Giovanni Paisiello “o’tarentino”

15 Febbraio 2016 By Elena Bottin

Precursore autentico di Gioacchino Rossini, al punto tale da stregare con le sue opere Napoleone Bonaparte che gli commissionò la musica della sua incoronazione, Paisiello è stato uno tra i più noti operisti del XVIII secolo.

Personaggio originale, grande di statura e avvenente, con una fisionomia dolce come la sua musica, elegante nel vestire e piuttosto vanitoso, pare trascorresse almeno due ore al giorno nella sua toilette per farsi radere e acconciare la testa. Uomo straordinario e sommo, nei suoi occhi vivi e scintillanti e sulla sua fronte maestosa si leggeva l’ispirazione divina da cui era animato. L’elevatezza della sua mente e l’espressione del cuore – scriveva negli “Onori funebri renduti alla memoria di Giovanni Paisiello” (1816) Cavalier Luigi Cassitto – erano palpabili”.
Paisiello si è cimentato in tutti i generi musicali del suo tempo e abbondano di melodie, la cui bellezza leggiadra è tuttora caldamente apprezzata.

Forse la più conosciuta tra le arie è “Nel cor più non mi sento” dalla Molinara, immortalata anche nelle variazioni di Beethoven e interpretata da alcune delle più grandi voci della storia, sia maschili (Pavarotti compreso) che femminili.
La sua importanza storica è legata alla produzione operistica – un centinaio di opere serie e buffe: Il barbiere di Siviglia, La Molinara, Nina, o sia La pazza per La molinara, Il matrimonio inaspettato, Inno al Re, Le virtuose ridicole…-contraddistinte dalla vena dell’ironia e del patetico: l’una era capace di compiaciuta corrosività popolaresca, mirante specialmente allo spasso, e anche di arguzia sottilmente aristocratica; l’altra di interpretazioni squisite e toccanti. Nitida è nei suoi lavori migliori la caratterizzazione dei personaggi e quindi la vita drammatica.(www.treccani.it).