Concerto di Carnevale

13 Febbraio 2013 By

Uno spirito sublime a dirigere il Concerto di Carnevale dell’Orchestra di Padova e del Veneto: come il Prometeo dell’Ouverture di Beethoven, Zsolt Hamar ha portato il fuoco sacro della musica tra gli uomini affinandoli con l’arte e la grazia di un repertorio giunto a Padova insieme al vento dell’Est: tra danze popolari rumene, slave e ungheresi, si è compiuto il recupero di una ritmicità di grande effetto percussivo.
Il direttore ungherese, dal 2004 al 2006 primo direttore ospite dell’OPV, ha privilegiato, nella prima parte del programma, una musica ’fatta di ossa e muscoli’, trasparente e semplice, dal carattere energico e festoso. E’ un concerto di Carnevale che ammicca al tradizionale concerto di Capodanno che si tiene a Vienna: l’atmosfera festosa ha avvolto l’auditorium Pollini, per l’occasione strapieno, e il pubblico s’immaginava continui passi di danza, rapidi e veloci con le polke, più misurati con il valzer, esemplificati dalla figura aggraziata di Hamar che sembrava condurre per mano i suoi musicisti in un viaggio – scoperta del regno austro ungarico.
La Transilvania all’epoca faceva parte del Regno di Ungheria e a Béla Bartòk si sussegue Johann Strauss jr con il fascino immortale di Vienna, in un meraviglioso connubio artistico tra città e compositore: la lampeggiante polka ’Fra tuoni e lampi’ cede il posto alla cavalleria di ’Indianer Galopp’.
L’Orchestra di Padova e del Veneto, ampliata nel suo organico con l’inserimento di giovani studenti del Conservatorio, si è mantenuta al passo con la grandezza di un direttore che ha ottenuto ambiti riconoscimenti in tutto il mondo: Grazia Raimondi, violino principale, si distingue per la bravura nell’eseguire virtuosismi di difficile esecuzione. Il programma, tra Von Suppè, Dvorak, Brahms e Mozart, era di sicuro molto vario, ma la nota di sottofondo aveva sempre un carattere allegro e il direttore, dopo aver chiuso in maniera sublime con ’Sul bel Danubio blu’, ha avuto la bella trovata di fare dello spirito, indossando delle penne da indiano. Martedì grasso è un giorno importante nel calendario delle feste e folleggiare è quasi un obbligo: ovviamente non c’era occasione migliore di questo concerto per tornare a casa con l’animo lieto, con un intenso desiderio di ballare un valzer in un imponente salone viennese. Hamar ha portato Vienna a Padova con un sorriso perenne sulle labbra, è un direttore che vive con grande intensità la bellezza della musica e sa trasmetterla al pubblico. Un grande.