David Fray: Schumann glamour

14 Novembre 2016 By Sofia De Lucia

Nato a Tarbes, sui Pirenei, 35 anni fa, David Fray è uno tra i pianisti più acclamati al mondo. Giovedì 17 novembre all’Auditorium Pollini sarà ospite del cartellone 2016/2017 “Il suono molteplice” dell’Orchestra di Padova e del Veneto con il Concerto per pianoforte e orchestra op. 54 di Robert Schumann.

Figlio di due insegnanti, comincia a studiare pianoforte in tenerissima età «solo perché ai miei genitori sembrava bello che io e mio fratello suonassimo», ma già a dieci anni vuole iscriversi al Conservatorio di Parigi, scuola presso la quale si formerà sotto la guida di Jacques Rouvier.
Quello per Bach è un amore viscerale («punto di partenza e punto di arrivo, una sorgente alla quale tornare sempre»), e non a caso c’è chi lo ha paragonato a Glenn Gould per il modo di suonare, il rapporto fisico con lo strumento e per il canto sommesso con cui spesso accompagna le esecuzioni. Subito dopo Bach viene Schubert («spesso ho l’impressione che abbia scritto da un altro mondo, varcando per un momento i confini della vita»), compositore che ha frequentato con grande successo anche in sala di registrazione per Warner/Erato, collezionando alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti mondiali.
Oggi compare in qualità di solista con le orchestre più prestigiose del mondo: London Philharmonic, Royal Concertgebouw, Philharmonia Orchestra, Orchestra del Teatro alla Scala, Orchestre de Paris, oltre alle grandi americane: Cleveland, Boston, San Francisco, New York, Chicago e Los Angeles.
Sulla propria bellezza preferisce sorvolare: «Molti colleghi sembrano puntare molto sull’immagine, un aspetto che forse può aiutare il marketing – ha dichiarato a Repubblica – Io appaio in un modo, ma quelle sono le foto, non sono veramente io. Per un artista è importante il talento. Meglio ancora se ha carisma o fascino. Il resto non conta».

A Padova David Fray sarà diretto da Marco Angius, al suo primo impegno sul podio di OPV per la nuova Stagione, che completerà il programma con lo schizzo sinfonico “Nelle steppe dell’Asia centrale” di Borodin e con la Sinfonia n. 9 di Shostakovich. «Schumann è un autore centrale nello sviluppo del concetto di molteplicità sotteso al cartellone 16/17. Ascolteremo l’integrale delle Sinfonie, oltre a Ouverture e ai Concerti per pianoforte e violoncello», commenta il direttore musicale e artistico dell’Orchestra.