10/02/2018   12/02/2018          
Le pagelle di Sanremo 2018

Le pagelle di Sanremo 2018


Dal top de Lo Stato Sociale al flop della coppia Facchinetti e Fogli. Ultimo vince fra i giovani


 

 

 

Ermal Meta e Fabrizio Moro – “Non mi avete fatto niente”: VOTO 6,5
Canzone orecchiabile e facilmente memorizzabile, testo ragionato ma soprattutto interpreti ideali. Detto ciò, un pezzo segnato fin dall’inizio dal plagio (il ritornello è identico) di un brano proposto nel 2016 tra i giovani di Sanremo (il cui autore è lo stesso di “Non mi avete fatto niente”). Brano – quello “vecchio” – che rimane caricato on-line sul sito della Rai per scomparire magicamente appena fatta la frittata. Tutto viene ridimensionato, tutto viene taciuto. Meta e Moro sono i meno colpevoli, ma appare chiaro che si voleva ormai salvare l’operazione di mercato. Un pasticcio che farà saltare qualche testa, ma questo probabilmente non lo sapremo mai.

 

 

 

 

 Lo Stato Sociale –
“Una vita in vacanza:
VOTO 7
La vera fresca novità di questa edizione. Brano che già tutti canticchiano e che in radio passa senza bisogno di spinte.
Questi ragazzi hanno aperto il varco, ora starà alla loro intelligenza sfruttare l’opportunità per dare una svolta alla loro carriera.

 

 

Annalisa – “Il mondo prima di te”: VOTO 6,5
Una voce bella, potente, limpida. Un brano probabilmente non tra i suoi più immediati ma molto godibile.

 

Ron – “Almeno pensami”: VOTO 5,5La canzone è di Lucio Dalla e anche il modo d’interpretarla da parte di Ron aiuta a capirlo. Più che un premio della critica, purtroppo quello assegnato dalla stampa appare più un premio alla memoria. Lucio ne ha fatti di meglio ed è giusto dirlo, anche se non c’è più e – inevitabilmente – manca a tutti.

 

 

Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico – “Imparare ad amarsi”: VOTO 6/7
Finché canta, la Vanoni continua ad avere una voce unica e adattissima a questo pezzo abilmente creato da Pacifico e Bungaro, due tra i migliori autori italiani contemporanei. Appena termina la musica, la cara Ornella però fatica ad avere punti di riferimento. Resterà negli annali la scena in cui, dopo aver ricevuto il premio per la migliore interpretazione, si rivolge a Baglioni chiedendo candidamente: “è il premio per che cosa?

 

Max Gazzè –
“La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”:
VOTO 5/6
Che sia un virtuoso della musica e un intellettuale del panorama musicale italiano è noto, motivo per cui l’orchestra ha premiato giustamente il suo lavoro. Detto ciò, quello proposto è un pezzo troppo complicato per il Festival di Sanremo.

 

 

Luca Barbarossa – “Passame er sale”: VOTO 5/6
Una ballata romana vecchio stampo, molto ben interpretata ma circoscritta ad un repertorio già sentito. Ben poco aggiunge di “nuovo”. Un esercizio stilistico che, nella competizione, è stata limitata dal dialetto.

Diodato e Roy Paci – “Adesso”: VOTO 6/7
Diodato ha potenzialità immense sotto svariati punti di vista. Un brano che convince dopo averlo ascoltato un po’ di volte ma l’interpretazione dei due sul palco è stata una delle migliori.

The Kolors – “Frida (mai, mai, mai)”: VOTO 6
Le radio probabilmente la lanceranno per un po’. Orecchiabile, accattivante ma poco più. Mi perdonino, ma citazione di Frida Kahlo appare un’operazione da “guardate che siamo anche culturali”. Poi ascolti il brano e sul “mai mai mai” del ritornello, sorridi.

Giovanni Caccamo – “Eterno”: VOTO 5
Se l’avesse fatta Tiziano Ferro probabilmente avrebbe avuto più successo, perché stranamente ci si attende di sentire la voce del cantautore di Latina. Brano però con poca verve, ennesima apparizione di Caccamo che arriva puntuale a Sanremo e poi svanisce nel nulla per tutto l’anno.

Le Vibrazioni –
“Così sbagliato”:
VOTO 6
Una canzone alla “Vibrazioni”, ma oltre al ritmo e ad una bella interpretazione sul palco, non regala particolari note che le permetteranno di essere ricordata negli anni.

 

Enzo Avitabile e Peppe Servillo – “Il coraggio di ogni giorno”: VOTO 5
Il pezzo non è male, ma la sua esecuzione manca di mordente. Si trasforma in una ballata mediterranea trita e ritrita che, sinceramente, ha stancato.

 

Renzo Rubino – “Custodire”: VOTO 5
Ci si aspettava di essere stupiti come ha fatto in passato. Invece ha voluto andare sul sicuro e questa carta non ha giovato nel confronto con gli altri.

 

Noemi – “Non smettere mai di cercarmi”: VOTO 5,5
La sua voce ha un mordente che le consente di dare un plus al brano. Ma va detto che è molto simile ad altri del suo passato, troppo. Dovrebbe iniziare a sperimentare qualcosa di diverso per non rischiare d’incagliarsi.

 

Red Canzian – “Ognuno ha il suo racconto”: VOTO 6
Probabilmente sarà un brano che verrà dimenticato presto dalle radio, ma la sua interpretazione è una delle più rock del Festival 2018. Oscura completamente gli ex colleghi dei Pooh, anche loro in gara.

Decibel – “Lettera dal Duca”: VOTO 6
Ruggeri si ritrova con i Decibel con cui portarono “Contessa” al Festival oltre 30 anni fa. E’ già stato detto che il pezzo è un omaggio a David Bowie. Buona musicalità ma forse testo poco coinvolgente per un pubblico così vasto.

 

Nina Zilli –
“Senza appartenere”:
VOTO 5
Non basta la sua bellissima voce a salvare un brano anonimo come la lettura di un codice fiscale

 

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – “Il segreto del tempo”: VOTO 4
Il brano peggiore. Facchinetti è una caricatura di se stesso che dice “muari” al posto di muori o “cuare” al posto di cuore. Fogli si sente ancora un ragazzino. E’ una canzone “alla Pooh” ma senza un proprio carattere.

 

Mario Biondi – “Rivederti”: VOTO 4,5
Voce profonda ma che a volte sembra impastarsi sulla lingua italiana. Brano lento che si trasforma in ninna nanna per il pubblico da casa e non.

Elio e le storie tese –
“Arrivedorci”:
VOTO 5
L’operazione di addio dalle scene è più centrata a livello teatrale che musicale. Li ricorderemo per altri brani, non per questo.

 

 

 

 

 

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Alberto Sanavia

 

Foto Maria Elena Schiavon

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