“From the Archive”

23 Marzo 2021 By Andrea

Oggi alle 18.00 il concerto della rassegna web che apre gli archivi del Centro d’Arte di Padova

Promossa attraverso il quiz in collaborazione con Hi-Fi Record, che premia chi indovina il concerto della terza settimana di ogni mese con un esclusivo disco in vinile (in questo caso “Subconscious-Lee” di Lee Konitz/Johannes Schaedlich, 1998), la rassegna web del Centro d’Arte di Padova “From the Archive” (dedicata all’ascolto di preziosi momenti dal ricco archivio sonoro dell’associazione) annuncia il protagonista dell’episodio musicale in pubblicazione domani (martedì 23 marzo 2021) alle ore 18.00 sul sito www.centrodarte.it e sul canale www.mixcloud.com/centrodarte: il “musicista misterioso” era, appunto, Lee Konitz (1997-2020), grande sassofonista e compositore statunitense, di cui verrà proposto un lungo estratto dal concerto per il Centro d’Arte dell’11 maggio 1998, insieme a Steve Swallow (basso) e Paul Motian (batteria). Konitz, scomparso quasi un anno fa, il 15 aprile 2020, a seguito di complicazioni causate da Covid-19, è stato protagonista in una vasta gamma di stili jazz (bebop, cool jazz, avant-garde jazz). In ambito cool-jazz lavora con Lennie Tristano, maturando un’impronta stilistica che lo accompagnerà sempre, e partecipa alle sessioni di “Birth of the Cool” di Miles Davis. Konitz inoltre eserciterà una fortissima influenza su sassofonisti come Paul Desmond e Art Pepper. Con Steve Swallow e Paul Motian avvia una collaborazione (dalla quale prenderà vita anche l’album “Three Guys”, 1999) che approfondirà il linguaggio del trio senza piano (con sax, basso e batteria), un organico non molto comune nella storia del jazz ma che ha dato contributi di livello altissimo. Una collaborazione d’altronde che avviene come la cosa più naturale, così come il concetto generale del progetto che amplia le esperienze precedenti di ciascuno: Swallow è un membro dell’Electric Bebop Band di Motian, e sia Konitz che Motian hanno esplorato i “mutamenti” del concetto di trio, il primo con Mehldau e Haden, il secondo con Gary Peacock e Paul Bley. Che si tratti di standard (rielaborati e stravolti) o di brani originali, il materiale affrontato dai “tre ragazzi” vive di palpabile ispirazione e in questo contesto il sax di Konitz rimane assai riconoscibile, pur muovendosi su uno sfondo di stati d’animo e colori sonori molto diversi.