La Traviata. Reportage sullo spettacolo di sabato 20 ottobre
21 Ottobre 2012
‘La Traviata’ è di sicuro l’opera più apprezzata del Maestro (nel 2013 ricorre il bicentenario dalla nascita) e fa parte della cosiddetta trilogia popolare insieme a ‘Il Trovatore’ e al ‘Rigoletto’: parole, belle parole, drammi, sfondo meraviglioso, il giusto mix per creare un’opera dal sapore universale, adatta a tutti, la quale chiama a sé i ’bollenti spiriti de il giovanile ardore’.
La parola chiave dell’opera andata in scena sabato 20 ottobre è ‘spettacolarità’, il regista argentino Hugo de Hana che ha curato regia, scene e costumi, dopo aver portato in scena sempre a Padova la Sonnambula, la Tosca, Aida e La vedova allegra, ha dato garanzia un’altra volta di una raffinatezza unica nel saper riproporre atmosfere di altri tempi: Filippo Tonon, regista dell’edizione di Padova, ha saputo seguirne con abilità le direttive. La sua Parigi è bella e animata, il secondo atto in cui fanno la loro sfarzosa comparsa zingare e mattatori, non ha nulla di sobrio, spumeggia e brilla da tutte le parti, una vera festa per gli occhi: è il tempo delle ’follie’, si brinda, è un tripudio di divertissement. ’Libiam ne’ lieti calici che la bellezza infiora, e la fuggevol ora s’inebri a voluttà’.
E’ nel palazzo di Flora che avviene l’incontro tra i due amanti dopo l’abbandono di Violetta: dopo la felicità coniugale nella casa di campagna – gli alberi, la tranquillità, lo scrittoio, un paesaggio rurale appena accennato – ora l’infelicità. Alfredo compie il gesto estremo, ’di tanta macchia bramo, qui testimoni vi chiamo, che qui pagata io l’ho’ e sprezzante le monete che cadono a terra. In realtà scorrono una dopo l’altra le arie più famose, ’Pura siccome un angelo’, papà Germont invoca l’intervento dell’ ‘angelo consolatore’ Violetta: solo lei potrà impedire che la sorella di Alfredo possa coronare il suo sogno d’amore. Il dialogo tra Petya Ivanova e Elia Fabbian è uno dei più commoventi dell’opera, Violetta sa di non poter rinunciare ad Alfredo ma alla fine compie il ’sacrifizio’ chiesto da Germont. Culmine della vicenda, l’accorato appello ‘Amami Alfredo’: i duetti d’amore e di odio sono i più belli, inseriti in una coralità meravigliosa. Petya Ivanova nelle vesti di Violetta e Francesco De Muro nelle vesti di Alfredo erano belli a vedersi, in questa eleganza di modi ottocentesca, la cui passione è acuita dal dramma che sta per compiersi, l’imminente morte della ragazza, ammalata di tisi. Avevo avuto occasione di vedere la Callas e la Gheorghiu – i migliori soprani al mondo nelle vesti dell’eroina romantica – ma devo dire che questo allestimento è veramente ottimo, il livello tecnico e musicale portato sulla scena è impeccabile: un lavoro da maestro, il direttore d’orchestra Steven Mercurio ha fatto tantissimo, niente meno che la perfezione. Che dire? Semplicemente unico. Non vedo l’ora di tornare a teatro per la Stagione Lirica di Padova, il secondo appuntamento in due giorni: il 23 dicembre alle 20.45 e il 27 dicembre alle ore 16 in scena il Nabucco con la regia di Stefano Poda.