29 agosto. E’ cominciata la sessantanovesima Mostra del Cinema di Venezia
29 Agosto 2012
Ha inizio oggi la sessantanovesima Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica – La Biennale di Venezia, sotto la direzione di Alberto
Barbera. La giuria, presieduta dallo sceneggiatore, regista e produttore
americano Michael Mann (attore di grandi successi come L’ultimo dei mohicani del 1992 e Collateral del 2004) dovrà assegnare il Leone d’oro ad uno dei
diciotto film internazionali, in prima visione mondiale, tra loro in
competizione qui al Lido di Venezia. Benché i preparativi siano ancora da
ultimarsi, tutto è pronto per la cerimonia di apertura che si svolgerà in sala
Grande alle ore 19. Laetitia Casta, in formissima con un tubino a fiori e
Marina Abramovic, conturbante con il suo abito nero ed i capelli in libertà,
hanno già concesso un primissimo bagno di folla in favore di fotografi e fan
ancora spaesati. Il loro compito, nei prossimi giorni, tuttavia, sarà più
impegnativo di quello che, ad oggi, la loro bellezza gli ha assegnato. Sono
infatti entrambe componenti della Giuria di Venezia 69, insieme al regista
taliano Matteo Garrone, al produttore Ho-Sun Chan, al premio Israeli Academy
Ari Folman, alla cineasta franco-svizzera Ursula Meier, all’attrice inglese di
Minority Report Samantha Morton e al regista argentino Pablo Trapero.
Alberto Barbera, in controtendenza rispetto alle edizioni degli anni
passati, ha deciso di aprire le proiezioni con un film fuori concorso non
particolarmente ricercato: The Reluctant
Fundamentalist, della regista indiana Mira Nair, nota, per lo meno, grazie
a Salaam Bombay! del 1998 e Monsoon Wedding, leone d’oro a Venezia
nel 2001. Il film presentato quest’anno è tratto dall’omonimo romanzo di Mohsin
Hamid, edito in Italia da Einaudi nel 2007, e racconta la vicenda di Changez
Khan, giovane, nobile, brillante e volitivo pakistano che, negli Stati Uniti ante settembre 2001, trova successo,
amore e felicità. Il crollo delle Torri Gemelle porterà Changez a confrontarsi
con le proprie origini e a far ritorno nella Patria resa incandescente
dall’occupazione americana. La violenza lo obbligherà, apparentemente, ad
assumere delle posizioni nette e pregiudiziali sull’Occidente, sul Pakistan,
sulla propria famiglia e sui fondamenti, irrimediabilmente antitetici, attorno
ai quali ruotano i due mondi tra i quali egli è un ponte. Mentre tuttavia il
romanzo di Mohsin Hamid è soprattutto un thriller nei quale due protagonisti,
un giornalista americano e un giovane pakistano, si studiano a vicenda, nel bel
mezzo di un’ intricata vicenda di spionaggio internazionale con tanto di
rapimento di un cittadino americano, la trasposizione cinematografica, vede
dedicare la maggior parte delle energie della cineasta indiana allo scopo di
girare un film il cui fine politico, nella sua declinazione pacifista ed
ecumenica, rischia di rendere opaca la vicenda narrativa, in favore di una
mobilitazione generale di sentimenti, che nuocciono non poco all’efficacia
della pellicola, candidata, sicuramente, a riempire le sale degli amanti dei
buoni sentimenti, ma altrettanto sicuramente destinata ad essere messa a bella
posta in favore delle cannonate dei critici più raffinati che potrebbero non
apprezzare lo schematismo sin troppo evidente all’interno del quale si muovono
le emozioni dei protagonisti.
Il registro decisamente documentaristico rende godibile, invece, il
lungometraggio del noto regista americano Jonathan Demme che, con Enzo Avitabile – Music Life, propone la
ripresa cinematografica di uno spaccato della vita professionale e umana del
noto musicista napoletano, conosciuto in tutto il mondo per il suo tentativo,
riuscito, di fare musica fondendo generi, strumenti, strutture ed atmosfere
provenienti da tutto il mondo.
Enzo Avitabile – Music Life, secondo le
parole di Demme è ’un ritratto musicale filmato’, dal quale emerge in
modo nitido l’immagine di un uomo che ha fatto della musica non solo la propria
ragione di vita, ma anche un mezzo molto efficace per collegare tra loro
culture lontane. Si assiste così ad uno sprigionarsi di passione, amicizia,
amore per la vita e bellezza che suggerisce di prendersi 80 minuti di pausa
dalla quotidianità per gettarsi nel mondo di questo genio e nella sua musica,
capace di condurci nel pieno della raffinatezza musicale più alta con la
semplicità e la naturalezza che è solo dei grandi dell’arte.