Danlenuàr
9 Novembre 2012
1956. Il giorno dopo la catastrofe mineraria di Marcinelle, in Belgio, Genoveffa riceve la visita ufficiale di re Baldovino. Vorrebbe condividere con il sovrano la propria vicenda: sette anni di corrispondenza con il marito Antonio, intrappolato per sempre a oltre mille metri sottoterra. Ma Baldovino porge i propri saluti e si congeda. Sola con i propri ricordi, Genoveffa ripercorre le tappe di una vicenda di amore e di migrazione. Rileggendo, sola e in un Paese straniero, le parole che lei e il marito si scrissero per anni, Genoveffa rievoca la voce stessa del marito, che riappare, non visto, solo per condividere con lei quei ricordi, per salutare per sempre la vita trascorsa insieme. La nostra scena sarà uno spazio vuoto. Il pubblico accompagnerà la ragazza nella sua ultima passeggiata nei luoghi della memoria. Lì Antonio e Genoveffa possono ancora parlarsi e ridere. Toccarsi no, guardarsi neppure. Solo evocare è consentito. Anche qui, anche adesso. La loro storia è un film che si riavvolge. Una affabulazione autoreferenziale. Una consolazione allo specchio.