I Medici Senza Frontiere e l’emergenza Siria

28 Maggio 2013 By Elena Bottin

Due anni di conflitto hanno portato la Siria a vivere una «condizione gravissima di emergenza», con un bilancio di più di 70.000 vittime: la regione, preda di atroci e strazianti conflitti interni tra i ribelli e il governo – dittatura, si trova a dover fronteggiare una situazione a dir poco «insostenibile», con l’«assistenza umanitaria in stallo», in quanto gli ospedali pubblici vengono bombardati e le uniche strutture mediche di carattere precario riescono a malapena a fronteggiare l’afflusso di rifugiati, terrorizzati all’idea di ricevere cure in edifici pubblici. La dottoressa Luisa Mancini di Medici Senza Frontiere, con l’ausilio di proiezioni video e fotografie da lei stessa scattate in uno degli ospedali in Siria, nella serata di lunedì 27 maggio presso l’Aula Magna dell’Istituto Ruzza, ha fatto luce sulla situazione, illustrando ai presenti con dovizia di particolari le reali condizioni di vita che volontari e personale medico si trovano a dover affrontare. A moderare l’incontro c’era Cinzia Pavanati di Medici Senza Frontiere sezione di Padova, con all’attivo numerosi sostenitori sul gruppo di Facebook, nella rinnovata speranza che informare voglia dire sensibilizzare.
In uno stato in cui regna «molta confusione» e in cui ogni ricoverato in ospedale diventa un potenziale sospetto, «bisogna creare quelle garanzie che permettano ai volontari siriani di formare nuovi operatori sanitari e dare loro le strutture adeguate», in maniera tale da fronteggiare quella che si sta rivelando una vera e propria «tragedia umanitaria». Le foto di bambini feriti e di ustionati gravi, accompagnate da aneddoti incompatibili con la mentalità occidentale, come il rifiuto per un musulmano di farsi curare da una donna, feriscono la vista e il cuore, ma la visione di uova di Pasqua colorate offerte dai medici mette allegria, dona un poco di speranza, così come il sorriso di una piccola.
Piccoli gesti che valgono una carriera, i Medici Senza Frontiere combattono da soli questa battaglia, «chiedendo aspettative», affrontando pericoli e rinunciando a una vita fatta di routine e sicurezze: quando da Roma arriva la «chiamata» è prerogativa del medico scegliere se accettare o meno, ma ogni giorno che passa il convogliamento delle forze umanitarie sulla Siria è sempre maggiore data la gravità della situazione. La dottoressa Mancini ha dato prova, con la sua dedizione alla causa, di essere una persona meravigliosa, capace di sacrificio: quello che chiede, con la sua testimonianza, è di essere partecipi, di dimostrare una maggiore sensibilità.
Il numero di giovani presenti in sala, forse studenti di Medicina, era incredibilmente elevato: questo getta una luce di speranza sui dottori di domani, una catena di solidarietà che ha origine nel cuore di Padova.

Camilla Bottin