Piano Gaber
25 Gennaio 2018Con Gaber si piange, si ride, si ri-flette, ci si incazza, ci si innamora. Gaber parla con forza, oggi come quarant’anni fa, grazie alla sua profonda capacità di osservare e raccontare l’uomo. Ha trascinato tutti sul palcoscenico, ha spinto a trovare tempo introvabile, in equilibrio sulle normali vite incasinate, per indossare le sue scarpe e le sue emozioni. Emozioni potenti che nelle sue parole si trasformano in poesia.
Dentro a Piano Gaber c’è un pezzetto di ognuno. In un brano, una canzone, un dialogo, un monologo, vivono anche le storie personali, momenti comuni e unici della quotidianità.
Ognuno degli attori ha condiviso qualcosa di sé e insieme si è costruito con pazienza lo spazio teatrale comune: scegliere i brani, aggiungerli, scartarli, sostituirli, trovare la voce e il gesto per ogni pezzo e infine collegare i frammenti – vissuti con passione – in una formula semplice, in cui l’espressione libera di idee e suggestioni è stata il filo conduttore della condivisione e dell’ascolto reciproci.
Lo abbiamo chiamato “Piano” perché è un progetto, ma anche una dimensione della realtà: il piano, elevato e unico, in cui collochiamo idealmente l’opera di Gaber alla quale ci approcciamo, ancora una volta, piano.
La performance in due tempi, intervallati da una breve pausa, invita gli spettatori a pensare con leggerezza, a sorridere ma soprattutto a riscoprire o coltivare l’appassionato “ascolto” dell’ amato Signor G.
Tratto dal teatro canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
con Giorgia Biancardi, Giorgia Dalle Ore, Tiziano Falasco
ottimizzazione di regia a cura di Laura Cossutta
luci Stefano Fiorenzato