un’opera fresca, dà un sapore di novità alla stantia tradizione lirica: lo spirito di Donizetti che voleva un melodramma giocoso e arguto è stato colto, trasformato alla lettera, appeso ai palloncini colorati sulla scena. Il contratto strappato lascia libero Fabrizio Paesano di lasciarci cullare dalla sua voce armoniosa e l’apparizione di Mattia Olivieri, un Belcore imponente e presentuoso, dalla voce stupenda, rende il momento magico: i presenti erano dentro la scena, dentro la storia. Questi ragazzi non solo sanno cantare bene, sanno anche recitare. Un’ubriacatura lirica.

Camilla Bottin

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