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  08/03/2013            21:30

Silenzio


Spettacolo a cura della compagnia Elisa Menon - Fierascena in un misto tra italiano e dialetto friuliano per raccontare la solitudine di una bambina che si confronta con l’uomo nero.


Un testo originale, scritto dall’attrice stessa in prosa e poesia che utilizza la lingua italiana e la lingua friulana per raccontare una storia semplice ed emblematica, per interrogarci su quanto uscire dal silenzio e dalla vergogna sia un passo fondamentale e proprio per questo mai facile. Una donna anziana da accudire, una vicina di casa che è il simbolo di tante donne del paese rimaste sole con la vecchia madre e che incarna il ruolo, tipico nell’infanzia, della Zia non di sangue ma di amore che con la sua presenza insegna le cose della vita, un gesto di coraggio da fare, e un momento cruciale nell’incontro faccia a faccia con il pericolo che sta in agguato sul sentiero che si addentra nel bosco. Protagonista una bambina, meglio una giovane donna, che si confronta come tante con l’uomo nero, e con il silenzio che c’è. Una bambina che subisce la sorte di essere anticipata rispetto ai fatti della vita ma che non vuole rinunciare a sentirsi libera e uguale a tutti gli altri. Rifiutare il silenzio, e con esso il marchio della vergogna è quello che si cerca di apprendere in questo lavoro, e lo si apprende dalla natura stessa, matrigna si, ma anche madre: due ruoli che si fondono nel simbolo della zucchina, frutto verde e profumato dell’orto ma anche emblema del maschile, che è presente in scena quale tratto di quella vita agricola che giunge fino allo spettatore, come appena colto.
Silenzio è un piccolo rituale cui sono invitati a partecipare vittime e carnefici, durante il quale spettatori e osservati vengono privati della maschera del Silenzio per confrontarsi alla fine su ciò che conta davvero nella vita: seguire il proprio cuore, il proprio istinto alla libertà. Silenzio apre al pubblico una dimensione intima, privata, potente, che riguarda ognuno di noi: la vocazione, il desiderio di realizzare il proprio sogno, da dove viene? Perché? Una bambina che cresce e diventa una donna, un piccolo sogno da realizzare.Una bambina che entra in scena con la sua bambola, alter ego ma anche amica dalla quale si fa accompagnare per non essere sola e attraverso la quale ci mostra e ci insegna come accade che certe cose succedano e non si possano dire. Alla bambina si alterna nella narrazione un personaggio con la maschera, sorta di strega che racconta i fatti per quelli che sono e rappresenta la potenza femminile, l’istinto, l’irriverenza, ma anche il bisogno di vivere, uscire dal silenzio, vincere con qualunque mezzo, rappresenta l’essenza, a volte violenta, ma vitale e concreta della natura.

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Circolo culturale Carichi Sospesi,     vicolo del Portello 12, Padova.
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Ingresso 9 euro (con prenotazione 7). Abbonamento XL all’intera rassegna 45 euro, abbonamento M (5 spettacoli a scelta) 30 euro. Info 049.9872683.

carichisospesi@libero.it
www.carichisospesi.com


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