Russia 1943 – Una via crucis
15 Marzo 2013Nel 2013 ricorrono i settant’anni (1943-2013) della tragica epopea della ritirata dell’ARMIR (8° Armata Italiana In Russia) – la tristemente famosa ritirata di Russia. Il gruppo Musicaviva propone per l’occasione un concerto in cui verrà eseguita per la prima volta un’opera del compositore Luca Belloni che intende ricordare episodi di umanità grande e dispersa accaduti durante il ripiegamento di quasi 200mila uomini.
«Un’opera che vuole essere una preghiera in suffragio dei quasi 85mila caduti, nel solo periodo che va dal 17 al 31 gennaio 1943», scrive il compositore, «per molti dei quali non è rimasta nemmeno una tomba su cui pregare».
I testi a cura di Luca Belloni sono liberamente ispirati a testimonianze di don Carlo Chiavazza, del beato don Carlo Gnocchi e di Giulio Bedeschi.
Interpreti:
soprano I Sonia Bianchetti
soprano II Ruta Vosyliute
mezzosoprano Alessandra Andreetti
tenore Diego Buratto
basso Giancarlo Frison
voce recitante Annunziata Panetta
Ensemble Webern
clarinetto Claudio Miotto
chitarra Luciano Chillemi
pianoforte/tastiere Michele Zappaterra
Direttore Luca Belloni
Il concerto sarà introdotto da Federico Andreatta, responsabile del gruppo studentesco Musicaviva.
«Tutto nasce», racconta Belloni, «da un commovente episodio che vede come protagonista don Gnocchi, il sacerdote-cappellano militare della divisione alpina Tridentina, che eroicamente aprirà la strada all’intera Armata». Don Gnocchi portò con sé per tutta la ritirata il Santissimo Sacramento nel tabernacolo da campo che teneva appeso al collo. Una volta uscito dall’accerchiamento nemico disse ad un confratello: «Non ti pare bello? Il calvario degli Alpini è stato anche il Suo calvario. Accoglieva i caduti, confortava i combattenti. Era la mia forza».
Di qui l’idea di strutturare Russia 1943 come una sorta di Via Crucis, divisa però, secondo una tradizione medievale, in sette sezioni, ognuna delle quali corrisponde ad una parte del corpo (piedi, ginocchia, mani, fianco, petto, cuore, volto) di Cristo crocefisso che funge anche da “chiave di lettura” dei sette episodi narrati. «Ogni episodio ha come fulcro», prosegue il compositore, «proprio una situazione in cui la parte del corpo del Crocefisso si rispecchia in un’analoga sofferenza dei “poveri cristi” in ritirata».
Il secondo brano in programma, la Via Crucis di Liszt, è pensato dall’Autore come vero e proprio accompagnamento musicale della cerimonia papale del Venerdì Santo al Colosseo.
L’opera, che comprende tutte le 14 stazioni della tradizionale via crucis, è ad un tempo testimonianza della conversione di Liszt (che si riaccosta al cattolicesimo dopo un grave lutto familiare ed arriva a farsi terziario francescano) e della sua devozione a Pio IX, il papa che chiamava il compositore «il mio Palestrina».
Anche utilizzando un organico che si potrebbe definire “ascetico” (soli, piccolo gruppo polifonico, pianoforte) l’artista ungherese riesce a coniugare l’espressione profonda del dramma della sofferenza umana con una testimonianza di ardente e concretissima fede, giungendo addirittura ad utilizzare diversi temi gregoriani – Vexilla Regis prodeunt, Stabat Mater – in diverse parti dell’opera, che raggiunge in molti punti una bruciante intensità.
L’accostamento del capolavoro lisztiano all’oratorio Russia 1943 completa un dittico che è ad un tempo musica sacra e meditazione sul dolore umano che chiede un significato. L’oratorio “russo” si chiude – come già ricordato – con un Ave verum corpus proprio per indicare che la strada della Croce non è in alcun modo evitabile ma offre un “compagno” al quale appoggiarsi.