Inferno
29 Marzo 2016In scena Enrico Castellani e gli attori non-attori del Laboratorio-Scuola/Compagnia ZeroFavole Selika Caffarri, Marika Messori, Carlo Trolli, Marco Messina, Sara Fecondo, Daniele Balocchi, Maria Balzarelli, Paolo Terenziani, Lamin Singhateh.
Se credete nel teatro come luogo d’alchimia di una rappresentazione dal vivo alla presenza del pubblico, come momento di condivisione e appartenenza a una comunità, come opportunità per esprimere visioni, come occasione per fotografare la realtà, progettare sogni, dare voce ai silenzi, guardare e guardarsi per poi riflettere insieme o in solitudine, allora non mancate a questo appuntamento. Inferno infatti è la voglia, il desiderio e il sogno di continuare a fare del teatro un luogo vivo. Di fare del teatro un polo capace di trasformare le cose e le persone. Inferno è la convinzione che il teatro oggi deve occuparsi prima delle persone che di se stesso. Inferno è il bisogno e la scelta di fare un teatro necessario. Inferno è fare teatro con chi non risponde alle logiche del teatro, ma inconsapevolmente le sovverte, le ribalta e mandandole all’aria le rinnova. Inferno rivendica al teatro il suo ruolo di iniettore dialettico, capace di aprire squarci sul presente. Di metterci in crisi. Inferno è un’oasi, un miraggio, una meta oltre l’orizzonte. Inferno è un non luogo. Inferno va oltre lo stigma. Inferno è una doccia di varechina per scrostare etichette veritiere, ma a tal punto univoche da falsare la realtà. Affermare che Daniele è down è corretto, ma Daniele è molto altro. Affermare che Selika è in sedia a rotelle è corretto, ma Selika è molto altro. Lamin è nero, è alto e non parla l’italiano, ma Lamin prima di tutto è Lamin. Inferno è magma incandescente per la nostra estetica. È nutrimento per la nostra etica.