Un Ispettore In Casa Birling

23 Novembre 2012 By

Inghilterra, 1930. La famiglia Birling, composta da Arthur (Andrea Giordana), la moglie Sybil (Crescenza Guarnirei), i figli Sheila (Cristina Spina) ed Eric (Mario Toccafondi), sta festeggiando il fidanzamento della giovane con Gerald Croft (Vito Di Bella), giovane rampollo di un ricco industriale. Inaspettatamente, a fine cena, arriva l’ispettore di polizia Goole (Paolo Ferrari). Eva Smith, una ragazza di ventitré anni, si è suicidata ingerendo del liquido caustico, e Goole vuole porre a tutti delle domande. Domande argute, come se il poliziotto non cercasse risposte, ma le sapesse già e volesse solo farle dire ad alta voce ai presenti. Da questo momento in poi, l’equilibrio della famiglia si spezza. Tutti hanno qualcosa da nascondere, chi più chi meno, e i loro peccati si materializzano grazie all’arguzia dell’ispettore. E la verità viene a galla. Tutti sono colpevoli di qualcosa. Arthur Birling ha licenziato due anni prima Eva Smith perché aveva chiesto due scellini e mezzo di aumento; la giovane ha perso un altro posto di lavoro a causa di Sheila, ha avuto una relazione con il futuro genero Croft e con Eric, da cui aspettava un figlio, ed è stata scacciata da Sybil Birling, perbenista presidentessa di un’associazione che dovrebbe aiutare le donne in difficoltà. Arthur scoprirà che l’ispettore Goole non è della polizia locale, nessuno lo conosce. E nessuna donna è morta suicida all’ospedale. Quindi il pericolo sembrerebbe scampato. Soltanto Eric e Sheila hanno capito: anche se l’ispettore non esisteva, esisteva però la loro coscienza, che non si poteva più mettere a tacere ora che sapevano quello che potevano avere causato. Anche se Eva Smith non era morta, le loro colpe rimanevano. Quindi perché non tentare di riscattarsi? E mentre si discute se autoassolversi o meno, squilla il telefono. Una donna è morta suicida, lasciando un diario dal quale erano state tratte tutte le informazioni in possesso di Goole. E un ispettore stava arrivando davvero, adesso. I vizi privati e le pubbliche virtù di una rispettabile famiglia della media borghesia inglesesi mischiano ai disagi delle classi sociali più basse. E tutto ciò sembra non avere né confini né spazi temporali. Ecco perché il testo di John Boyton Priestley, scritto nel 1933 e ambientato nell’Inghilterra del primo Novecento, sembra estremamente attuale.