Incontro con Luca Giordano

18 Luglio 2013 By Elena Bottin

Mercoledì 17 luglio al Bar Ral 1019 nella suggestiva Piazza delle Erbe, con il Palazzo della Ragione alle spalle e uno spritz in mano, Luca Giordano ha presentato il suo romanzo d’esordio, ‘Qui non crescono i fiori’. L’ultimo incontro della rassegna letteraria organizzata da Progetto Giovani, a cui ha arriso un buon successo di critica e di pubblico, con un Francesco Targhetta schivo tra il pubblico, ha visto la presenza di Elvira Scigliani, giornalista de Il Mattino, amica stretta dell’Ufficio, per la «conoscenza reciproca e la diffusione della letteratura». Luca, oltre a essere diplomato al Centro Sperimentale di cinematografia, ha solo ventotto anni ed è di Torino: ha pubblicato con ISBN edizioni, con una grafica essenziale e d’impatto. La storia è ambientata in un’isola (forse Lampedusa), con «babbo Mario e i due figli», poco avvezzi alla comunicazione sentimentale: «Luca – afferma Elvira – ha definito la propria opera secca, familiare e violenta». L’autore ha preso ispirazione da una storia locale che «non permetteva speranza», secondo Elvira, «è un libro da cui è impossibile ‘scollarsi’, per via di un segreto misterioso che lo anima», con delle pagine scritte in corsivo, più storie contemporaneamente tanto che sembra di vedere le dinamiche di un film. Luca Giordano è infatti anche sceneggiatore, esiste un «terzo tempo» del film, ed Elvira, curiosa, vorrebbe sapere la differenza tra la scrittura per un film e la scrittura per un romanzo. «Per il momento – afferma Luca – ho scritto poco sia per il cinema sia per il romanzo, mentre un cortometraggio non lo si scrive da soli, ma con la collaborazione del regista. Le implicazioni sono molte, la presenza del regista è fondamentale e così pure il mercato e la fattibilità dell’operazione sono presupposti di cui non si può fare a meno. Anche se questo libro può assomigliare a una sceneggiatura, con dialoghi secchi e una struttura in tre atti, è più semplice da far arrivare a un pubblico di fruitori». In quest’isola «sembra di esserci dentro», inizialmente era la Sicilia, poi è passata ad essere la Sardegna, poi «un posto dal quale fosse difficile uscire»: le descrizioni sono frutto di un lungo viaggio in Sicilia, un’elaborazione che a Luca è costata mesi, con uno studio approfondito di Lampedusa anche se non c’è mai stato, in particolar modo delle spiagge. Poi ci sono altri personaggi, non sono umani, ma cani randagi: «Luca – afferma Elvira – ha avuto una bruttissima esperienza da bambino con i cani, giocando a calcio si è infilato in una villa per recuperare il pallone e si è trovato davanti un enorme San Bernardo, senza conseguenze». Quando poi gli è stato regalato un cucciolo, questo diventa il suo compagno per la vita: questo rapporto con il cane lo ritroviamo in Salvatore, il più piccolo che ha voglia di cambiare. «Grande compassione» per Damiano che diventa cattivo perché «non trova il suo posto nel mondo»: per descrivere «personaggi così lontani dall’umanità» Luca segue tre momenti diversi, i cosiddetti tre atti.

Camilla Bottin

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