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L'autrice di 'Il ricordo dell'amore'   
Intervista ad Aminatta Forna

Intervista ad Aminatta Forna


Intervista alla scrittrice Aminatta Forna che ha pubblicato per Cavallo di ferro l'edizione italiana di 'The Memory of Love', romanzo che nel 2011 ha vinto il Commonwealth Writer's Prize.


Adrian, uno dei personaggi principali del romanzo ‘Il ricordo dell’amore’ (Cavallo di Ferro Edizioni 2014), si divide tra la Sierra Leone dove trova inaspettatamente l’amore e l’Inghilterra dove ha una moglie e una figlia. Anche Lei ha un background culturale che si bipartisce tra l’Africa e l’Inghilterra, vuole spiegarci come vive questa dualità all’interno della Sua personalità?
Io non vivo nessuna dualità e mi sono chiesta a lungo perché gli altri siano così ossessionati da questa domanda. Ho molti amici con background misti e mi accorgo che noi pensiamo molto poco a questa faccenda eppure ci viene posto lo stesso quesito più volte. Mi sono resa conto che per una persona che è monoculturale l’idea di una persona con due culture rappresenta qualcosa che è in qualche modo inquietante o snervante. In un momento di cambiamento globale siamo arrivati a diventare un parafulmine per le ansie altrui. Avete paura. Purtroppo non riesco davvero a spiegarlo, così come voi non riuscite a spiegare a me com’è vedere il mondo da un unico punto di vista, senz’altra struttura di riferimento. Questa è per me la domanda più interessante e sconcertante. Ho visto persone vivere uno shock culturale appena entrano in un mondo che non conoscono e mi sento molto dispiaciuta per loro. Quanto a me so che ci sono più esperienze, più modi di vedere le cose. So anche le persone sono praticamente uguali in tutto il mondo: appena te ne rendi conto tutto diventa più facile.

Lei è una giornalista della BBC e ha realizzato alcuni documentari ambientati in Africa: il tema principale è l’arte e per illustrarla ha utilizzato più narratori. Questo modo di raccontare è presente anche nel romanzo ‘Il ricordo dell’amore’, una tecnica narrativa che mi ricorda in parte i romanzi ottocenteschi. Quali influenze letterarie e visive hanno operato sulla Sua immaginazione?
Ero una giornalista della BBC e mi sono concentrata sulle arti e sulla politica, ho lasciato il lavoro nel 1999. Mentre ero lì ho realizzato tre documentari televisivi sulla storia africana tra cui ‘Le biblioteche perse di Timbuktu’. Ho realizzato anche un gran numero di altri programmi televisivi e radiofonici su argomenti diversi. Io non sono una lettrice dei romanzi ottocenteschi, per cui non posso fare commenti in merito. Ne ‘Il ricordo dell’amore’ uso più narratori al fine di esplorare diversi punti di vista: Adrian è l’outsider, in un certo senso è il lettore che non sa a cosa sta andando incontro. Elias rappresenta il passato del paese, nel corso del romanzo cerca di spiegare il suo ruolo e per farlo ricorre ad Adrian, l’outsider. Adrian (o il lettore) devono decidere se sta dicendo la verità. Kai invece è la persona a cui appartiene il futuro del paese, lui sa cosa è successo e deve decidere il suo posto. Il romanzo esplora i temi del tradimento e dell’amicizia per più di due generazioni.

‘Il ricordo dell’amore’ ha vinto il Commonwealth Writer’s Prize: il medico Kai è un modello di riferimento per i medici di ogni dove, è instancabile, dedito al suo paese, sempre presente dove c’è necessità. Questa figura mi ricorda i dottori che lavorano per associazioni internazionali quali ‘Medici senza Frontiere’, quanta ispirazione ha tratto dalla realtà che conosce personalmente?
Se leggete i Ringraziamenti alla fine del libro avrete la risposta: ho studiato le scene dell’ospedale ne ‘Il ricordo dell’amore’ presso l’ospedale di Emergency a Freetown (Emergency è un ONG italiana). Ho rotto il mio tendine d’Achille e per breve tempo sono stata paziente lì. Per l’operazione sono andata in Inghilterra ma quando sono tornata in Sierra Leone ho chiesto se potevo trascorrere del tempo osservando in ospedale. La squadra in Sierra Leone mi ha aiutato moltissimo nel creare l’impostazione della storia e a immaginare i personaggi, ma questo resta comunque un romanzo di finzione.

Camilla Bottin

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