Le Olimpiadi del 1936

2 Marzo 2016 By Valentina

Per “Arti Inferiori” a Padova, in palcoscenico Federico Buffa, giornalista sportivo di Sky Arte, nel monologo teatrale “Le Olimpiadi del 1936″ in cui, partendo dalla narrazione di una delle edizioni più controverse dei Giochi Olimpici, racconta una storia di sport e di guerra.
Autori Federico Buffa, Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica, regia di Emilio Russo e Caterina Spadaro.

Le Olimpiadi del 1936 è uno spettacolo che miscela differenti linguaggi teatrali per una narrazione civile emozionale che non trascura gli accenti tragicomici. Così le Olimpiadi sono raccontate all’interno di un luogo senza tempo, un luogo dimenticato, sospeso tra il sogno e la realtà. Narrate con le parole di chi c’era in quei giorni esaltanti e tremendi, con lo stile narrativo incalzante di Federico Buffa, illustrate con le immagini “rivoluzionarie” della regista, attrice e fotografa tedesca Leni Riefensthal, accompagnate con la musica e le canzoni evocative di un’epoca in bilico tra il sogno e la tragedia (Alessandro Nidi al pianoforte, Nadio Marenco alla fisarmonica, voce di Cecilia Gragnani). Le storie dello sport, sono storie di uomini. Sono storie che scorrono assieme al Tempo dell’umanità, seguono i cambiamenti e i passaggi delle epoche, a volte li superano. È capitato a Berlino nel ‘36 quando Hitler e Goebbels volevano trasformare le loro Olimpiadi, o quello che credevano che fossero le “loro” Olimpiadi, nell’apoteosi della razza ariana e del “nuovo corso”. E invece quelle Olimpiadi costruirono i simboli più luminosi dell’uguaglianza. Il primo giorno di gara due atleti neri sul podio del salto in alto, Cornelius Jonshon e Dave Albritton. Al secondo giorno qualcuno consigliò il fuhrer sul fatto che non era più il caso di salutare personalmente gli atleti vincitori di medaglie. Jesse Owens di medaglie ne vinse addirittura 4, due record mondiali e un record olimpico, il tutto documentato, in diretta, con le immagini di Leni Riefensthal. La sua libertà creativa ha consentito di regalare all’umanità la straordinaria smorfia di disappunto di Hitler al terzo oro di Owens. Mentre in quella stessa estate del ‘36 il mondo assisteva in colpevole silenzio alla tragedia della guerra civile spagnola, e la pace scricchiolava sull’asse Roma Berlino Tokyo, le Olimpiadi illuminavano il cielo con un’altra storia, forse la più incredibile. Due atleti giapponesi arrivarono primo e terzo alla maratona di Berlino. Alla premiazione, mentre ascoltavano l’inno, la loro testa era china. Non erano giapponesi, erano Coreani. Il vincitore Sohn Kee-chung, 52 anni dopo, portava dentro lo stadio di Seul la fiamma olimpica del 1988 indossando come una seconda pelle la maglia della sua nazione, la Corea. Le storie dello sport sono storie di uomini, scorrono assieme al tempo, ma a volte lo fermano, quasi a chiedere a tutti una riflessione, una sospensione. Le Olimpiadi del 1936: una storia fatta di tante storie e dentro altre storie.

Lo spettacolo è in programma per Arti Inferiori rassegna promossa ed organizzata da Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e Arteven/Regione del Veneto.