Un «divertimento» di Mozart ha animato la serata delle oltre duecento persone presenti nella Chiesa sconsacrata di San Martino di Este: il pubblico, immerso in un’atmosfera oscura rischiarata appena dal fioco bagliore delle note, si è sentito divampare una volta che esse, prese dalla magia dell’alternarsi di tregue andanti a scorribande allegre, hanno cominciato a rincorrersi l’un l’altra, in una riproposizione fedele dello spirito che aleggiava nei salotti mondani di fine Settecento.
Il quartetto – anzi terzetto – nell’esecuzione dello spartito per un trio d’archi si è appoggiato poi, con Schumann, all’introduzione di un nuovo violino e del suono melodioso del pianoforte, suonato all’epoca da Clara Schumann e da Mendelssohn. Il Quartetto Auryn, con questo concerto, ha voluto omaggiare la grande figura di Mozart, associandogli, volta per volta, compositori dell’epoca romantica come Schumann, Dvorak e Brahms: un intento nobile che è riuscito anche grazie alla collaborazione del violinista Volker Jacobsen e del pianista Peter Orth.
«E’ con grande piacere che l’Amministrazione Comunale di Este – afferma il sindaco Giancarlo Piva – ha sostenuto la settima edizione degli Incontri Internazionali di Musica da Camera Città di Este, è un onore poter ospitare qui da noi per tre sere di fila, musicisti di tale levatura».
Il Quartetto Auryn prende il nome dall’amuleto della ‘Storia Infinita’ di Micheal Ende, un portafortuna che gli è ben valso la fama di essere uno dei più celebri quartetti d’archi oggi in attività. Composto da Matthias Lingenfelder (violino), Jens Oppermann (violino), Volker Jacobsen (viola) e Andreas Arndt (violoncello), l’ensemble è stato premiato nei due tra i più prestigiosi concorsi internazionali per Quartetto d’archi, l’ARD Wettbewerb di Monaco e l’International String Quartet Composition di Portsmouth in Inghilterra. Di Schumann è stato proposto il quintetto per pianoforte e archi op. 44 in Mi bemolle maggiore, capace di alternare, nei suoi quattro momenti, slanci di passione a visioni di un lirismo più profondo, quasi sotterraneo. La marcia che dà il nome al secondo movimento si configura come un lungo lamento di morte, ma nel suo finale conduce a uno Scherzo trascinante, quasi alludendo a una danza misteriosa che si sprigiona nel tocco delle corde degli archi. Con questa forma nuova, il compositore romantico dimostra di essere all’altezza della fama che gli viene tributata dalla storia della musica: un’estasi impagabile.
A conclusione della serata il Quartetto ha voluto deliziare il pubblico con un estratto da Brahms, per salutarsi nella speranza di nuovi incontri l’anno venturo.

Camilla Bottin