12/08/2017              18:30
Vedere Attraverso”, bipersonale di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani

Vedere Attraverso”, bipersonale di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani


Bipersonale degli artisti padovani Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani dal titolo “ Vedere Attraverso” curata da Luciana Zabarella e con presentazione critica di Barbara Codogno.


Continua il ciclo di mostre d’arte contemporanea all’interno dell’Oratorio di Santa Maria Assunta (già luogo del cuore del FAI, Fondo Ambiente Italiano) recentemente restaurato. Uno spazio che il Comune di Spinea (Venezia) ha affidato a due curatrici, Adolfina De Stefani e Luciana Zabarella, per una valorizzazione all’insegna dell’arte e della cultura.
Sabato 12 agosto alle 18.30 inaugura la bi- personale degli artisti Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani dal titolo “ Vedere Attraverso” a cura di Luciana Zabarella con presentazione critica di Barbara Codogno.
La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 27 agosto dal mercoledi al venerdi 16.00 – 20.00, sabato e domenica 10.30 – 13.00 | 16.00 – 20.00.

“L’Oratorio è genius loci perfetto per ospitare questa doppia esposizione, che possiamo leggere come un continuo rimando al doppio, e al suo scavalcamento.
Genius loci come entità naturale e soprannaturale, legata a un luogo e a un oggetto di culto. Un luogo che per i romani pagani andava precisato nel suo carattere di indefinito sessuale: sive mas sive foemina (che sia maschio o che sia femmina), non solo perché non se ne doveva riconosce il genere, e perché nel luogo sacro si aveva fusione di maschile e femminile. Il doppio diventava Uno.
Così come l’uno diventa due. Perché due sono gli artisti, Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani. Due figure che giganteggiano all’interno del panorama dell’arte contemporanea nazionale. Non solo per la loro febbrile attività di curatori, galleristi, organizzatori, soprattutto per la produzione artistica che li porta continuamente a esplorare nuovi linguaggi, usando e abusando di materiali diversissimi.
L’esposizione titola “Vedere Attraverso”; e se già lo sguardo è doppio, in quanto due sono gli artisti, i loro occhi riverberano lo sguardo, lo moltiplicano, scrutando a vicenda la reciproca interiorità. Come a dire che uno non vede senza l’altro. O meglio: che l’uno non può vedersi senza l’altro.

Alla duplice visione, con l’occhio che come un caleidoscopio mistico distorce e allucina la visione, i due artisti aggiungono la trasparenza del materiale principe usato per questa esposizione.

Siamo in un Oratorio dedicato alla Madre del Cristo; luogo della preghiera che a partire dalla Controriforma Cattolica diventa come un’appendice – staccata e personale- dal corpo della Chiesa. Luogo separato, più intimo, personale, dove eleggere a referente della propria preghiera non più il Padre ma talvolta un Santo, molto spesso la Madre.

Nella Chiesa si celebra il rituale liturgico, la grande macchina teatrale della Santa Messa, dell’Eucarestia, della Cerimonia della nascita e della morte del Figlio. Nell’Oratorio c’è la preghiera nascosta, individuale, liberata dalla ritualità.
La preghiera ha bisogno di luce per essere vista: si prega accendendo una candela.

E la candela è fatta di cera. Un materiale millenario, che l’uomo ha preso dalle api e impiegato sin dall’antichità per attività le più diverse; usato dagli egizi tanto per impermeabilizzare le navi come per imbalsamare le mummie.
Un materiale duttile e trasparente in grado di trattenere, come l’ambra, talvolta piccoli insetti, particelle di pulviscolo, piume.

In questo luogo privato e sacro, i due artisti lavorano con il materiale della preghiera, riempiendone le piccole edicole, le fessure, gli spazi concavi e segreti delle mura sacre con quote di cera da cui spuntano dettagli anatomici. Sono porzioni di corpo: mani, dita, piedi. I loro.

