A tu per tu con il cast della compagnia teatrale L’Archibugio
23 Dicembre 2013La vostra compagnia è nata nel 2009 con l’intento di “parlare di storia attraverso il linguaggio teatrale”: la Storia è una semplice cornice ai fatti narrati o ne diventa la protagonista?
G.B.: Dipende da spettacolo a spettacolo. “Paolo e Orgiano”, il nostro primo copione, ricalcava fedelmente gli atti di un processo veneziano di inizio Seicento, ma già la trilogia sul celebre bandito Zanzanù ha segnato un cambiamento di linguaggio artistico: a parti fedelmente estrapolate da documentazione originale si sono affiancate delle variazioni sul tema, delle libere – ma pur sempre filologiche – interpretazioni sulla psicologia dei personaggi.
G.F.: Con la “Bisbetica domata” possiamo dire di aver tentato il processo inverso, dando – o forse restituendo? – una connotazione storica a un testo divenuto un classico. Ci siamo chiesti che effetto avremmo ottenuto ambientando il Veneto “immaginato” da Shakespeare in quel Veneto “storico” sul quale avevamo lavorato nei precedenti allestimenti. Completamente diverso l’approccio alla nostra ultima produzione, alla quale stiamo ancora lavorando: ragionando su come allestire “La guerra” di Carlo Goldoni, siamo giunti alla conclusione che il modo migliore per rendere giustizia al genio comico di questo celeberrimo autore potesse essere quello di decontestualizzare il testo, lavorando liberi da qualsiasi sovrastruttura e dal rischio di cadere nella trappola dell’ennesima ricostruzione di un Settecento di maniera. Niente giubbe rosse quindi per i grotteschi soldati goldoniani, ma una più attuale mimetica.
La vostra ultima produzione, “La bisbetica domata” di Shakespeare è ambientata a Padova: quanto questa vicinanza territoriale vi ha aiutati a calarvi nei ruoli prescelti?
G.F.: La “Bisbetica domata” si apre con l’arrivo a Padova di un giovane pisano, Lucenzio. Tre le sue preoccupazioni: scegliere un buon corso universitario al quale iscriversi, trovare un alloggio adatto e magari una bella ragazza. Insomma, gli stessi problemi che ancora oggi qualsiasi matricola si trova ad affrontare e che anche noi, per aver studiato a Padova, conosciamo più che bene.
G.B.: La dimensione universitaria è sempre presente sullo sfondo narrativo della nostra “Bisbetica”: il nostro allestimento parla il linguaggio della goliardia e dello scherzo feroce. Certo, mancano spritz e papiri ma non si può negare che i personaggi immaginati da Shakespeare se la cavino più che egregiamente tra osterie, mascherate e maldestri tentativi di abbordaggio.
“Zanzanù, il bandito del lago” si basa sulla documentazione originale raccolta dal prof. Claudio Povolo, lo spettacolo è nato come conseguenza di queste ricerche? Che tipo di rapporto avete instaurato con il materiale storico?
G.B.: Non sono molti gli studiosi disposti a concedere gli esiti dei loro studi a una compagnia teatrale. Da questo punto di vista siamo grati al prof. Povolo per la fiducia che ci ha sempre dimostrato, affidandoci prima le sue ricerche su Paolo Orgiano e ora quelle su Zanzanù.
G.F.: Si tratta indubbiamente di un grande onore, ma anche di una grande responsabilità: raccontare la storia attraverso il teatro non significa banalizzarla, ma nemmeno si può pretendere di portare in scena tutta la complessità del documento originale. Con il nostro progetto stiamo tentando di avvicinare alla storia e alla ricerca storica un pubblico più vasto rispetto a quello degli addetti ai lavori, e questo comporta dei necessari adattamenti. Quello che stiamo cercando è un equilibrio tra rigore filologico e necessità narrative.
G.B.: Certo, il nostro lavoro è notevolmente agevolato quando il fatto storico è già avvincente di suo. Difficile non farsi coinvolgere da una vicenda come quella di Zanzanù, un uomo che scelse di diventare bandito per vendicare l’omicidio del padre e che per vent’anni diede filo da torcere alla Serenissima. Appena ricevuto il volume del prof. Povolo ci siamo letteralmente buttati a capofitto tra le carte dei numerosi processi mossi a suo carico, interrogandoci su quale fosse il modo migliore per raccontare quella storia.
G.F.: Alla fine abbiamo optato per una trilogia: tre spettacoli autonomi nei quali abbiamo scelto di approfondire le diverse sfaccettature di un personaggio complesso e contraddittorio come Zanzanù. Per secoli si è parlato di lui come un fuorilegge senza scrupoli e assetato di sangue. Sulla scorta della ricostruzione biografia condotta del prof. Povolo abbiamo cercato di andare oltre alla rappresentazione stereotipata che ne vollero dare gli uomini che gli diedero la caccia, per raccontare un personaggio a tutto tondo.
Camilla Bottin