Un libro di Italo Bonera   
Rosso Noir

Rosso Noir


Recensione del romanzo "Rosso Noir. Un pulp italiano" (Meridiano Zero 2017) in cui l'autore Italo Bonera si butta a capofitto negli anni di Piombo con un lavoro adrenalinico dalla ricostruzione storica esemplare che ha richiesto più di un anno e mezzo di studi sull’argomento.


Con “Rosso Noir. Un pulp italiano” lo scrittore Italo Bonera ha compiuto un gesto coraggioso di distacco dal proprio genere letterario di riferimento e bisogna dire che l’operazione, che al primo impatto può apparire pericolosissima, gli è riuscita perfettamente. Questo romanzo, che affonda le radici nell’humus offerto dalle insanabili lacerazioni dell’ultimo conflitto mondiale, si dispiega tramite flashback temporali perché è solo nello specchio del tempo che il passato e il presente degli anni Settanta si alternano e si rincorrono, mostrando le proprie contraddizioni. Si apre con un fiotto di sangue il primo capitolo di “Rosso Noir”: è il 1947 e un maggiore della Decima Mas, riciclatosi nell’immediato dopoguerra nella figura anonima di notaio cittadino, viene trucidato da tre partigiani che si autoproclamano voce del Tribunale del Popolo. Vent’anni dopo Francesca, la figlia di Attilio Rosselli, riceve un’eredità di soprese: ad dare il via a questa concatenazione di eventi è un trafiletto di giornale quasi anonimo, che sancisce la morte di Bruno, l’antico compagno “rosso” del padre. Con una narrazione da fumetto pulp, più veloce che mai, Bonera ci racconta una storia di vendetta, di macchinazioni nere e rosse, sesso e morte: siamo negli anni Settanta e sullo sfondo emerge questa figura femminile dai volti svariati – Francesca, Alessia, Valeria – una donna che alla pioggia di parole, ai discorsi tormentati e alle costruzioni asfissianti della retorica comunista preferisce l’azione, i sequestri che portano la firma di Azione Rossa. Balzano tra le pagine agli occhi del lettore “reperti” antichi come il comandante Remo, il “Lupo” del Mugello, ma l’eroismo del passato, ormai “sgonfio”, cozza con il presente dove lo stesso Sergio, il punto di riferimento di tanti compagni del collettivo armato, diventa un burattino nelle mani di altri, loschi figuri di stampo neofascista che sanno sempre sporcarsi le mani nella politica rimanendo al vertice delle cariche cittadine. Per apprezzare “Rosso Noir” bisogna seguire le varie traiettorie, riannodare i fili di una trama che si ricostruisce poco per volta, sparo dopo sparo, perché ognuno dei protagonisti è egoista, segue le sue motivazioni personali andando dritto per la sua strada senza accorgersi che in realtà il punto di partenza è identico per tutti.
L’autore, il bresciano Italo Bonera, è noto al grande pubblico come scrittore di fantascienza: assieme a Paolo Frusca ha scritto il distopico Ph0xGen, finalista al Premio Urania e Io non sono come voi. Prima di “Rosso Noir” aveva pubblicato, sempre con Paolo Frusca, l’antologia di racconti Cielo e ferro.

Camilla Bottin


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