10 settembre   
10 settembre 2017:  giornata mondiale per la prevenzione del suicidio

10 settembre 2017: giornata mondiale per la prevenzione del suicidio


Per saperne di più, ne parliamo con Diego de Leo, professore emerito di psichiatria, che di questa giornata è stato l'ideatore.


Il 10 settembre ricorre la giornata mondiale per la prevenzione suicidio. Più di 100 nazioni al mondo organizzano eventi culturali, conferenze, marce e biciclettate per sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica su questa tragedia.
Il suicidio è un evento terribile, molto spesso è difficile prevenirne l’accadimento. Affrontare un suicidio è sempre una situazione complessa e dolorosa, che segna le persone coinvolte. La mancanza di preparazione alla perdita improvvisa e il peso del tabù, molto spesso inibiscono il bisogno di conforto e confronto, stigmatizzando chi, rimanendo in vita, sopravvive alla perdita di un proprio caro.
Il suicidio è fra le prime 20 cause di morte nel mondo per tutte le fasce di età. Un numero molto elevato che, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), segnala in aumentato del 60% negli ultimi 45 anni.
In collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Associazione Internazionale per la Prevenzione del suicidio è la promotrice di questa speciale giornata.

Per saperne di più, ne parliamo con Diego de Leo, professore emerito di psichiatria, che di questa giornata è stato l’ideatore.

Professor De Leo, perché una giornata mondiale sulla prevenzione del suicidio?
Perché è importante che tutti diventiamo consapevoli della sofferenza estrema che spinge 800.000 individui ogni anno nel mondo a compiere un gesto irreparabile. Perché se ne parli e perché così si sconfigga lo stigma che favorisce l’isolamento delle persone spingendole a non chiedere aiuto in caso di bisogno.

Come le è venuta l’idea di creare una giornata per la prevenzione del suicidio e quando è stata organizzata per la prima volta?
Molte organizzazioni non governative e molte società scientifiche dedicano specifiche giornate di calendario a realizzare manifestazioni ed eventi che servano ad aumentare la consapevolezza di un dato problema. Nel caso del suicidio non è stato così ovvio ottenere il beneplacito delle organizzazioni internazionali per fare altrettanto, dal momento che il suicidio di per sé non è una malattia ma un comportamento che si adotta per molti motivi diversi. In aggiunta, il silenzio tombale che tradizionalmente circonda questo fenomeno ostacolava qualsiasi iniziativa al riguardo.

E quindi?
Era mia aspirazione uscire allo scoperto e dedicare una giornata di calendario anche alla lotta contro il suicidio, un fenomeno che spesso si accompagna a malattie mentali, disperazione, gravi eventi di vita, delusioni e isolamento. Quindi ne feci uno degli obiettivi del mio mandato presidenziale alla guida dell’Associazione Internazionale per la Prevenzione del Suicidio. Bussai per anni a diverse porte invano. Mi sentivo ripetere che il suicidio era un problema troppo personale, troppo scabroso e troppo difficile da trattare; che poteva essere controproducente parlarne; che c’erano altre priorità di salute pubblica e che era molto meglio dedicarsi all’evitare malattie che piovono addosso alle persone invece che cercare di contrastare comportamenti che le persone decidono di darsi.

Cosa, alla fine, portò alla realizzazione dell’evento?
Nessuno può dirlo con certezza; penso che un insieme di fattori abbia alla fine creato le condizioni per la realizzazione dell’evento. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1999 aveva lanciato la sua prima campagna per la prevenzione del suicidio con il programma SUPRE. Ad esso era associato uno studio internazionale, il SUPRE-MISS, che aveva coinvolto paesi del mondo in cui non era mai stata fatta alcuna ricerca sul suicidio, come la Cina, il Vietnam, l’Iran, il Brasile, il Sudafrica, più altri paesi con alti tassi di suicidio, come l’Estonia, la Svezia e l’Australia. Nel 2002 era poi uscito un rapporto sempre dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dedicato alla violenza. In esso era presente un capitolo che riguardava la violenza verso se stessi. Era un rapporto importante, con la prefazione di Nelson Mandela e con una presentazione a Bruxelles, a Palazzo Reale, davanti a molti premi Nobel e con servizi della CNN. Il capitolo sul suicidio attrasse molta attenzione. Forse ebbe un ruolo anche il fatto che l’allora direttrice dell’OMS, Gro Harlem Brundtland, avesse perso un figlio proprio per suicidio. Insomma, dedicare una giornata all’attenzione internazionale su un tema così difficile come la prevenzione del suicidio parve finalmente possibile E quindi proprio allo scadere del mio mandato come presidente, a Stoccolma, nel 2003, si realizzò ufficialmente la prima giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.

Perché il 10 settembre?
La scelta della data fu piuttosto faticosa: si dovevano evitare le feste religiose e le celebrazioni più importanti. Il 10 settembre sembrava funzionare bene, ma la vicinanza all’11 settembre costituì un ostacolo importante. Poi finalmente il rappresentante statunitense presso l’OMS diede il via libera e quindi la data venne blindata. Oggi siamo alla 15ª edizione della Giornata Mondiale e ogni anno si propone un tema diverso con cui caratterizzare manifestazioni che portino all’attenzione del grande pubblico la tragedia umana rappresentata dal suicidio.

Qual’é il tema di quest’anno?
“Prenditi un minuto, cambia una vita”: un piccolo intervento può impedire una decisione fatale. C’è oggi un gran bisogno di solidarietà’, di sentirsi assieme, di non restare ai margini di una società’ che corre troppo in fretta e che lascia indietro i più’ deboli e i più’ fragili, quelli che non riescono a tenerne il passo. Possiamo tutti fare qualcosa per prevenire il suicidio. Il problema ci riguarda, tutti.

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