L'intervista   
«La nostra crisi ci ha regalato una nuova vita artistica»

«La nostra crisi ci ha regalato una nuova vita artistica»


Giuliano Sangiorgi dei Negramaro si dichiara a cuore aperto e ricorda con commozione Dolores O’Riordan. Il cantante salentino: «non torneremo più a Sanremo da concorrenti e vi spiego perché. A Padova? Ci penseremo, ma presto saremo a Lignano che non è poi così distante»


La separazione come medicina per unirsi. Sembra un ossimoro, eppure l’impressione è che i Negramaro siano diventati definitivamente adulti. La storia artistica del gruppo salentino è in fin dei conti un percorso di vita prima ancora che artistico. La crisi, la momentanea separazione lontano dai riflettori e poi il ritorno con l’ultimo album, così sentito e profondo da essere puro come quello di una band emergente che i sogni li deve ancora realizzare. Proprio da qui è giusto partire con quest’intervista, dal momento peggiore.
«In realtà non è succ

esso niente di grave», dice il front man Giuliano Sangiorgi. «Ad un certo punto – prosegue – quasi fisiologicamente, abbiamo fatto finta che un piccolo problema non si volesse risolvere. Un piccolo inconveniente che, se avvenuto in un altro momento della nostra vita, sarebbe stato chiarito semplicemente con un messaggio su whatsapp. Invece ci trovavamo in una fase in cui c’era quasi la volontà di prendere le distanze per ritrovarci.

Un po’ come avviene con una moglie oppure una compagna. Eravamo lì a dire a noi stessi che il problema non era risolvibile pur sapendo che si sarebbe risolto. Ma questo ci è servito per indagare meglio in noi stessi dopo tanti anni vissuti fianco a fianco».
E questo ha inciso sul nuovo disco?
«Questa crisi si è già risolta da un anno ma, quando dovevamo uscire con un disco per noi bellissimo e pieno di luce, ci chiedevano se fosse davvero giusto parlare di quanto accaduto. Lo facemmo e i nostri fan erano scossi all’inizio. Ma credo che sia giusto parlare delle crisi per evitare che avvengano le prossime. Perché è così che succede nella vita».
Fra le tante emozioni, quella che avete avvertito sul palco del Festival di Sanremo nella serata di giovedì era particolarmente forte. Soprattutto tu Giuliano eri visibilmente commosso. Se dovessi fare una classifica delle emozioni che hai provato, a che posto la metteresti?
«La prima è quella della nascita di mia figlia, ma quella che ho avvertito sul palco non può essere classificata. Finita l’esibizione non ce la facevo a trattenermi. Per chi fa cinema, un premio Oscar non ha eguali. Per un gruppo italiano, una standing ovation a Sanremo insieme a sei fratelli è stata indescrivibile, soprattutto perché con noi sul palco c’erano generazioni di persone che ci hanno ascoltato e che erano con noi sul palco. E’ come un sogno che realizzi con un amico con cui hai condiviso una vita».
Tornereste sul palco di Sanremo come concorrenti?
«No. Non è per snobbare la manifestazione, magari è un limite. Ma fa parte di un discorso più ampio. Tredici anni fa ci mettemmo in gioco per crescere ma soprattutto per divertirci. Se chiedete ai cantanti con cui condividemmo il palco quell’anno, tutti vi diranno che eravamo i più “festaioli”. Pensare oggi di fare musica per gareggiare non è nelle nostre corde. Vogliamo che anche i nostri dischi futuri nascano dalla necessità di raccontare un’emozione e non da esigenze di mercato».
E allora provochiamo: tu torneresti a Sanremo da conduttore?
«Non credo proprio (ride, ndr). Ci sono persone molto più brave di me a farlo, come Fiorello. Io preferisco scrivere canzoni, è un ruolo in cui mi sento maggiormente a mio agio».
Continuando a parlare di forti emozioni, quella della scomparsa di Dolores O’Riordan con cui tra l’altro cantaste insieme “Senza fiato” è stata un duro colpo.
«Oltre al coinvolgimento personale, la scomparsa di Dolores è stato un lutto mondiale. Anche se lei oggi non c’è, la sua voce rimarrà immortale (intona un pezzo del brano “Senza fiato”, ndr)».
Rimpiangi qualcosa dei Negramaro “non famosi”, ossia di quando ci si esibiva per un gruppo di persone ristrette a inizio carriera?
«No e il motivo è semplice. Se io fossi stato solista,cioè  se i Negramaro non avessero proseguito il loro percorso insieme, oggi non saremmo qui. Solo insieme siamo andati sulla Luna, ma rimanendo ancora con i piedi per terra».
Quando pensate di venire a suonare a Padova?
«E’ un piacevole problema che abbiamo con tutte le città d’Italia. Col prossimo tour saremo a Lignano, che non è poi così distante. Ma ci penseremo, ho capito che non vuoi fare troppa strada in macchina… (ride, ndr

 

Alberto Sanavia

Foto Maria Elena Schiavon

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