Giornata Nazionale dedicata ai Disturbi del Comportamento Alimentare.
14 Marzo 2013L’iniziativa parte dai genitori di Giulia, una ragazza genovese di 17 anni morta lo scorso 15 marzo per le cause derivanti dalla malattia da cui soffriva da diverso tempo, la bulimia.
Una giornata quella sui Disturbi del Comportamento Alimentare (D.C.A.), per sensibilizzare le famiglie, ma soprattutto i giovani, a queste patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari dovute ad una visione distorta del proprio fisico comunemente conosciuta come “dismorfobia”.
All’iniziativa darà il suo contributo anche l’Associazione ALICE per i D.C.A. di Padova attraverso una piccola, ma reale, iniziativa di sensibilizzazione rivolta soprattutto ad un target giovane, all’interno dell’ambiente universitario.
Un segnalibro verrà distribuito tra le biblioteche, le mense e le sale studio nel quale sarà riportato il link per firmare la petizione affinchè venga istituita la Giornata sui D.C.A. a livello nazionale.
Si può dire infatti che questo tipo di disturbi siano più diffusi nell’età adolescenziali, maggiormente tra le giovani donne, che spesso cercano di emulare i modelli di magrezza pubblicizzati dai mass media. L’Associazione non-profit “ALICE per i D.C.A.”, costituitasi nell’aprile del 2006, si offre come sostegno ed aiuto concreto per coloro afflitti da questo tipo di patologie, considerate tra le prime dieci cause di disabilità, e le loro famiglie.
Il Centro D.C.A. di Padova, sito al piano terra del reparto di psichiatria dell’Ospedale di Padova, conta circa 400 ragazze, per lo più di Padova, ma anche da fuori città. Si registra un aumento dei casi nell’ultimo periodo, direttamente proporzionale all’aumento di persone affette dalla patologia che accettano di farsi curare. A causa degli scarsi mezzi finanziari e delle poche risorse umane, molti pazienti sono costretti a rivolgersi a strutture private ed è proprio per riuscire finalmente ad offrire un servizio più completo che la direzione del centro spera in un centro diurno.
“Se avessimo un centro diurno in città potremmo seguire meglio i pazienti appena usciti dalla terapia e soprattutto prendere in tempo i casi iniziali, prima che diventino più seri” spiega Marina Grigolon, Presidente dell’Associazione ALICE.
Per l’appunto, l’importanza del centro diurno risiede nella possibilità di poter seguire meglio i vari casi che, avendo solo le visite ambulatoriali a seguito del ricovero riabilitativo, spesso non ricevono lo “svezzamento” al cibo adeguato e sono più a rischio di ricaduta.
“A Vicenza, Belluno Treviso e Portogruago ne sono già provvisti, speriamo anche noi di avere presto in nostro centro diurno”.
Per firmare la petizione visitare il sito www.petizionepubblica.it e per maggiori informazioni sull’associazione ALICE visitate www.aliceperidca.it
Irene Cafagna