Nessuna pietà per l’arbitro: La Costituzione italiana spiegata con il basket

8 Maggio 2017 By Valentina

Sarà una prima nazionale a inaugurare la sesta edizione di Musikè, rassegna itinerante promossa e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che dall’8 maggio al 28 novembre coinvolgerà oltre 50 artisti in dodici spettacoli a ingresso gratuito in altrettanti luoghi suggestivi delle province di Padova e Rovigo.

Lunedì 8 maggio 2017 alle ore 21.00 nella Sala Petrarca del Multisala Pio X (MPX) di Padova il Centro Teatrale MaMiMò di Reggio Emilia, impresa di produzione teatrale under 35, porterà in scena Nessuna pietà per l’arbitro, del giovane ma già affermato drammaturgo Emanuele Aldrovandi vincitore dei più importanti riconoscimenti per la nuova drammaturgia, tra cui il Premio Hystrio Scritture di Scena 2015, il Premio Riccione Tondelli 2013, il Premio Fersen e il Premio Pirandello 2012.

La Costituzione italiana è l’esempio di come tre ideologie (o meglio, tre “anime”: quella cattolica, quella socialista e quella liberale) siano riuscite, ricercando i punti comuni anziché quelli di disaccordo, a creare un ordinamento democratico per il nostro Paese. Settant’anni dopo, viviamo in un contesto post-ideologico (e forse “post-anima”): che cosa resta dello sforzo degli uomini che per due anni, nell’Assemblea Costituente, si impegnarono per un ordinamento che durasse nel tempo e che contribuisse a creare un’Italia migliore?

In “Nessuna pietà per l’arbitro” la trama, da thriller improbabile, rimbalza tra due binari: il campo da basket e la Costituzione italiana. Protagonisti un figlio, una madre e un giovane padre adottivo, tutti grandi appassionati di pallacanestro. Il padre è impegnato nella stesura di un discorso importante per il 2 giugno. Saranno le circostanze, drammatiche e rocambolesche, a spingere la famiglia all’estremo e rendere dunque la storia parabola della società contemporanea.

L’arbitro, che simboleggia le regole, le leggi con le quali l’uomo è costretto a confrontarsi nel momento in cui diventa adulto, viene messo in discussione dal figlio adolescente. Il padre cerca di spiegarne teoricamente la reale necessità, ma senza successo. D’altro canto anche lui, giovane professore di Storia, nipote di un partigiano, si trova alle prese con un compito arduo: preparare un discorso per la Festa della Repubblica. Giuseppe è un uomo “impantanato” nell’era post-ideologica e relativistica in cui noi viviamo. Ha nostalgia dei grandi uomini del passato, portavoce di importanti correnti di pensiero o dei grandi giocatori di basket degli anni ’90. Giuseppe ne cita le parole, gli esempi memorabili: sono uomini che hanno tenuto alto il valore del compromesso, della collaborazione in nome del bene comune. Ma ogni volta che questi personaggi gli appaiono davanti agli occhi le loro parole ripetute da lui sembrano vuote e retoriche. Come può citarli se quelle ideologie non esistono più? Ogni tentativo di discorso gli sembra retorico.

Sarà la tragedia verso cui rotola la pièce a far emergere gli istinti, gli ideali e i punti di vista dei tre personaggi. E sarà dunque la morte dell’arbitro, comicamente inevitabile, il miglior modo per comprendere il dilemma dell’uomo davanti alla legge: diviso tra ciò che “si deve fare” e ciò che “conviene fare”.
Il progetto è stato espressamente pensato per Musikè anche in vista di un coinvolgimento delle scuole, a cui verrà riservata una recita mattutina martedì 9 maggio alle 10.30.