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  10/02/2018           
Dagli inviati di Padova a Sanremo l’intervista a Baglioni

Dagli inviati di Padova a Sanremo l’intervista a Baglioni


Baglioni fa il pieno di spettatori. Ma basta? Tra luci e ombre, promosso il “tridente” con Hunziker e Favino. «Festival 2019? No, grazie»


Piaccia o non piaccia, Claudio Baglioni esce a testa alta da questo Festival di Sanremo 2018, forte dei 10 milioni e 600 mila spettatori di media accumulati nelle prime quattro serate della manifestazione. Dopo un avvio impacciato, grazie all’estro di Pierfrancesco Favino e all’esperienza di conduzione di Michelle Hunziker, il trio ha trovato maggiore affiatamento col passare dei giorni. La differenza con Carlo Conti – suo predecessore – si è avvertita in maniera inevitabile, soprattutto perché svolgono due mestieri differenti. Se Conti puntava sulla macchina perfetta, Baglioni ha giocato anche con l’imprevisto. Un po’ troppe però le esibizioni con brani del suo repertorio, a volte azzeccate, altre fuori luogo, a tratti pesanti. La riproposizione continua di sketch con tele giornaliste ha dato un po’ troppa ridondanza ad uno spettacolo andato a fasi alterne. «Ho voluto prendermi delle responsabilità pur sapendo di poter sbagliare – dice Baglioni – ma sono contento di averlo fatto. Nel mondo a volte manca un po’ la presa di responsabilità da parte delle persone».
Quello che alla fine ha funzionato è stato però il trio che avete composto.
«Michelle e Pierfrancesco sono stati sorprendenti. Devo dire che non avrei potuto fare nulla senza la loro presenza e il loro talento. Abbiamo sostenuto dei ritmi molto stressanti, ma abbiamo ancora energia per la puntata finale».
I numeri potrebbero far supporre che il suo nome potrebbe essere riproposto anche per il 2019…
«No. A parte gli scherzi, anche agli uomini fa piacere essere corteggiati, ma per ora non si è parlato di nulla. Rimaniamo concentrati su questo Festival 2018».
Ci sono state molte esclusioni per decidere la rosa dei 20 big che hanno partecipato a questa edizione. Come l’ha vissuta?
«Le esclusioni sono pesate, perché so quanto sia dura non essere rappresentati al Festival. Il lavoro di selezione è stato comunque da un gruppo di lavoro con cui abbiamo valutato bene tutte le proposte».

Alberto Sanavia

Foto Maria Elena Schiavon

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