Freak Antoni e Pablo Peressinotto

4 Dicembre 2013 By Elena Bottin

Era il 1977 quando Roberto Antoni, studente al DAMS di Bologna stanco dei soliti cantautori che al tempo invadevano le classifiche della top ten italiana, diede origine al progetto musicale più atipico e strampalato del momento, iniziando di fatto un percorso artistico mai praticato prima di allora.
Frutto dell’incontro tra l’ironia demente e il punk rock, genere già consacrato al tempo dalle esigenze mondiali, naquero gli Skiantos. Gli Skiantos da allora fecero la fortuna di altre band che subito dopo si ispirarono e allinearono al genere demenziale, una su tutte gli Elio e le storie tese.
Roberto Antoni “Freak” non ebbe paura poi di sviluppare la propria identità artistica su canali alternativi alla musica come per esempio la letteratura, scrivendo nel 1991 il suo libro più famoso: “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti” edito da Feltrinelli. Oggi Roberto “Freak” Antoni ha molto da insegnare ed è forse proprio per questo che il suo nuovo spettacolo assieme al cantautore Pablo Perissinotto si chiama: Il Genio e l’Apprendista. All’interno di un’atmosfera surreale e dissacrante competono tra loro i versi memorabili, tradotti da una performance tipicamente cabarettistica, del “Genio” Antoni e la musica d’autore dell’ “apprendista” di Pordenone. Pablo Perissinotto, un giovane dal cuore d’artista che vive al confine tra Veneto e Friuli. Il suo animo lo esprime in ballate che interpretano la realtà che lo circonda e nella quale è profondamente inserito.
Ha sangue misto, padre veneto-friulano e madre andalusa di Siviglia (come dice già da solo il suo nome), e fin dalla più tenera età ha assimilato tristezze padane e agrodolci ritmi iberici, rigidità contadina e spregiudicatezza tzigana, che poi, con il passare degli anni, ha mescolato con le emergenze mondiali espresse da rock, rap, hardcore, reggae, world music, senza mai dimenticare la traboccante
e istintiva vena cantautorale.
Compone testi – che in realtà sono poesie – di getto.
L’accompagnamento musicale viene dopo, anche questo istintivo, come per gli antichi aedi greci e latini.
I contenuti non sono mai banali, ma esprimono efficacemente i valori e le contraddizioni del Nordest in cui vive, oggi alle prese con una crisi universale che minaccia di annullare il mito della sua produttività. Due microfoni e una chitarra acustica possono bastare, per dar vita a un turnover ondivago tra “culturalmente impegnato” e “veramente demente”