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  20/07/2015           
Ricercatrice IOV scelta dall’ESMO per uno studio sul melanoma

Ricercatrice IOV scelta dall’ESMO per uno studio sul melanoma


Una giovane ricercatrice padovana, la Dr.ssa Sara Valpione, è stata scelta dall'ESMO per svolgere un importante progetto di studio sul melanoma all'Università di Manchester


Ogni anno l’ESMO – European Society of Medical Oncology –bandisce una prestigiosa borsa di studio denominata Clinical Research Fellowship per cui concorrono giovani oncologi da tutto il mondo. Quest’anno, per la ricerca sul melanoma, c’era un solo posto disponibile: è stato vinto dalla Dr.ssa Sara Valpione, 32 anni, oncologa presso lo IOV. Il progetto da lei presentato è stato giudicato il migliore e il più promettente fra tutti quelli proposti, che provenivano dai principali centri oncologici e di ricerca mondiali.
La ricercatrice andrà a condurre il suo studio, per i prossimi 12 mesi, all’università di Manchester, sotto la guida del Dr. Paul Lorigan, oncologo di fama mondiale, e con il Prof. Richard Marais.
E’ un successo non solo per la Dr.ssa Valpione che è stata preferita a tutti gli altri aspiranti, ma anche per l’Istituto Oncologico Veneto che si riconferma una fucina di talenti nella ricerca biomedica, a livello sia italiano sia europeo.

L’oggetto dello studio
Il progetto della Dr.ssa Valpione si propone in primo luogo di individuare quali fattori clinici potrebbero permettere di fare una prognosi precisa – e quindi di predire il successo o meno della cura – quando vengano usati i farmaci biologici, nei casi di melanoma caratterizzati da una mutazione del gene BRAF (che sono circa il 50% del totale) con metastasi. Riuscendoci, si potrebbero utilizzare meglio, cioè solo nei casi in cui siano realmente efficaci, questi farmaci che oltre ad avere un costo molto elevato sono spesso anche pesanti da sopportare per il paziente.

Collateralmente la Dr.ssa Valpione porterà avanti un secondo studio sulla cosiddetta “biopsia liquida”: l’obbiettivo è trovare le tecniche per valutare tramite il Dna tumorale circolante nel sangue (sempre in casi di melanoma) la “quantità di malattia” presente , valore che oggi non è misurabile con le tecniche diagnostiche attuali.

Sara Valpione, 32 anni, è nata a Padova e attualmente residente a Limena. Si è laureata nell’Ateneo Patavino nel 2008 col massimo dei voti, ha conseguito la specialità in Oncologia nel 2014 ed è attualmente iscritta alla Scuola di Dottorato di Ricerca in Oncologia clinica e sperimentale e Immunologia. E’ oncologa a contratto presso la SSD-Oncologia del Melanoma e dell’Esofago dell’Istituto Oncologico Veneto, di cui è responsabile la Dr.ssa Chiarion. Al centro dei suoi interessi professionali c’è il melanoma.

La consegna dell’award, cioè il riconoscimento della borsa di studio, sarà oggetto di una cerimonia ufficiale che si terrà a Vienna nel corso del prossimo European Cancer Congress (dal 25 al 29 settembre) alla quale parteciperanno anche vincitori delle borse di studio nelle altre categorie (ricerca traslazionale, cure palliative ecc).

Il Melanoma
Circa la metà dei melanomi con metastasi presentano una mutazione in un gene chiamato BRAF, il quale inizia a codificare una proteina anomala che causa la proliferazione cellulare incontrollata. Da qualche anno sono in commercio delle terapie target, ossia farmaci biologici che colpiscono selettivamente questa proteina ammalata, frenando di conseguenza la proliferazione delle cellule maligne. Malgrado i successi ottenuti con queste nuove molecole, però, non tutti i problemi sono risolti: alcuni pazienti rispondono bene alle terapie, ma altri meno o per nulla. Poiché si tratta di terapie abbastanza “pesanti” e solitamente molto costose, sarebbe utile poter individuare i fattori prognostici in grado di consentire una selezione di quei pazienti con buone possibilità di rispondere ad un determinato trattamento piuttosto che ad un altro. Questo è appunto il fine dello studio.

Una parte del progetto della Dr.ssa Valpione sarà dedicato allo studio dei fattori prognostici clinici nei pazienti con melanoma metastatico trattati con terapia con inibitori specifici di BRAF. E riguarderà, in particolare, pazienti sottoposti a un nuovo ciclo terapeutico dopo una interruzione. Inoltre sono previsti due (ma strettamente collegati) studi pilota sul DNA tumorale delle cellule di melanoma circolante: con le informazioni che questo può fornire si spera di mettere a punto una metodica utile a stimare la “quantità di malattia”, ossia a quanto ammonta in totale la massa di cellule cancerose che costituiscono il tumore primario e le diverse metastasi (oggi la precisione degli esami radiologici non è elevata) e per determinare precocemente la resistenza al trattamento.

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