Nel luogo dove il corpo di Cristo si fa Eucaristia per onorare il sacrificio imposto da questa religione dell’anima, il corpo degli artisti si fa unica statua di cera che celebra la commistione pagana e mistica dei due.

Ecco allora che “vedere attraverso” l’immanenza del corpo diventa una grande metafora dell’arte, e dell’amore. Perché il corpo è transitorio, ma se noi lo santifichiamo attraverso il gesto creativo dell’arte ( non è quello che ha fatto dio? ) allora il corpo supera se stesso. Diventa eterno, sacro.

Rispetto al corpo, i due artisti propongono una riflessione anche sul suo essere luogo di centralità, di verità. Sappiamo tutti come la vista sia stato uno degli argomenti cardini affrontato da Aristotele nella trattazione della “Metafisica”. Per il grande filosofo greco la vista era il senso più importante, in grado di farci conoscere meglio il mondo. Per Aristotele il fenomeno della visione era reso possibile dalla presenza del diaphanes, ossia di un elemento diafano e trasparente, che funge da mezzo intermedio, la luce.

Ma come apparirà la visione se gli occhi sono velati di cera?

L’esposizione “Vedere Attraverso” ci propone anche cinque immagini in bianco e nero che raffigurano degli occhi; sono immagini fotografiche ingrandite e ritoccate alle quali è stato sovrapposto un leggero strato di cera.

Immagini massimamente poetiche e piene di riferimenti colti. L’occhio velato di lacrime, l’occhio che Buňuel spalanca e deflora, l’occhio della Statua di marmo che noi immaginiamo con timore possa animarci, come ci ricorda Galatea.

Vedere attraverso comporta allora la pulizia dell’occhio dal peso di un velo che offusca la realtà. Quel velo di cui parlava il filosofo Schopenhauer, che ci impedisce di cogliere il mondo com’è, perché noi vediamo il mondo come lo desideriamo. La nostra volontà ci porta a creare il mondo attraverso il nostro desiderio e a non guardarlo nella sua verità.

Sorge allora la domanda: sappiamo elevarci dal corpo – che poi è metafora di una realtà bassa, contingente, volgare – sappiamo superare, vedere attraverso, questo velo di ombre ed elevarci?

Ecco che l’opera realizzata dai due artisti con il neon di luce bianca ci dà la risposta. L’opera titola “Leggere l’Infinito”. E sembra proprio che all’interno di questo luogo privato e sacro, grazie all’arte che nasce dal corpo, i due artisti abbiano voluto condurci alla visione dell’infinito.

Durante il vernissage, i due artisti, celebri performer, realizzeranno una loro performance dal titolo: “Omaggio alla Donna” con la poesia di Pier Paolo Pasolini “Supplica a mia Madre”. In un Oratorio dedicato alla Madre del Cristo, luogo in cui si esplora il sacro, il corpo, l’infinito e il vedere attraverso per raggiungere la verità, la presenza della Madre, anche quella terrena, è presenza che nel darci la vita ci traghetta verso la conoscenza. Importante renderle omaggio”.

Barbara Codogno

“Il sodalizio tra i due performer e artisti contemporanei Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani nasce nel 2000 ed è caratterizzato da una sorta di nomadismo operativo che li vede impegnati in una esplorazione parallela nei numerosi percorsi dell’espressione artistica. Apprezzati esponenti nello scenario della
cultura artistica sia in Italia che all’estero, la loro espressione si articola attraverso la performance, l’installazione e la ricerca multimediale, con particolare attenzione alle tematiche attuali. Emergono con estrema chiarezza le azioni di carattere universale con l’intento di favorire l’incontro del grande pubblico con i linguaggi contemporanei”.

 

Oratorio di Santa Maria Assunta,     Spinea
Ingresso libero. Dal mercoledi al venerdi 16.00 – 20.00, sabato e domenica 10.30 – 13.00 | 16.00 – 20.00



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